Visualizzazione post con etichetta Dedicato a.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dedicato a.... Mostra tutti i post

lunedì 27 gennaio 2014

Sta in noi...

Sta in noi non permettere che si dimentichi la barbarie e l'orrore della Shoah così come ogni altra nefandezza perpetrata dall'Umanità...
Perchè se ognuno vigila nel proprio ambiente che nessuno osi falsare la realtà - passata e presente - potremo provocare l'attenzione quantomeno nelle persone che usano la coscienza in abbinata al cervello.
Nelle storie piccole e nella Storia raccontare è un antidoto efficace all'oblio... e dobbiamo continuare a farlo.
Anche usando parole di altri, se non siamo sicuri dell'effetto delle nostre. Magari quelle dei testimoni diretti.
Per me l'effetto più dirompente è quello di "Se questo è un  uomo" di Primo Levi.
Egli premette le parole che seguono al suo racconto, lucido e terribile...

«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il LAGER.» 

... e già fanno venire un brivido per quanto possono essere attuali.
Ricordare, allora, per onorare questa giornata dedicata alla Memoria della Shoah deve essere il nostro impegno.

lunedì 20 gennaio 2014

Sempre qui

Sono passati 10 anni...
Quanti eventi, quanti sommovimenti, quante burrasche hanno scosso anche la famiglia che tanto amavi. Chissà se la tua presenza avrebbe fatto cambiare alcune cose.
Come vorrei che tu ci fossi ancora. Non ti direi nulla delle mie paure, delle mie preoccupazioni... 
Ti guarderei e basta per riempire il cuore di te e farne scorta per l'assenza...
Senza di te ho percorso sentieri faticosi e, mentre avanzavo in lacrime, una scintilla di tenerezza mi ardeva in fondo al cuore perchè tu li avevi percorsi prima di me e prima di me avevi pianto lacrime di delusione per tradimenti che non sentivi di meritare... e non meritavi.
E come te mi sono sentita abbandonata, dagli uomini e... ma non mi sono lasciata sconfiggere dalla cattiveria e mi sono aggrappata a nostro Signore, come hai sempre fatto tu.
Poi sono incappata nella prova della malattia... la stessa che tu hai affrontato per 2 volte e alla quale non hai permesso di piegare la tua anima.
Ma la considero un'esperienza superata.
Forse perchè si avvicinava questa data, sono, invece, vulnerabile nei confronti della consapevolezza di non potere nulla per far sì che miei figli abbiano una vita felice.
Dovrò prendere esempio da te anche per questo... e imparare a nascondere il dolore per consentire a chi mi vive accanto di stare sereno e non essere condizionato dalle mie paure.
In questi 10 anni mi sei mancato ogni singolo giorno... eppure so che sei sempre qui, con me.
Continua a farmi sentire la tua presenza e io cercherò di essere degna di te.
Ti vul ben, popà.
Già segnato dal male
Un giorno felice - 1981

domenica 15 settembre 2013

Un po' l'uno, un po' l'altro

Due fratelli. 
Il primo, forse succube del luogo comune del fratello maggiore, si comporta come i genitori si aspettano: giudizioso, collaborativo, disponibile...
Il secondo si comporta da fratello minore: amicone, giocherellone, presumibilmente affettuoso ma forse superficiale...
Indipendentemente dalla "posizione" nella scaletta di ingresso nel nucleo familiare, credo che tutti siamo stati un po' l'uno, un po' l'altro. Anche i figli unici.
C'è un'età nella quale siamo stati molto concentrati su noi stessi e sui nostri diritti. Chi non avrebbe voluto avere tutto ciò che gli "spettava" per goderselo da giovane invece che aspettare, magari dovendo adattarsi a qualche rinuncia, un futuro non ben posizionabile?
In tutte le età, invece, abbiamo sentito di essere trascurati e abbiamo provato il morso della gelosia per l'amore che vedevamo riversare su un fratello o, comunque, un'altra persona che, nella nostra percezione, era dunque complice di un furto che noi subivamo e del quale dovevamo anche essere testimoni.
Questi sono i pensieri ispirati dal Vangelo odierno, quello famosissimo del "Figlio prodigo"... che poi quale bimbo capiva che significava 'sto prodigo?
Bene ha fatto la Chiesa a cominciare a definire questa Parabola con un altro nome: Parabola del Padre Misericordioso.
E proprio il Padre riesce a rendere accettabili i difetti di entrambi i figli, mettendoli entrambi sullo stesso piano. Un piano di assoluta uguaglianza, quello dell'Amore.
Il Padre non manifesta nè il dolore per il comportamento del figlio che manifesta le sue pretese e, ottenuto ciò che voleva, se ne va nè la delusione davanti alla durezza dell'altro figlio che gli rinfaccia la sua obbedienza rivelando lo sfondo egoistico del suo rimanere.
Egli si alza, per entrambi, e va loro incontro ai due figli di cui aspettava il ritorno, non importa da quanto lontano, guardando fuori dalla finestra... e fuori da se stesso.
Questo Padre è Dio... un padre con la tenerezza di una madre. E questo, soprattutto ora che abbiamo un Pastore che ce lo ripete spesso, Francesco, rende molte cose più accettabili.


Oggi il Santo Padre nella preghiera dell'Angelus ha usato un termine "gioiosa" e, ancora una volta, mi ha sorpresa perchè avevo appena raccontato ad una mia nuova amica un episodio che amo ricordare.
Quando i miei figli erano piccoli avevamo l'abitudine di andare ogni sera alla Santa Messa.
Questa cosa aveva fatto sì che le (poche) persone che la frequentavano si fossero molto affezionate loro e avessero preso a voler bene anche a me. In conseguenza del bel clima che respiravamo durante questo appuntamento quotidiano ci fermavamo spesso a chiacchierare sul Sagrato, raccontandoci episodi della quotidianità e ridendo e sorridendo assieme.
Un giorno una delle signore che formavano il gruppo, una dolcissima signora di nome Eufemia, mi disse: "Ti capiterà certamente che qualcuno, con l'intento di offenderti, ti darà della matta perchè sei sempre pronta a sorridere. Non ascoltarli. Tu non sei matta, sei gioiosa."
Cara Eufemia! Quanto mi sono aggrappata a queste parole quando davvero qualcuno mi ha ferita con questo giudizio....

sabato 31 agosto 2013

Buon giorno!

Per me, oggi, la giornata inizia nel modo più bello che potessi sognare con questa notizia:
Papa Paolo VI sarà beato! La consulta della Congregazione dei santi ha approvato lo scorso 10 dicembre. La beatificazione si prevede avvenga a conclusione dell’anno della fede.
Un grande desiderio che trova compimento... Dio sia lodato!
Sarò certamente in Piazza San Pietro il giorno della Beatificazione... 

Da qualche tempo avevo in borsetta un foglietto, oramai spiegazzato, con la "Preghiera per la Glorificazione di Paolo VI" ma forse bastava il desiderio del cuore.

giovedì 1 agosto 2013

I ricordi... e i rimpianti

Oggi è una di quelle giornate nelle quali i ricordi prendono il sopravvento.
Oggi è il compleanno del mio papà... anzi, "popà".
Lui apparteneva ad una generazione per la quale l'essenzialità della vita di vestiva, troppo spesso, di privazioni.
La sua pià grande aspirazione era la famiglia, sia quella dalla quale proveniva e nella quale aveva avuto poco cibo materiale ma una grande ricchezza di sentimenti, che quella che aveva costituito e che ha sempre cercato di preservare dalle influenze esterne per cercare di farne l'ideale che cullava nel cuore e che, purtroppo, era decisamente difficile da realizzare.
La sua più grande ricchezza era la Fede, e io voglio credere di aver ereditato da lui il imio desiderio del Signore....
Questi giorni, per una serie di combinazioni, ho ripreso in mano album di nozze datati e ho ritrovato visi tanto amati, primo fra tutti quello del mio papà.
 

Chissà se è una fortuna che si vivano i giorni della vita non pienamente consapevoli?
Forse, se invece lo fossimo, non godremmo di alcun  presente aspettando, ora con ansia ora con paura, un futuro che mai si lascia afferrare e, invece, ci precede costantemente.
In questo mio presente il mio papà mi è vicino... e gli dico tutto ciò che non gli ho detto in altri tempi, forse perchè alcuni pensieri non erano nemmeno germogliati dentro di me.

domenica 24 marzo 2013

La tenerezza e la fragilità...

Stiamo vivendo un evento storico e, soprattutto, un evento di grande impatto emotivo sul quale vorrei saper scrivere. Le immagini dell'incontro a Castel Gandolfo tra il Santo Padre Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI di sabato ne sono state compendio indimenticabile.
Oggi ho letto un articolo che, dicendo mmeglio di quanto saprei fare io ciò che più mi ha colpita, mi ha commossa... voglio condividerlo con chi passa a leggere.

Due uomini in bianco inginocchiati davanti a una Madonna Nera: è la prima e forse ultima immagine indelebile di qualcosa che il mondo non aveva neppure osato pensare possibile.


Ed è l’immagine indelebile della successione fra successori viventi di Pietro. Nella pace e nella serenità di una storia che sta finendo e di un’altra appena cominciata senza scismi, traumi, sferragliare di spade, lotte di re e imperatori, abbiamo assistito al passaggio umano, non formale, fra un vecchio ex Papa in vita e uno nuovo. Alla resurrezione di un potere spirituale che i fedeli credono trascendente, ma che ieri si è incarnato in quelle due figure tanto diverse e tanto identiche.
Come sempre e come tutto quello che vediamo e ascoltiamo da quell’undici febbraio scorso quando Benedetto XVI restituì il commissum, l’impegno che il Conclave gli aveva assegnato, ci si deve affidare alle immagini per capire l’enormità di quanto il popolo dei cristiani cattolici, e il resto del mondo con loro, sta vivendo. Nella mancanza di un lessico adeguato, di parole che raccontino questa storia che non ha spartito né storiografia, va letto ogni gesto, anche il più minuto, perché si carica di significati. Racconta dettagli che divengono enormi e nuovi nella impossibilità di raffrontarli a esperienze già vissute o viste, “terra incognita” nella quale anche i due grandi vecchi in bianco si sono addentrati ieri per la prima volta insieme.



Deve essere allora la suggestione di quella parola «tenerezza », che Papa Francesco ha ormai indelebilmente associato al proprio pontificato come un sigillo, ma proprio questo era il sentimento che prendeva vedendo la figura ormai eterea, di candela consunta, di Joseph Raztinger muovere passi da bambino, verso lo stesso elicottero che lo aveva portato dal Vaticano a Castel Gandolfo, poggiato all’ormai indispensabile bastone. Quel bastone che aveva orgogliosamente respinto nei suoi ultimi passi eretti e svelti da Papa prima di decollare da Roma, che molto dovettero essergli costati.
Non erano certamente superbia né freddezza, ma una fragilità che abbiamo visto aggravata anche nelle appena due settimane dall’arrivo al Castello, la sua incapacità di piegarsi per ricambiare l’abbraccio e il bacio del successore.
Bergoglio si è dovuto sporgere verso di lui, come il figlio che va a trovare il padre stanco in casa di riposo e sa che ogni movimento sembra poterlo spezzare, ogni momento insieme può essere l’ultimo. Si dovevano osservare le mani dei due, quelle robuste e forse un filo gonfie dell’argentino e quelle magrissime del tedesco, prima sulle spalle, poi sulle braccia poi intrecciate insieme, a lungo, strette oltre il cerimoniale, con l’anello cardinalizio del Vescovo emerito di Roma che brillava al posto dell’anello del pescatore.


Un groviglio di malinconia affettuosa, mentre Ratzinger ripeteva con i suoi aliti di voce fioca, quell’ormai classico «krazie, krazie, krazie» al Vescovo di Roma in carica, a Francesco, che comincerà l’incontro di quasi due ore dando del «lei» al predecessore e lo finirà con il «tu».
Come tra “fratelli”.
Il diverso modo di comunicare con il mondo dei due, quella loro “radicale convergenza”, come l’ha riassunta la rivista dei Gesuiti,
Civiltà Cattolica,
avrebbe poi trovato nella preghiera dentro la cappella privata del palazzo papale, di fronte alla riproduzione della Madonna Nera di Czestochowa voluta da Pio XI, la manifestazione più delicata e insieme simbolica. Nella cappella, i cerimonieri avevano preparato la poltrona e l’inginocchiatoio per il Papa, solo imperiosamente di fronte all’altare e all’immagine, che se l’avesse usata avrebbe lasciato il non più Papa alle sue spalle. Ma Francesco l’ha rifiutata, come ha respinto anche l’invito di Ratzinger a entrare per primo nel banco, per mostrarsi “fratello”, per mettersi spalle a spalle con l’altro. Francesco dalle larghe spalle sotto la mozzetta riservata al Papa in carica, Benedetto non più tale stretto nel “lupetto” imbottito bianco, per proteggere le proprie spallucce da quell’aria sempre un po’ gelida che permane dentro i castelli a fine primavera.
La transizione delle chiavi di Pietro è avvenuta in quella sequenza, sotto lo sguardo di una Madonna che non aveva, neppure Lei, mai visto niente di simile.
Il figlio era diventato il padre e il padre suo figlio, soli, dopo che l’arcivescovo Georg Gänswein, nella funzione di reverendissimo sacrestano per loro, aveva chiuso i battenti della porta della cappella, e assicurato i fermi perché non si spalancasse per caso sulla loro devozione. Ci piacerebbe sapere per cosa abbiano pregato, il Papa e il non Papa, quali intenzioni, e paure, e miracoli abbiano chiesto, come vorremmo sapere che cosa c’è dentro quel cofanetto bianco che Ratzinger ha consegnato a Francesco e che era stato messo, ostentatamente, sul tavolino fra di loro, perché lo vedessimo.
Non c’era alcuna necessità di mostrare quello scatolone, che senza il bianco pontificale non sarebbe stato molto diverso da un qualsiasi box per traslochi o da quei cartoni che gli angeli cacciati dai falsi paradisi di Wall Street si portavano via, con i rottami delle loro vite dentro. Ma anche questo oggetto, piantato fra l’ex Papa, seduto sulla poltrona dura a schiena alta e rigida per supportarlo meglio, e il nuovo Papa, più comodo su un divanetto imbottito, sporto in avanti, a gambe larghe, come in una conversazione qualsiasi fra amici, raccontava la volontà di una transizione umanissima, quasi burocratica, fra l’amministratore delegato dallo Spirito Santo e dai cardinali al successore, che con quella brutta contabilità dovrà, ora, vedersela lui. Pregando molto la Madonna che ha regalato al padre malato prima di salutarlo, la Vergine dell’Umilità. Un’altra di quelle intuizioni che stanno già rendendo Francesco amatissimo, e la più difficile, l’umiltà del potere.
Da La Repubblica del 24/03/2013.

domenica 17 marzo 2013

Relicti sunt duo, misera et misericordia.

Oggi la parola "misericordia" è stata centrale.
In primo luogo nella Liturgia domenicale che ha proposto l'episodio dell'adultera che, accusata dai "benpensanti" del suo tempo, viene trascinata davanti a Gesù per diventare pretesto per condannare Lui...
Racconta l'Evangelista (Giovanni, in questo caso) che Gesù prende a scrivere per terra e non dobbiamo faticare ad immaginare un terreno sabbioso e polveroso sul quale nessuno scritto può rimanere impresso a lungo, compreso l'elenco dei peccati della donna.
E se il vento si porta via la sabbia e le parole tracciate da Cristo, una sana introspezione spazza via l'arrogante saccdenza degli accusatori che, uno alla volta, lasciano la scena (come dice Sant'Agostino) alla "misera" e alla "misericordia".
Anche il Santo Padre ha posto al centro della sua breve ma intensa e comprensibilissima omelia la misericordia, sottolineando nella recita del suo primo Angelus la figura di un Cristo che non si stanca mai di usarla verso di noi.
Del resto Papa Francesco ha già lasciato intendere che la misericordia, la pietà, l'amore per l'Uomo saranno centrali nel suo Ministero per tutta la sua durata.



Ogni gesto di questo Papa è una sorpresa dolce e piacevole.
Ogni sua parola risveglia emozione e simpatia.
Credo che sarà un dono preziosissimo per ciascun Uomo e per la Chiesa.
Dio lo benedica e lo ricolmi di bene per quello che è intenzionato a fare.
Non sappiamo quanto realizzerà... ma sappiamo di certo che dopo di lui niente sarà più come prima.

mercoledì 13 marzo 2013

Donatella

Appena sotto il post dedicato ad alcune donne che, per quanto mi riguarda, eleggo ad esempio da guardare (chè seguirlo non è da tutte), voglio dedicare un ricordo ad una donna speciale che manca da 10 anni.
Lei, Donatella, lavorava nella mia stessa Azienda e aveva un paio di anni meno di me. Eppure, quando parlavamo delle nostre fatiche - di lavoratrici, di donne, di mamme...- lei mi chiamava "frute", bambina. E non stonava questa parola perchè lei era molto materna, pacata senza essere noiosa, matura senza aver perso lo scintillio della spensieratezza negli occhi, comprensiva e capace di ascoltare.
Lavorava a un centinaio di metri da casa sua ma, talvolta, faceva trasferte di lavoro.
Dieci anni fa era, appunto, di servizio nella zona di Mestre per l'apertura di 3 nuovi Supermercati.
Il 12 marzo era rientrata a casa perchè aveva dovuto portare dei documenti in Sede. Così la mattina del 13, di buon ora, era ripartita per arrivare a Mestre prima dei nuovi colleghi che stava affiancando nell'allestimento dei negozi.
Come non è inusuale che accada, c'era molta nebbia quella mattina...
In tarda mattinata mi telefonarono in ufficio per dirmi che c'era stato un maxi tamponamento nel quale erano rimasti intrappolati alcuni mezzi aziendali. Di tutti si aveva avuto notizia fuorchè di lei. Ma lei non aveva il cellulare e quindi poteva anche essere impossibilitata a dare sue notizie.
"Come possiamo fare?", mi chiesero.
"Ci penso io. Poi ti faccio sapere".
Cominciai così una serie di telefonate alle forze dell'ordine che, di ufficio in ufficio, di postazione in postazione, mi portarono a ricevere la notizia che non volevo sentire.
"Lei sa per caso quando è nata la sua collega?"
"Credo sia del '58"
"9 gennaio 1959"
"Oh mio Dio! Perchè sa la data?"
Clic... misi giù la cornetta per non ascoltare ma loro mi richiamarono.
"Signora, dobbiamo dirglielo oramai. E dobbiamo chiederle di recarsi in casa della sua collega per controllare se sono stati avvertiti"
Entrammo così, i colleghi, la Cooperativa ed io, in una bolla soffocante fatta di ricordi, rimpianti, sensi di colpa, nostalgia, dolore... 
Ma ora ne parliamo sempre con serenità e sappiamo che ciò che abbiamo condiviso non si è dissolto e rimarrà sempre dentro di noi.
Ciao Donatella... sei sempre nel mio cuore.
 

venerdì 8 marzo 2013

Donne...

Le democristiane Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio; le socialiste Bianca Bianchi e Angelina Merlin; le comuniste Adele Bej, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi; Ottavia Penna del Fronte dell'uomo qualunque e Bastianina Musu Martini del Partito d'Azione... 22 nomi di donne, molte delle quali pressochè sconosciute ai più.
Rappresentano praticamente tutto l'associazionismo femminile che, ricostruito dopo lo scioglimento imposto dal fascismo o di nuova costituzione, all'indomani della Liberazione s'impegnò nei Comitati pro-voto, specialmente le due principali aggregazioni, il Centro italiano femminile (Cif) e l'Unione Donne Italiane (Udi), eredi dell'allargata partecipazione femminile all'antifascismo e alla Resistenza, il primo delle cattoliche e il secondo delle socialiste e comuniste.
Queste donne, ad esclusione dell'ultima citata che morì prima di poterlo fare, s'impegnarono nel sociale e seguirono attentamente il processo costitutivo, la stesura della Costituzione. 
Come vorrei che anche nel presente ci si occupasse di donne così...
E anche di uomini della stessa tipologia morale.
Ma viviamo tempi nei quali regna lo sfascismo che spesso nasconde un anelito di fascismo che inquieta.
E abbiamo un bel dirci "se non ora quando?"... se poi all'atto pratico così tante donne si adagiano ad una condizione di assoluta mancanza di dignità, accogliendo ben volentieri il pagamento del loro accettare la loro stessa mercificazione.

Auguri a tutte le donne!!!

Aggiornamento del 12.03.2013
E' morta Teresa Mattei, una delle "Donne della Costituzione".
Era la più giovane ed era l'unica ancora in vita.
La sua vita è un inno alla libertà e alla consapevolezza di sè.
Una volta disse «La cosa più importante della nostra vita è scegliere da che parte stare».
Avrebbe molto da insegnare ancora oggi. Ma forse rischierebbe di subire le stesse offese che ricevette Rita Levi Montalcini in Senato.
Donne!, forse dovremmo essere noi a dare una scossa a questo Paese!!!

mercoledì 7 novembre 2012

Four more years...

... e non si sa se essere più entusiasti di questa conferma - pur se segue anni non esaltanti quanto avevamo sperato tutti sulla scia del "Yes, we can!" - o demoralizzati per gli orizzonti politici del nostro Paese...
Di certo la classica prova di civiltà che dà il candidato perdente delle presidenziali americane è in netto contrasto con gli sputi all'onorevole Fini, tanto per citare solo l'ultimo caso e non voler rimestare nel torbido delle case della moglie di Di Pietro, nell'arroganza di Grillo e nella volgarità dei suoi accoliti, nella imbarazzante decadenza del nano di Arcore...
God save America... e voglia fare un miracolo anche per noi!
Intanto "Good job, Mr.Presidente".


giovedì 20 settembre 2012

Mia... un po' Mimì e un po' della mia vita

Oggi Mia Martini compirebbe 65 anni. 
Potrebbe, insomma, essere ancora qui con noi con la sua voce e saprebbe sicuramente scegliere canzoni di grande profondità che ci riempirebbero il cuore di emozione...
Quando ho cominciato a dichiarare che era la mia cantante preferita mi basavo su tutta una serie di piccole coincidenze che me la facevano sentire vicina... Solo crescendo ho cominciato ad apprezzare i suoi testi e a sentirmela vicina per la malinconia che permeava la sua vita.
Le coincidenze erano proprio cose infantili...
Il suo nome, per cominciare: Domenica... il nome del mio adorato papà.
E poi sapere che anche le sorelle Bertè erano 4 come noi e lei era nata nel 1947 come la mia sorella maggiore che era la nostra vice-mamma con la quale condivideva anche questo diminutivo "Mia".
A mia sorella Maria il diminutivo Mia era stato assegnato da un cuginetto che stava imparando a parlare ma poi era diventato la rivendicazione di tutti noi bimbi.
 "Mia è mia" - ci sfidavamo rivendicando ciascuno una porzione di affetto superiore ad ogni altro ma forse consapevoli che amore ce n'era per tutti e per ciascuno senza limiti.
Mia sorella compirebbe i suoi 65 anni in dicembre... ma anche per lei il destino ha voluto che non si avviasse all'età della maturità e poi a quella serena della vecchiaia...
E così, anche oggi, il ricordo delle mie due Mia diventa un solo sentimento e io lo cullo cantando nel silenzio del cuore

E mi trovo quì ricca ancor di te
dell’umanità che tu, grande, spargi su di me.
Al mondo cosa d’altro c’è
al mondo che somiglia a te

al mondo.
Creatura tu

che pesti il selciato della via
che culli la pelle sulla mia.
Al mondo insieme a te...
Soffrendo insieme a te...
Scoprendo quel che c’è di te...


venerdì 31 agosto 2012

Credo la Chiesa... modesto omaggio al Cardinal Martini

Quando, nei primi giorni del marzo 1997, il Cappellano del mio Paese mi propose di tenere una lectio divina in Chiesa il sabato successivo, 8 marzo - quarta domenica di Quaresima, il primo sentimento fu di inadeguatezza... Ma il nostro Monsignore, presente all'incontro, liquidò ogni mio dubbio con un ruvido: Io credo che tu possa farlo... e la decisione fu presa.
Tornata a casa aprii il Messale per prendere visione di quale brano Evangelico avrei dovuto commentare. Era il terzo capitolo del Vangelo di Giovanni:

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
 

sarebbe diventato un "faro" della mia vita... ma quel giorno era solo una preoccupazione alla quale dare una soluzione il più possibile dignitosa... Da che parte avrei dovuto cominciare ad esprimere ciò che la Parola mi suggeriva?, anzi, mi avrebbe suggerito qualcosa?
Il pensiero mi accompagnò, ovviamente, anche sul posto di lavoro i giorni successivi.
E proprio mentre lavoravo trovò la strada per districarsi  in un pensiero di senso compiuto.
Una copia del sole 24 Ore che stazionava sulla mia scrivania riportava un'intervista nella quale "qualcuno" parlava di "dialogo tra pensanti e non pensanti".
Era proprio ciò che mi aveva colpito: Nicodemo, uomo della Legge dunque privilegiato e, certamente, in una posizione di prestigio sociale, non aveva abdicato alla salutare esigenza di capire ed era andato a interrogare Gesù Cristo...
Quel qualcuno che aveva lanciato la provocazione del dialogo non già fra credenti e non credenti ma, appunto, fra pensanti e non pensanti, era il Cardinal Carlo Maria Martini.
Anche (ma non solo) perciò mi sono commossa nell'apprendere dlla sua morte.
E' stato un grande Uomo di Chiesa, un fine studioso delle Sacre Scritture e un appassionato Pastore. Non si è mai arroccato su posizioni altere ma ha sempre coniugato la sua Fede con la Com-Passione per gli Uomini.
Anche nella recente, e devastante, diatriba sul Fine Vita, le sue parole sono state balsamo per chi, convintamente Credente eppur sempre dubbioso, trovava ragioni da condividere in posizioni diverse sull'argomento.
Oggi qualcuno polemizzerà e cercherà di strumentalizzare la posizione del Cardinal Martini su molte questioni interne alla Chiesa e appartenenti alla sua vita personale... accade invariabilmente...
Io voglio unirmi a quanti preferiscono "limitarsi" a pregare...

Solo per inciso, il giorno che proposi alla Comunità la mia prima lectio divina dal legio del Duomo, i fedeli che vennero ad ascoltarmi furono accolti alla porta da mio mio marito e mio figlio G. che distribuirono una traccia scritta della mia riflessione mentre mio figlio D. suonò per la prima volta in Chiesa la sua chitarra accompagnando le meditazioni con un leggero arpeggio. 
Altri tempi... Bei tempi!
 

lunedì 6 agosto 2012

Il figlio prediletto...

Credo che una delle affermazioni più vere su quali siano le cose che l'uomo cerca incessantemente per rendere la propria vita degna di essere vissuta nella sua più completa pienezza sia che tutti cerchiamo soprattutto di essere amati.
Chi, poi, non è figlio unico lo sperimenta fin dalla primissima infanzia nella costante ricerca della conferma di essere il figlio più amato dei propri genitori.
Da genitori, forse inconsciamente o solo per ripetere un gioco che tante mamme e tanti papà hanno fatto in un passato che si perde nella notte dei tempi, chiediamo ai nostri piccoli "A chi vuoi più bene?"
Io credo che anche nel rapporto con Dio vorremmo poter sperimentare l'esperienza di sentirsi amati, di essere il figlio prediletto, quello che più di ogni altro si sente protetto, difeso e, perchè no?, anche accontentato.
Non so se è perchè è il brano evangelico nel quale Dio manifesta apertamente l'amore di Padre verso Gesù (cullando, dunque, la mia ricerca d'amore), ma il Vangelo della Trasfigurazione è uno dei Vangeli che amo maggiormente. 
Il fatto che la Festa della Trasfigurazione sia anche l'anniversario del ritorno alla Casa del padre del Santo Padre Paolo VI ne aumenta gli echi e lo insedi in una profondità ancora maggiore nel mio cuore.
Era il 1978.
Un anno difficile per il nostro Paese con la minaccia costante del Terrorismo, il tragico epilogo della vicenda di Aldo Moro, i suoi strascichi politici e le sue implicazioni umane, l'iter della legge 194 e la posizione dei cattolici in merito alla sua accettazione, lo scandalo che travolse il Quirinale e le dimissione dell'allora Presidente della Repubblica...
Io avevo 22 anni e la spensieratezza della giovinezza.
Quel giorno probabilmente pensavo solo a godermi l'estate e a far passare la giornata per trascorrere la serata in compagnia degli amici. E, alla sera, puntualmente ero in piazza con tutti gli altri.
Ma le risate si spensero quando ci raggiunse la notizia che il Santo Padre era morto.
Io mi misi a piangere e rincasai.
Non si cosa abbiano pensato gli altri.
La figura del papa era così staccata dal vissuto delle persone, anche dei fedeli... La presenza forte di giovanni Paolo II era ancora impensabile per chi sedeva sul seggio di Pietro.
Ma io quel Papa sentivo di amarlo... senza motivazioni specifiche, come è spesso l'amore.
Così, a distanza di 34 anni, lo ricordo sempre con lo stesso affetto nella Festa della Trasfigurazione che ora Lui vive alla presenza di Cristo.

domenica 25 marzo 2012

Per Fakhra Younas

Fakhra Younas era una ragazza di 20 e forse aveva il cuore pieno dei sogni che è giusto avere quando si hanno 20 anni.

Ma Fakhra era anche una mamma e forse tutti i suoi sogni erano destinati a immaginare un futuro pieno di gioia, amore e benessere per il suo bambino.

E Fakhra era anche una moglie e i suoi sogni erano incubi nei quali non esisteva nè amore, nè rispetto, nè pace.

Fakhra Younas era una donna coraggiosa e decise che voleva viverla, la sua vita, e farla vivere nella migliore condizione anche a suo figlio e, perciò, osò chiedere il divorzio.

Ma l'uomo (e mai parola fu usata peggio) non accettava che qualcosa (non qualcuno... qualcosa) che gli apparteneva potesse sfuggirgli e allora la punì sfigurandola con l'acido che non corrose solo la pelle di Fakhra ma penetrò nella sua anima e continuò a devastarla fino a sabato scorso, dopo 11 anni dal gesto crudelo del marito-padrone-carnefice.

Fakhra Younas è morta... e forse era l'unico modo per cancellare dalla sua mente l'orrore.
Ma ci ha lasciato l'impegno a non dimenticarla.
Perchè lei, piccola ragazza pakistana, è morta anche per la dignità di ogni donna...


giovedì 8 marzo 2012

Solidarietà e donne

Ho letto sull'inserto del quotidiano Avvenire una storia che mi è sembrata l'ideale per festeggiare le donne nella giornata loro dedicata.
Però, cercando su internet, non ne ho trovato traccia... come spesso accade per le cose di nessun impatto mediatico o, peggio, con nessun aggancio alla cronaca nera.
La notizia è questa: una bimba messicana di nome Marifer ha visto in televisione un servizio sulla regione di Cihuahua dove la prolungata mancanza di pioggia ha distrutto i raccolti e ha avuto come conseguenza una devastante carestia che aveva ridotto letteralmente alla fame gli indigeni raramuris.

La piccola, 7 anni appena ma un cuore già adulto, colpita dalle condizioni difficili nelle quali si trovavano altri bambini come lei, ne ha parlato con i suoi compagni di scuola ed ha proposto di rinunciare alla merenda e di mettere i soldi risparmiati in una cassetta posta in ogni aula così da poter raccogliere una sommetta che potesse concorrere a salvare la vita di qualche loro coetaneo.

L'iniziativa ebbe un discreto successo ma, soprattutto, ebbe echi al di fuori delle mura scolastiche così che, alla fine, i bimbi riuscirono a raccogliere denaro sufficiente per comprare 20 tonnellate di latte in polvere, fagioli e acqua che un camion - con a bordo Marifer - potè portare nei paesi in difficoltà.

Ecco... queste sono le donne del futuro che personalmente oso sognare.
Non vallette speranzose di impalmare un calciatore, non begli attaccapanni per vestiti il più succinti possibile, non seni gonfiati e cervelli atrofizzati ma cuori grandi e occhi capaci di vedere il prossimo.
Auguri a tutte le donne.

sabato 3 marzo 2012

Il senso delle parole

Il prof.Roberto Vecchioni ha finito di "leggere" per e con gli spettatori di "Che tempo che fa" le parole della canzone "L'anno che verrà" di Lucio Dalla.
Alla fine si è emozionato ed ha emozionato...
E' strano ma certamento non inusuale che ascoltiamo qualcosa, anche più volte, e che ce ne sfugga un senso che vada appena un po' oltre la banalità delle parole.
Stasera, dunque, la vera musica che accompagnava il testo di questa canzone non era fatta di note ma di senso.
E mi è sembrato uno dei modi più dignitosi per ricordare un uomo che ha sparso sui nostri giorni melodie e riflessioni, sentimenti e situazioni di vita, favole tenere e tristi come spesso la vita è.

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando,
è questa la novità...

Non mi pare il caso di ripetere la lettura di Vecchioni... ma voglio scrivere qui i pensieri che si sono affacciati alla mia mente alla fine del testo.
Fra 2 giorni saranno 10 anni che se n'è andato un mio amico... e io vorrei scrivergli forte per risentirlo meno lontano.
Vorrei raccontargli cose strampalate e ridere della sua domanda "ma come te le inventi?", vorrei che ci fosse quando va tutto bene e quando mi sembra che troppe cose vadano male, vorrei annullare il tempo trascorso per poterlo salutare e vorrei dirgli "grazie" e "scusa"...

Ma non è possibile.
L'unica cosa che posso fare è continuare a ricordarlo.
E dare un senso alla parola Amico.


martedì 14 febbraio 2012

La mamma è sempre la mamma...

... e oggi la mia compie 84 anni.
Per grazia di Dio (e per nostra fortuna, aggiungerei) sta bene sia per quanto riguarda la salute che per quanto concerne il funzionamento del cervello.
Certo tende a ripetersi... ma lo faceva anche da più giovane.
Certo ogni tanto usa termini che non si trovano su nessun vocabolario... ma è una sorta di vezzo che ha sempre avuto.
Certo si lascia prendere dalla malinconia nel guardarsi indietro... ma condivide questo atteggiamento anche con me e dunque non è un segno dell'età.
Certo si lamenta di innumerevoli acciacchi... ma non mi ricordo di tempi nei quali non lo facesse.
Certo vive sola... ma nei paesini la "solitudine" è un concetto sconosciuto perchè se non si fanno visita vicendevolmente lei e le sue amiche-coetanee si telefonano.
Insomma... ci sono molti "certo" ma tutti hanno un antidoto.
In questi giorni ho ripensato a quanto fosse esuberante e scherzosa quando eravamo bimbe, le mie sorelle ed io, ma anche a quante lacrime ha versato lungo il suo cammino.
Quello che mi auguro è che continui a saper godere di quello che c'è.
E, per dare un tocco di leggerezza a questo post, eccovi una "mamma" superspecialissima... io LA ADORO!!!



Mi fa scoppiare di risate quanto dice: "Giuseppe sta in un'età difficile... risponde".
Grandi i pubblicitari che l'hanno pensata!
E c'è anche un seguito... ma di questo potremo parlare una prossima volta.

domenica 29 gennaio 2012

... e anche io, per quello che vale, NON CI STO!

E' morto il presidente Oscar Luigi Scalfaro.
Ovviamente i vari TG danno conto dell'unanime cordoglio... e io proprio non ci sto!
Mi fanno salire una nausea incoercibile le facce di circostanza e l'ipocrisia dei politici che ne lodano il ricordo e fingono di dimenticare che il Presidente ha sempre chiarissimamente dichiarato da che parte stava e a chi dava la propria stima (e a chi il proprio consapevole disprezzo).
Un uomo d'altri tempi.
Non solo per le posizioni politiche ma anche, forse soprattutto, per la moralità della vita personale.
affiancato dalla figlia Marianna sulla quale mai si è potuto levare il benchè minimo refolo di pettegolezzo.
Da cattolica, ringrazio il Presidente per l'esempio limpido che ha dato lungo tutta la sua vita pubblica (e, ne sono sicura, anche privata).
Mi immagino la lacerazione del suo animo su tanti momenti storici dei quali è stato protagonista (è a sua firma ultima condanna a morte in Italia, seppure in tempo di guerra).
Lo confronto con i personaggi dello scorso Governo e mi sale un'indicibile tristezza.
Per il basso livello al quale ci hanno scagliati a suon di illegalità, irresponsabilità e immoralità.
Da parte mia la massima stima a Marianna Scalfaro per la decisione di fare del saluto al proprio padre (alla cura del quale, morta la mamma, ha davvero consacrato la sua intera vita) un fatto privato.
Ci eviteremo, così, dell'ennesima dimostrazione di faccia tosta da parte dei soliti ducettini con codazzo di accondiscendenti soldatini...

venerdì 27 gennaio 2012

Per ricordare...

Ho letto un articolo che mi ha molto commossa perchè mi ha riportato alla mente volti e nomi di persone che hanno vissuto la tragedia della guerra e, alcuni, la devastazione dei campi di concentramento.
Credo fermamente che sia nostro dovere non dimenticare ciò che è stato e sentire la responsabilità di farsene portavoce per le giovani generazioni e per chi preferisce lasciarsi il passato dietro le spalle.
Guai a chi lo fa!
Su quali fondamenta si potrebbe mai costruuire un futuro se non lo si poggia sulla consapevolezza di ciò che la Storia insegna?
Dunque l'articolo parlava del ritrovamento di 32 fogli illustrati, opera di un internato nel campo di concentramento di Auschwitz che nascose il suo "fumetto" in una bottiglia perchè arrivasse fino a noi.
Non è l'unico caso così come sono numerose le opere letterarie che ci ripropongono l'orrore dell'Olocausto perchè non diventiamo smemorati davanti ad un'atrocità che poco ha di umano e, pur tuttavia, è opera dell'uomo.


Uso le parole finali dell'articolo per fare il mio personale omaggio alla Giornata della Memoria:
... la carta a disposizione non era molta, ma la voglia di raccontare tanta: l´esperienza della «rampa degli ebrei», ossia il capolinea dove i deportati arrivano in massa per essere subito divisi in sommersi e salvati, i vecchi e i bambini da una parte, gli uomini e le donne abili al lavoro dall´altra; la «casa della morte», ove si raffigurano i cadaveri trasferiti al forno crematorio, mentre una SS, in primo piano, inganna il tempo fumando una sigaretta; la condanna reiterata del comportamento dei Kapò e la brutale dimostrazione del loro dominio. Uno di questi è colto nell´atto di gettare in una pozzanghera un prigioniero e, in un altro riquadro, si vede ricompensato con del cibo speciale, mentre sullo sfondo i detenuti sono in fila per ritirare la zuppa di sempre. E ancora: il momento della selezione che separava i sani dai malati, una scena di tortura in cui un ebreo è legato attorno un palo e frustato sotto lo sguardo vigile delle SS; il vagone piombato, i prigionieri scheletrici avviati ai forni.
Non è solo la coincidenza topografica, ossia la contiguità del campo di Birkenau a quello di Auschwitz che fa pensare a Se questo è un uomo di Primo Levi. Le immagini sembrano le ideali quanto pertinenti illustrazioni di quel libro, e in una prossima edizione andrebbero pubblicate insieme perché riproducono una serie di scene e di momenti della vita quotidiana nei campi di sterminio che abbiamo già potuto leggere nelle pagine dello scrittore torinese.
Questi disegni sono riusciti a oltrepassare il filo spinato da cui hanno avuto origine per giungere misteriosamente sino a noi e sono la testimonianza di una vittoria della vita sulla morte, dell´ingegno umano sull´abisso delle coscienze, pezzi di carta, fragili e ingialliti dal tempo, che hanno saputo sopravvivere alle fiamme dell´inferno dei viventi.

venerdì 20 gennaio 2012

Così è la vita

Ho appena finito di leggere il libro di Concita DeGregorio sull'imparare a dirsi addio...
Mi aspettavo che mi piacesse e, soprattutto in certe pagine di grande poesia, mi è piaciuto.
E oggi me lo sono sfogliato per catturarne qualche frase sparsa prima di riporlo e ho lasciato che rompesse gli argini delle lacrime.
Oggi sono 8 anni che ho detto addio al mio adorato papà... e mi manca sempre con la stessa intensità.
Ringrazio il Signore di esserci stata al suo ultimo respiro e ancor più lo ringrazio per avergli fatto la grazia della pace anticipata agli ultimi momenti così che noi che gli eravamo accanto abbiamo capito che era tempo che lo lasciassimo andare... serenamente...
Ho avuto due giorni di affanno perchè, tanto per non lasciare che mi faccia prendere dall'assuefazione alla tranquillità, mio figlio ha pensato bene di cadere in palestra, procurarsi un trauma al cocige e (poteva mancare?) un lieve trauma cranico, svenire platealmente e farsi ricoverare in Pronto Soccorso dove lo hanno tenuto in osservazione fino a mezzogiorno di oggi. Poi, senza nemmeno passare per casa, una corsa all'ospedale di Gemona per una visita programmata.
Così il pensiero costante del mio papà ha fatto compagnia a due stati d'animo con i quali convivo quotidianamente: il timore che qualcosa possa cambiare (nella consapevolezza della provvisorietà che siamo costretti a vivere) e la speranza che qualcosa possa cambiare (nella Fede che talvolta i miracoli accadono).
Sono giorni dall'apparenza normale e dal significato speciale.
Così è la vita...


STAIT ATÊNZ…

Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…

Stiamo insieme da...

Dicevi??? ^-^

37 grazie x 22 PREMI!!!

Sira degli Oedv Presiùs

Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!

Embè...

Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

Blog360gradi - L’aggregatore di notizie a 360° provenienti dal mondo dei blog!

Ma certo che NO!!!