sabato 25 dicembre 2010

O holy night

Durante l'attesa della nascita di Nostro Signore in questo anno non proprio facile nè, ancor meno, banale, nella nostra chiesa si sono sparse le note di una serie di canti a ricordare cosa ci dice l'Evento così lungamente atteso e così facilmente ignorato nella storia dell'Umanità.
Per me è quasi una rinascita perchè sarò a cantare nella sede del coro e non in fondo alla Chiesa sentendomi l'ultima degli ultimi.
Non tutte le cose che si sarebbero dovute dire sono state dette. Ma su questo non-detto io ho deciso di compiere questo passo, senza aspettarmi nulla ma senza fare sconti a chi volesse pararmisi dinanzi con qualsivoglia addebito. Non canterò per qualcuno... ma per Qualcuno. E questo basta a farmi coraggio.
A chi passa di qua lascio i miei sinceri auguri perchè questo giorno non sia composto solo di ore da trascorrere ma di attimi da vivere in pienezza, con chi si ama e concedendosi del tempo anche per stare con se stessi.
A far incantare chi ne avrà voglia, uno dei canti che anche noi eseguiamo durante la Celebrazione.
Magari non con questo risultato...
Ma certamente con le migliori intenzioni e i migliori sentimenti.
Auguri, dunque.



Buon Natale a tutti voi, cari amici.

lunedì 20 dicembre 2010

A Natale puoi...

La centenaria Cooperativa per la quale lavoro, pur inglobata in un vortice che trascina sempre più velocemente ogni azione, cerca di mantenere vive alcune tradizioni che la connotano fin dalla sua nascita (la foto che accludo al post è del 1920 e mostra la nostra prima sede) .

Una di queste è la continuazione del rapporto con gli ex-dipendente in quiescenza.
Così sostiene l'Associazione degi Lavoratori "Anziani", propone annualmente una gita (questa, ad esempio... o questa...), invita gli ex-dipendenti ad essere parte attiva della vita sociale chiamandoli espressamente a partecipare alle Assemblee e organizza un incontro dedicato agli auguri nella settimana che precede il S.Natale, oltre a far pervenire, annualmente, al loro domicilio un presente.
Di anno in anno, com'è scontato, alcuni non partecipano, vuoi per il peso degli anni, vuoi per gli acciacchi, vuoi perchè non ci sono più... e ogni anno mi rammarico di non trovare il tempo per passare a trovarli personalmente invece di "accontentarmi" delle occasioni, per così dire, ufficiali.
Beh, che il tempo non si trovi è un modo di dire e di giustificare, mi son detta quest'anno, il tempo lo si prende.
E l'ho preso.
Ieri pomeriggio, con un'amica ed ex-collega, abbiamo dedicato il pomeriggio alle visite dei due più anziani ex-dipendenti della Cooperativa: Giuliano di 88 anni e Pietro di 93.
Come mi accade sempre, è stato proprio commovente essere riconosciuta da loro, pur un pochino persi nel primo momento dell'incontro.
Poi, però, i ricordi hanno cominciato a tessere un filo attorno a noi e, prima dall'uno e poi dall'altro, abbiamo trascorso 5/6 ore a richiamare alla mente nomi, volti e situazioni.
Io mi sono sentita amata e coccolata da loro come quando, titubante e scettica, li ho conosciuti nella mia prima esperienza lavorativa.
Io avevo 20 anni... e subito sono diventata la "piccolina" da proteggere.
E ai loro occhi lo sono ancora.
Giuliano mi chiamava "bimba", proprio come faceva oltre 30 anni fa, e aveva gli occhi allegri di un bambino che ha appena ricevuto un regalo meraviglioso.
Pietro non fermava più la girandola di ricordi e raccontava, raccontava (di lui ho già parlato qui e qui).
Sono proprio felice di aver preso la decisione di fare queste due visite... e non lascerò che il tempo passi mentre rimando per pigrizia o trascuratezza.

lunedì 13 dicembre 2010

Una... con due nomi

"Che nome date alla vostra bambina?".
"Licia".
"Ehm... veramente sarebbe meglio imporle il nome di una Santa...".
"Capisco le Sue motivazione, Pre' Antoni, ma questo è il nome che ho scelto e così voglio battezzarla".
"Va bene, Menetto... ma magari le aggiungiamo un altro nome".
"Sì, così mi sta bene. Allora, visto che la battezzeremo il giorno di Santa Lucia, patrona del nostro paese, facciamo Licia Lucia".
"Perfetto... ".

Più o meno andò così.
E il 13 dicembre del 1956 mi portarono in chiesa, per la prima volta...

"Cosa chiedete per la vostra bambina?".
"Il battesimo".

E' stato un bel regalo.
Un regalo che è diventato MIO attraverso un percorso non sempre lineare. E anche in questo momento, che ho dei grossi problemi con alcuni personaggi della Chiesa e che alcune ombre fastidiose si allungano su tutta l'Istituzione, sono comunque felice di esserne parte.

martedì 30 novembre 2010

Il purillo

Ieri sera, nell'ultima puntata di "Vieni via con me", un elenco mi ha risvegliato una ridda di emozioni in cuore.
Lo hanno proposto alcuni allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano...
Non è l'unico elenco che vorrei e potrei sottoscrivere fra quelli che abbiamo potuto ascoltare nella trasmissione televisiva di Fazio e Saviano.
Elenchi a provocare pensieri e riflessioni che sono stati una benedizione sull'apatia diffusa e sulla sonnolenza provocata da altri modelli televisivi sui quali, per evitare di trascendere, non spreco ulteriori parole.
Ma l'elenco a cui faccio riferimento, complice anche uno stato d'animo non al top (effetto, forse, dei pensieri "compleanniferi"), mi ha fatto salire un nodo alla gola, mentre scorrevano davanti agli occhi e al cuore i volti di chi veniva citato e io pensavo ... al "purillo" del mio papà.
Ho voluto sottolineare con colori diversi non una classifica dei richiami più importanti ma quello che maggiormente mi ha coinvolta...
1. La lettera 22 di Indro Montanelli
2. La chitarra di Fabrizio De Andrè
3. Il cestino di piazza della Loggia a Brescia
4. Il megafono di Federico Fellini

5. La pipa di Luciano Lama
6. La borsa di Massimo D’Antona
7. La 500 di Luigi Calabresi

8. Gli occhiali spessi di Vittorio Foa
9. Il camice di Umberto Veronesi
10. L’ orologio della stazione di Bologna

11. Il microfono di Luigi Tenco

12. Il sorriso di Enrico Berlinguer

13. Gli scarpini di Roberto Baggio
14. La tonaca di don Lorenzo Milani
15. La bicicletta di Marco Biagi

16. La barba di Tiziano Terzani
17. Gli occhiali scuri di Pier Paolo Pasolini
18. L’aereo di Ustica
19. La spilla di Rita Levi Montalcini
20. Gli occhialini tondi di Alcide De Gasperi

21. La coppa del mondo del 1982
22. La costituzione italiana
23. Il ciak di Sergio Leone
24. Il pianoforte di Maurizio Pollini

25. Il taccuino di Ilaria Alpi
26. Il cappello di Luciano Pavarotti
27. Le pipe di Sandro Pertini e Enzo Bearzot
28. Le mani di Walter Bonatti
29. La Roma di Anna Magnani
30. L’Alfa Romeo di Tazio Nuvolari
31. Le mani di Eugenio Montale
32. La borraccia di Coppi e Bartali

33. Lo sguardo di Marcello Mastroianni
34. La sigaretta Alda Merini
35. Il papillon di Luigi Pirandello

36. La luna di Papa Giovanni
37. Gli occhi di Sofia Loren

38. La bombetta di Totò

39. La fascia di Anna Maria Ortese

40. Le rughe di Italo Calvino

41. I macaroni di Alberto Sordi

42. Gli occhiali di Enzo Ferrari

43. Il caffè di Eduardo De Filippo
44. Le sopraciglia di Alberto Moravia

45. La malinconia di Aldo Moro
46. La grazia di Roberto Benigni

47. La voce di Vittorio De Sica
48. La mehari di Giancarlo Siani

49. Il dolore di Primo Levi
50. La sciarpa di Walter Tobagi

... e il purillo?
Un paio di domeniche fa ho chiesto alla mamma se avesse conservato il copricapo di mio papà. Il purillo, appunto.
Io, per parte mia, ho conservato il gesto che compiva il papà nel calzarlo. Quel suo elegante riportarlo sulla fronte perchè i capelli non risultino troppo tirati...
La mamma lo aveva certamente tenuto da parte, ma era distrattamente finito in fondo ad un cassetto.
Alla mia richiesta lei lo preleva e mi dice "Vuoi tenerlo tu?".
L'ho preso e poi, senza farmi vedere, l'ho annusato per ritrovare il papà.
Ma non era il "ritrovamento" che volevo.
Il purillo sapeva di stantio ed era molto sciupato (chè il più nuovo era andato via con lui).
Così sono andata a chiedere in un negozio di cappelli cosa potevo fare... ben sapendo di essere poco capace di fare una cosa ben fatta.
E la signora, dopo avermi chiesto di chi fosse, si è intenerita e me lo ha rimesso a posto.
Con maestrìa e sensibilità.
Il più bel regalo che potessi avere per questo compleanno.
Perchè il purillo è nell'elenco delle cose che mi fanno sentire vicino il mio papà...

sabato 13 novembre 2010

Di lenticchie, banane e sottaceti

Di lenticchie...
Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po' di questa minestra rossa, perché io sono sfinito» (Per questo fu chiamato Edom). Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura». Rispose Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?». Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò.
A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

... banane...
Negli anni '50 la Sade, società adriatica di elettricità che sarebbe divenuta tristemente nota come corresponsabile del disastro del Vajont del 1963, realizzò il "sistema idroelettrico del Tagliamento, usufruendo dell'acqua dei nostri laghi carnici di Cavazzo e di Verzegnis. Nonostante ciò il territorio Carnico fu fortemente penalizzato rispetto ai benefici che avvantaggiarono solo la Sade stessa e la zona pedemontana.
Una leggenda metropolitana racconta che i funzionari della Sade riuscirono a convincere i Sindaci carnici ad aderire al loro progetto invitandoli ad una cena durante la quale li "impressionarono" facendo servire a tavola delle banane, cibo che in Carnia non si era mai visto e che, per ovvie ragioni, non si sapeva come mangiare.

... e i sottaceti?
Quelli hanno a che fare con una vicenda che sta interessando la Carnia e i Carnici in questi giorni. Vale a dire la realizzazione di un elettrodotto aereo che attraverserà tutto il nostro territorio con mostruosi tralicci alti 60 metri che favoriranno il rilancio turistico della Carnia e grazieranno la nostra gente con la possibilità di esporsi ad onde elettromagnetiche sui cui effetti oramai si discute da decenni senza dare una risposta univoca al dubbio che possano causare malattie agli esseri viventi.
I nostri rappresentanti politici, dopo una prima, unanime, opposizione alla proposta, adesso si sono spaccati fra oppositori e sostenitori dell'iniziativa.
Questo dimenticando quale sia il loro ruolo pro-tempore: difendere e favorire gli interessi dei cittadini.
Infatti, se gli elettori hanno il DIRITTO di scegliere a chi dare il proprio voto, gli eletti hanno il DOVERE di rappresentare TUTTI, anche coloro che la pensano altrimenti rispetto a loro.
Fra le Amministrazioni che hanno cambiato idea, primeggia quella del MIO PAese.
Anzi, all'ultimo Consiglio comunale, la compagine che governa la mia cittadina, ha vergognosamente offeso i cittadini presenti, deridendone le possibili preoccupazioni e le giuste richieste.
Anzi, la vice-sindaco, laureata in medicina (sic), ha avuto l'ardire di dichiarare che l'assorbimento delle onde derivanti dal mostro che si vuole realizzare sono pari all'assunzione di ... sottaceti.
Glissando sui troppo facili commenti a cotanta dotta disquisizione, stasera sono soddisfatta di aver partecipato alla grande manifestazione che si è tenuta questo pomeriggio a Paluzza, una delle nostre cittadine carniche.

Gente di diversa provenienza geografica, carnici ed austriaci accomunati dagli stessi sentimenti, da diversissime situazioni economiche e culturali, da anche opposte appartenenze politiche, hanno dimostrato una stessa grande qualità: il buon senso.
Quello che vorremmo vedere nei nostri governanti, non solo locali.
Quello che permetterebbe di superare sciocche contrapposizioni di poltrona e vergognosi interessi personali, o di pochi.

Non so cosa ci fosse sul piatto di lenticchie probabilmente offerto ad alcuni per sostenere il loro cambio di rotta.
Vorrei solo che chi ci rappresenta non scivolasse sulla buccia di banana delle facili promesse lasciando che, poi, siamo TUTTI noi, abitanti di questa nostra amatissima porzione di Mondo, a rimanere con il culo a terra.

Come scandivamo camminando verso la piazza "Non molleremo!", "Resisteremo!"...

Per il nostro Paese e per noi.
Per il presente che ci hanno regalato i nostri padri e per il futuro che vogliamo continuare a sognare per i nostri figli.

martedì 9 novembre 2010

La Sua volontà...

...
Così al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. "Perché - diceva - dal Signore l'ho impetrato". Quando poi Elkana andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il voto, Anna non andò, perché diceva al marito: "Non verrò, finché il bambino non sia divezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre". Le rispose Elkana suo marito: "Fa' pure quanto ti sembra meglio; rimani finché tu l'abbia divezzato; soltanto adempia il Signore la tua parola". La donna rimase e allattò il figlio, finché l'ebbe divezzato. Dopo averlo divezzato, andò con lui, portando un giovenco di tre anni, un'efa di farina e un otre di vino e venne alla casa del Signore a Silo e il fanciullo era con loro. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e Anna disse: "Ti prego, mio signore. Per la tua vita, signor mio, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto. Perciò anch'io lo dò in cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore". E si prostrarono là davanti al Signore. Allora Anna pregò:
"Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio.
Da qualche giorno il mio pensiero corre in direzione di una mamma ed un papà...
Quando mi capitava di incontrarli era per riceverne sorrisi e gioia di vivere. Inaspettatamente ne ho, invece, ricevuto una lezione di Fede e di Amore che mi ha scavato dentro e mi pone davanti al mio "senso della vita", scuotendomi e ammutolendomi.
Prego... per loro e per me.
E per Samuele...

martedì 2 novembre 2010

Cronaca di un affido

Era così piccola che era impossibile non desiderare di prendersela in casa e inserirla nella famigliola...
Ad aumentare questo desiderio contribuivano due aspetti di non poco conto.
Il primo era che il suo fratello maggiore (della "nidiata" precedente, insomma) era stato avvelenato appena qualche giorno prima ed era toccato a noi di trovarlo senza vita. Noi che ci eravamo già affezionati a lui anche se non si era mai lasciato toccare...
Il secondo che probabilmente la mamma-micia era debilitata dalle frequenti gravidanze e dava segni di sofferenza.
Il piccoletto, per parte sua, aveva evidenti disturbi al pancino e dava l'impressione che la cosa gli procurasse anche dolore... sotto la codina.
Così ci decidemmo... avvantaggiati dal suo carattere fiducioso e amichevole, ce lo prendemmo in braccio e ce lo portammo all'interno.
Per prima cosa una capatina dal veterinario e la rivelazione: è una piccoletta...
Poi il vaccino, lo sverminamento e una dieta appropriata per risolvere la diarrea.

A perfezionamento della cura, un bel bagnetto (poi ripetuto con frequenza quotidiana) per evitare il ristagno di escrementi e la macerazione della pelle.

Lei intanto, con una naturalezza a tratti commovente, si affidava a tutti e si fidava di tutti: umani e fratelli mici acquisiti.

E in men che non si dica fece breccia nel cuore di Jodie che, forse per il richiamo del sangue, si assunse l'incarico di custode della sorellina... non disdegnando anche quello di educatore e, dunque, elargitore di qualche sberlotto didattico.

Tempo 3 giorni e in casa si poteva già assistere a scene di questo tipo:





Ciao Mamma!!! Perchè sei capovolta?
A no... sono io che mi sto rotolando sulla tua pancia...





E questi, cosa sono? Si mangiano?

















Ehi!!!
Che affollamento da queste parti...
Si sta bene, però!
Quasi quasi schiaccio un pisolino...




Anzi... qui si sta scomodi...




Jodie, fratellone mio, posso fare nanna con te?






Che bella vita!!!
Sono proprio felice di essermi lasciata "addomesticare"...

"Che cosa vuol dire 'addomesticare'?"
"È una cosa da molto dimenticata... vuol dire 'creare dei legami'."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato"
"È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto, sulla Terra."
(Il Piccolo Principe)

Insomma, un inserimento senza alcun problema.
La piccoletta si è sempre comportata bene, anche se, all'ora della pappa, si scatena e corre da una ciotola all'altra rovesciando tutto ciò che le si para davanti.
In compenso ha sempre usato regolarmente la lettiera, perfino quando aveva urgenze difficilmente contenibili.
Ha scelto come "rifugio" il trasportino e ci si ritira sia per giocare che per riposare. Dorme tutta la notte... al momento senza la curiosità di inseguire i fratelli per vedere dove vadano a dormire loro.
La cosa più complicata è stata sceglierle il nome. Nessuno pareva all'altezza...
Alla fine abbiamo deciso per Ziva... in ebraico "Splendore".
Direi che come nome le sta d'incanto... e aggiungerei che i 4 miciotti sono "abbagliati" da lei. Soprattutto il suo vero fratello, Jodie... Che sentano il legame di sangue?

video

giovedì 28 ottobre 2010

Quasi-romanzo felino: il fascino dell'imprevisto

Per certi versi il Regno pareva fuori controllo.
Certo tutto seguiva i soliti ritmi e la vita scorreva come un placido fiume la cui superficie conosceva ben poche increspature.
Ma, ad un occhio attento, non sfuggiva la mancanza di un vero punto di riferimento che servisse da collante della comunità e da punto d'equilibrio fra le diverse personalità esistenti.
Un grande Saggio che avesse la coraggiosa intelligenza di starsene fuori dalle quotidiane scaramucce e l'autorevolezza per imporsi all'occorrenza.
Nessuno lo diceva esplicitamente, anche perchè dirlo avrebbe significato riacutizzare un dolore che non si era mai affievolito e riaccendere la nostalgia per un tempo che non poteva essere più... ma Scodacjut aveva lasciato un vuoto incolmabile.
I quattro abitanti di MomoreLand continuarono per lunghi giorni a stare di vedetta alla finestra sperando che il loro Re potesse far ritorno a casa... ma così non fu.
Talvolta il passaggio di qualche viandante con la chioma candida faceva loro sobbalzare il cuore, ma poi dovevano rassegnarsi che quel bianco fosse solo un'illusione ottica o un piccolo scherzo del sole che amava trarre riflessi luminosi da ciò che i suoi raggi incontravano.
La notte, poi, quando gli umani ponevano delle barriere tra loro e l'esterno, essi si stringevano tutti alla mamma umana e talvolta incontravano Scodacjut nei sogni...
Un giorno avvenne qualcosa che sovvertì il tranquillo tran-tran... Una cosettina rotonda e morbida sgusciò fra i piedi degli umani e si avventò su di loro emettendo dei buffi suoni acuti.
I nostri 4 eroi non sapevano come comportarsi. Esplorarono il cosettino con i loro nasini e ne ebbero una buona impressione. Meno positiva fu l'intraprendenza con la quale il piccoletto (chè di un cucciolo della loro stessa razza si trattava) si accomodò nelle loro ceste e si servì dalle loro ciotole.
Gli umani, da parte loro, se lo passavano di braccio in braccio guadagnandosi qualche non nascosta occhiataccia, soprattutto da parte dei 3 più vecchi abitanti della piccola Comune.
I quali, peraltro, non avevano dimenticato l'illusione d'amore con la quale aveva accolto a zampe aperte l'arrivo del più giovane Jodie.
I giorni passavano e il piccoletto usciva ed entrava a suo piacere... ma i 4 cominciarono a percepire che aveva qualche problemino di "tenuta", per così dire.
Anche gli umani se ne accorsero e si consultarono l'un l'altro sul da farsi.
Convennero, e i 4 mici convennero a loro volta, che si dovesse dare un taglio alla frequentazione con l'esterno da parte del piccino e che fosse il caso di sottoporlo a un piccolo controllo che garantisse l'assenza di problemi, tanto per lui che per loro 4, per la convivenza.
Anche stavolta, però, non tutte le possibilità furono prese in considerazione...
E la variabile - di non poco conto - fu rivelata da Giovanni: Ma che bella signorina!
Signorina???
O cielo!... E adesso?
Vabbè... oramai è dei nostri.


giovedì 21 ottobre 2010

Ancora indovinelli?

Perchè no?
Cambiando completamente argomento, però.
Oggi vi chiedo:
Vedendo che tipo di biancheria ho caricato sullo stendino, cosa vi viene da pensare?

Sento i circuiti cerebrali che si impegnano al massimo... Che dite? Seeee. Magari!!!
Non è proprio quello il motivo...
Però.
Però può essere che la "famiglia" cresca...

Intanto vi racconto gli argomenti trattati ieri a pranzo, ripresi a cena e perfezionati nel dopo cena.
Sarà stato il fatto che i ragazzi erano a Padova per la laurea di un amico e noi vecchietti, da soli, siamo un po' meno frizzanti.


A pranzo
L: Sta arrivando il freddo...
S: Mmmmmmm
L: pensavo alla micia e al piccolino. Oltre alla cesta dovremmo dar loro anche un riparo dall'aria.
S: Ci pensavo pure io. Ma non ho avuto nessuna idea applicabile.
L: C'è quella sezione di tronco riciclata in fioriera. Meglio che niente.
S: No. Quella sta bene dove sta.

A cena
L: Ci ho pensato ancora... E se costruissimo un'altra casetta per i mici esterni.
S: Potrebbe essere.
L: (Qui è il caso di insistere... Mi sa che quel piccoletto fuori lo ha conquistato) Che dici? La costruiamo sabato?
S: Cominciamo... Ci vorrà più di una giornata.
L: Dobbiamo vedere se abbiamo il materiale o se la facciamo diversa dall'altra.
S: Vabbè... Non c'è fretta. Adesso lasciamo cenare in pace.

Dopo cena
S. Ti va di scendere a vedere del materiale per la casetta, allora.
L: Adesso?
S: Ma sì. Così vediamo cosa manca.
L: Mmmmmmm
...
L: Ma!!! (nel bel mezzo del garage "troneggia" una casettina di legno alla quale manca solo la base e la copertura impermeabile) Quando l'hai costruita?
S: (ridacchiando soddisfatto) Tra ieri e oggi. Domani la rifinisco... ma credo che il piccolo ci starà poco dentro.
L: Perchè?
S: Ce lo prendiamo in casa appena smette di allattarlo...

Insomma. Se uno pensa una cosa, l'altra sta già formulando lo stesso pensiero... Da buoni carnici poche smancerie ma la certezza della presenza dell'altro.
Ecco, raGATTE.
La famiglia sta per crescere.
Oggi il piccoletto è stato portato in casa per le prime annusate dai suoi fratelloni... E torniamo a 5!

mercoledì 20 ottobre 2010

Altro che enigmistica!

Ci sono tutti gli elementi per proporre un facile gioco enigmistico di "cambio vocali"... ma stavolta purtroppo non c'è nulla su cui scherzare.
Parlo del ragazzo romano che ha ucciso (Questo è! Anche se i giornalisti continuano a dire "ha colpito") un'infermiera romena alla stazione della metropolitana romana dell'Anagnina.
Parlo della tardiva pietà sul luogo del terribile fatto. Pietà assente nei minuti immediatamente successivi all'aggressione.
Ma soprattutto parlo dell'amaro in bocca che mi hanno provocato le immagini televisive delle "manifestazioni di solidarietà" a colui che (comunque la si pensi... per fatalità, per ignorante arroganza, per reazione ad una provocazione, per predisposizione...) ha colpito un altro essere umano provocandone la morte. Una morte che pesa totalmente sulle sue spalle, non essendo riusciti nel gioco di prestigio di scaricarne una parte di responsabilità sui sanitari che hanno preso in cura la vittima.
Parlo del Paese che siamo diventati. Un Paese che si scandalizza davanti a ben pochi episodi e si assuefà a nefandezze sempre più angoscianti.
Ieri sera ci ho pensato molto... Ho pensato a come reagirei se miei figli facessero parte del gruppo degli amici inneggianti al colpevole. Non è facile immedesimarmi, tanto sono certa di ciò che alberga nell'animo dei miei ragazzi. Però so che non accetterei uno sprezzo della legge - umana e non - così evidente da parte loro.
Sarebbe un peso troppo grande da sopportare per il genitore che cerco di essere e per i miei sforzi di avvicinarmi alla persona ideale che costantemente ho davanti agli occhi del cuore... o della coscienza.
Credo che se qualcuno, nell'intento di offendermi, mi darà della bacchettona, dovrò ringraziarlo.
Sì! Sono orgogliosa di ispirare questo giudizio. E non mi interessa se nella quotidianità certe rigidità caratteriali diventano zavorre che impediscono alleanze strategiche e rapporti convenienti...
Non mi sento penalizzata da certe posizioni che sono (nel migliore dei casi) ben poco politically correct.E se a questo giudizio viene accostato anche quello di bigotta ne sono doppiamente felice. E, a riprova della mia costante aderenza all'aspetto morale, anche da un punto di vista religioso, di ogni momento della vita, l'espressione ghignante del ragazzo sotto il cappuccio mi ha fatto ripensare a questa immagine...

Ma, appunto, sono solo "escursioni" che la mente compie senza che la "parte critica" la segua.
Poi ci si riflette e si torna obiettivi.
Nessuno di noi è esente a una parte negativa e una parte positiva della propria personalità... Alcune cose potranno essere mediate in autonomia, per altre serviranno dei parametri di valutazione.
Nella Società civile il miglior parametro a nostra disposizione è la Giustizia... quella "uguale per tutti"...
E qui si può aprire un altro capitolo di riflessione sulla situazione del nostro Paese.

domenica 17 ottobre 2010

La pagina bianca

Stasera davvero l'idea di una pagina "bianca" è un suggerimento di pulizia.
Non ne possiamo più della pornografia televisiva dove probabilmente un film hard sarebbe molto più "pulito" di tante pseudo arene/salotti televisivi a rimestare nel fangoso substrato di questa povera e triste umanità.
Non ne possiamo più delle barbare D'Urso (dove per barbare intendiamo proprio lo stile della persona e non certo il nome proprio) e di tutti gli psudo studiosi che ci spiegano il significato di ogni postura del corpo, ogni inflessione della voce, ogni guizzo anche solo di vita nello sguardo di chichessia a denunciare colpevolezze e nefandezze varie.
Non ne possiamo più di tutta questo finto dolore che produce falsamente mesti cortei a visitare indifferentemente cimiteri, abitazioni di vittime o case di carnefici.
Non ne possiamo più di immaginare famiglie riunite attorno alla tavola che non si parlano (se non per zittirsi l'un l'altro) perchè altrimenti si perdono frammenti di questo orrido puzzle che è la cronaca.
Fortunatamente da noi è nevicato...
Che bello il bianco.
Ma quanto poco dura...

Per fortuna qui, appena fuori dalla porta, c'è una meraviglia grigia che con estrema fiducia si lascia coccolare da ceste imbottite, coperte calde, pappe abbondanti e, piano piano, carezze al pancino.












E la "pagina bianca" di questa nuova vita è già una storia meravigliosa, assoluta come l'eternità, incantevole come l'universo, stupefacente come un miracolo.


mercoledì 13 ottobre 2010

Un po' di enigmistica

In questo Paese nel quale molte cose mi paiono misteriose o quantomeno strane e di difficile comprensione, mi viene di proporvi un gioco di emigmistica: il Cambio.
Questo gioco, in enigmistica, rappresenta l'insieme degli schemi in cui, per modificare una parola in un'altra, viene cambiata una lettera. Non si parla mai di un cambio, ma se ne specifica la natura in ragione del tipo di lettera cambiata o della sua posizione. Si possono così avere:
  • il cambio di consonante (la lettera cambiata si trova in mezzo alla parola);
  • il cambio di vocale (la lettera si trova in mezzo alla parola);
  • il cambio di lettera (la lettera si trova nel mezzo della parola e se consonante viene cambiata in vocale o viceversa);
  • il cambio d'iniziale (la lettera si trova all'inizio della parola);
  • il cambio di finale (la lettera si trova alla fine della parola).
Ma, sapendo che sicuramente voi, miei cari 10 piccoli indiani, siete dei portenti nella soluzione dei giochi, un po' ve lo complico e un po' ve lo facilito.
Complicazione: le parole sono 2 ma una sola è interessata dal cambio;
facilitazione: non vi scrivo le parole di partenza ma ve le "mostro" insieme con l'immagine di suggerimento per la parola finale.

Allora, per gradi...
Primo passaggio: suggerimento visivo.

Secondo passaggio: l'aggettivo.
Dicesi di persona che assume comportamenti che la Società considera (o dovrebbe considerare) insensati.

Ed ecco qua!
Senza terzo indizio, Mamit ha indicato la soluzione del "cambio":
il serbo idiota Vs il servo idiota

lunedì 11 ottobre 2010

L'inappetente

La sua biografia lo presenta come una mente quotatissima e racconta di un esaltante corso di studi che lo vedeva protagonista di una sorta di sfida con se stesso a chi raggiungeva il risultato più prestigioso.
Ciò che vedo di lui è una persona certamente dotata di qualità intelletive ma altamente predisposta a scivoloni di stile davvero elementare.
Adesso giustifica i tagli alla cultura con un banalissimo: la cultura non dà da mangiare. Frase che in queste ore si appresta a smentire dimostrando di avere oramai il DNA impregnato di papi's style.
Qualche dubbio sul suo discernimento, comunque, mi sorge dall'evidenza del suo essere l'uomo-cuscinetto tra i 2b del Governo...
Ovviamente la cultura non si mangia e in poche occasioni dà da mangiare. E certamente si pasteggia meglio sull'intrallazzo, sulla politica e, perfino, sull'illegalità.
Ma dipende anche dalla fame.
Ci interessano solo la pancia piena e ogni istinto animale appagato o vogliamo dar ragione del nostro essere "animali pensanti"?
Quand'ero bambina, nei miei paesi non era inusuale conoscere persone analfabete. Una delle mie nonne lo era e anche alcuni dei miei zii materni... Forse proprio nel confronto con i suoi fratelli e le sue sorelle non scolarizzati, la mamma ci raccontava sempre che quando eravamo piccine pregava di avere la soddisfazione che imparassimo a leggere... Poi, quando facevamo perdere le nostre "tracce" perchè ci nascondevamo in soffita a leggere e non davamo segni della nostra presenza per ore, nei lunghi pomeriggi estivi soprattutto, si arrabbiava e urlava: "Devo aver pregato troppo".
La cultura, altro rispetto all'istruzione, è una ricchezza che ciascuno prepara per se stesso ma che emana beneficio anche all'esterno.
La cultura - fatta di curiosità, creatività, senso critico, coinvolgimento personale, conoscenza del tempo e dello spazio che ci è dato di vivere, amore (commozione, a volte) nei riguardi di chi ci ha preceduto sul cammino della conoscenza e ci ha lasciato dei "segnali" perchè postessimo avanzare nella nostra personale ricerca, capacità di legare avvenimenti e loro conseguenze, umiltà per capire i nostri limiti e tenacia per cercare di superarli, insegnamento e sprone e molti altri aspetti dei quali, talvolta, non siamo neppure consapevoli - non si mangia ma fa vivere.

Perchè quello che mangiamo è destinato a trasormarsi... e alcune facce ne danno un anticipo.

Quello che sappiamo qualifica quello che siamo...

Buon appetito!

giovedì 7 ottobre 2010

La morale è sempre quella...

... fai merenda con girella.
Così cantavano in un vecchio spot pubblicitario che i meno acerbi dei lettori del blog possono ricordare.
E con una "morale" si concludevano, molto pedagogicamente, le favole di Esopo (IV secolo a.C.), di Fedro (I secolo d.C.) e dei maggiori narratori per bambini di ogni epoca e latitudine.
Certamente contenevano un insegnamento morale i racconti allegorici di Cristo che tutti conosciamo come "parabole".
Innegabilmente contenevano l'accenno ad un senso morale e una tensione al bene i racconti che ciascuno di noi ha ascoltato dalle labbra dei propri nonni e dei "vecchi" in generale.
E tutti ne siamo consapevole e, sposando o no l'insegnamento, lo riconosciamo e lo percepiamo come "giusto".
Finora...
Un po' mi inquieta il pensiero di quanta confusione possa, invece, esserci nella testa dei piccoli al riguardo.
Favole narrate temo ne ascoltino ben poche.
Il racconto delle vite dei santi mi sa che è passato di moda.
Indicare gli adulti di casa come modello di riferimento risulta, non poche volte, un terreno insidioso.
Cosa rimane?
Rimarrebbe la Chiesa...
Personalmente, però, non vorrei che i suoi reggenti stilassero classifiche di moralità e amoralità dimenticandosi dell'umanità.
Forse mi è sfuggito il passaggio, ma non ricordo che nella Bibbia, Antico o Nuovo Testamento che sia, si diano parametri limitativi all'accoglienza della vita. Nè che si indichi alcuna "visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l’essere umano si traduce da soggetto a oggetto”.
Mi sta bene la critica e il confronto, ma sul campo, sotto la bandiera dell'Etica, non si dimentichi di schierare l'Amore.
Certo la scienza non deve diventare il luogo dell'obbrobrio, ma, nella misura in cui è al servizio dell'Uomo, non deve nemmeno essere additata come "cattiva maestra".
Chè di quelli ne abbiamo già tanti, anche senza scomodare Popper.
Mi piace ricordare le parole di Paolo VI dopo aver assistito allo sbarco dell'uomo sulla luna (associando questo ricordo all'atmosfera catastrofistica che aveva accompagnato, in taluni ambienti, questa conquista):
Ciascuno vi pensi a suo modo, purché vi pensi! L’importanza degli studi scientifici può essere di per sé oggetto di interminabili considerazioni. Ad esempio, quella circa lo sviluppo e il progresso, che questi studi hanno avuto nel tempo nostro, fino a modificare la mentalità umanistica tradizionale della nostra cultura e della nostra scuola; il che vuol poi dire della nostra vita. Il bilancio di questi studi positivi e scientifici è così attivo, che una grande attrattiva vi polarizza molta parte delle nuove generazioni, e un ottimismo sognatore sulle loro future conquiste ne fa quasi un’iniziazione profetica. E sia pure. Il campo scientifico merita ogni interesse.
...
Ma ora Ci basti rassicurarvi. La fede cattolica, non solo non teme questo poderoso confronto della sua umile dottrina con le meravigliose ricchezze del pensiero scientifico moderno, ma lo desidera. Lo desidera, perché la verità, anche se si diversifica in ordini differenti e se si appoggia a titoli diversi, è concorde con se stessa, è unica; e perché è reciproco il vantaggio che da tale confronto può risultare alla fede (cfr. Gaudium et spes, n. 44) e alla ricerca e allo studio d’ogni campo conoscibile.
...
Non temiamo, Figli carissimi, che la nostra fede non sappia comprendere le esplorazioni e le conquiste, che l’uomo va facendo del creato, e che noi, seguaci di Cristo, siamo esclusi dalla contemplazione della terra e del cielo, e dalla gioia della loro progressiva e meravigliosa scoperta. Se saremo con Cristo saremo nella via, saremo nella verità, saremo nella vita. Con la Nostra Benedizione Apostolica.
Posso aggiungere "Amen!"?

domenica 3 ottobre 2010

Kyrie eleison

Sono stati due giorni emotivamente intensi.
Ieri, per il matrimonio di due ragazzi della Comunità, ho cantato nel Coro Parrocchiale dopo 1 anno e 1 giorno di assenza forzata.
A sommarsi all'emozione che mi chiudeva la gola già da un paio di giorni, insieme con la paura (già! Proprio "paura" visto che, purtroppo, ho avuto modo di conoscere bene la personalità del prete che regge la Parrocchia), alcuni passaggi della Prima Lettura che mi si sono attanagliati al cuore e mi hanno fatta piangere di amarezza:
Ti ho abbandonata per un breve istante, ma ti riprenderò con immenso amore.
In uno scoppio d'ira ti ho nascosto per un momento la mia faccia, ma con un amore eterno avrò compassione di te, dice l'Eterno, il tuo Redentore.
Oggi, tanto per non lasciare che mi illudessi, mi sono seduta nuovamente su un banco e non fra i ragazzi del coro. Anche se alcuni di loro mi avevano invitata a salire... Ma per le stesse motivazioni che temevo nei giorni precedenti e consapevole che non sarei la prima (forse nemmeno l'ultima) che il già citato prete prende per un braccio e caccia dalla chiesa le persone che non si schierano passivamente fra i bambocci che fanno "sì" (molto pastorale, eh?), ho preferito evitare di lanciare provocazioni.
Oggi, però, era una giornata particolare perchè abbiamo avuto l'ingresso di un nuovo Parroco e volevo ascoltarlo per capire a quale categoria appartenesse.
Alla fine della Celebrazione, però, non mi sono avvicinata per presentarmi... Quali parole avrei dovuto usare?
Chi sono, oggi, in questa Comunità? La transfuga? La cacciata? La reietta? La blasfema? Non lo so...
Di certo non la favorita dell'attuale regime!
Durante l'omelia il nuovo Vicario ha lanciato una domanda: Che cos'è la Fede?
Non è una domanda a risposta unica...
Di certo è qualcosa di diverso, molto diverso, rispetto alla religiosità. Anche se la scansione dei Riti aiuta a trovare la dimensione dell'Incontro.
Ma la Fede è quell'appiglio al quale tenersi per non precipitare e soccombere nei marosi della vita. E' ciò che sola dà un senso alla vita elevando la nostra imperfezione, fisica ed interiore, fino al desiderio di avvicinarsi alla perfezione.
E' l'Amore che culla quando pare che nulla valga la pena.

E' ciò che mi consola nella delusione cocente di aver conosciuto una chiesa poco umana, poco onesta, poco credente...
E' ciò che fortunatamente è potuto crescere fino a diventare "adulto" nell'incontro con una Chiesa umana, onesta, credente...

E' ciò che cerco di portare a contrappeso di questo schierarsi degli uomini di chiesa non più con e per i poveri e i poveracci, ma con una categoria umana sempre più mortificante e infima. Che, però, spesse volte detiene il potere, politico o economico che sia.
Quella categoria che si permette perfino di suggerire - fra i lazzi e le servili risate di barzellette degne di un vecchietto bavoso e impossibilitato a soddisfare istinti che si presentano in proporzione inversa alla possibilità di essere "voluto" in base a qualcosa che non sia l'ammontare della ricompensa che possono garantire - bestemmie e offese che personalmente non ritengo vadano "contestualizzate" (...e mons.Fisichella si dovrebbe vergognare per questa difesa del potente di turno... che evidentemente per lui è superiore all'Onnipotente) ma vadano molto più correttamente indicate come ennesimo e inopportuno segno del degrado imperante.

Stasera penso così... Kyrie eleison.

mercoledì 29 settembre 2010

Ciao, Gino...

Esce oggi nelle librerie il libro "L'albero dei mille anni" di Pietro Calabrese, giornalista.

Il libro esordisce ricordando Woody Allen: «In questa nostra epoca le due parole più belle che si possono ascoltare non sono "ti amo", ma "è benigno"».
Così, quasi giocando... o forse combattendo con le parole il racconto riporta quanto i lettori del Magazine del Corriere della Sera già avevano saputo, pur rimanendo talvolta ignari della vera identità di Gino, l'amico assalito dai pippistrelli, l'amico che lotta con il cancro e riscopre la vita (come dice il sottotitole del libro "all'improvviso un cancro, la vita all'improvviso".
Ci eravamo affezionati a Gino... e a Pietro che ci sorrideva settimanalmente dall'alto della pagina dedicata alla sua rubrica Moleskine.
Era un giornalista garbato. Adesso, dalle pagine del libro, lo si potrà conoscere meglio come uomo.. Ma già so che mi piacerà.

lunedì 20 settembre 2010

Aspettando l'ispirazione...

Salute a tutti.
Passo di qui prima di chiudere una giornata appesantita da una fastidiosissima emicrania che mi fa compagnia da ieri pomeriggio.
Non che le abbia permesso di fagocitarsi questi due giorni, sia chiaro.
Anzi, ieri ho pure trascorso una piacevolissima giornata in gita con gli Anziani del Lavoro della mia Ditta.
La meta era stata scelta cercando di non proporre un percorso troppo faticoso così che tutti potessero sentire di essere benvenuti nel gruppo. Quindi una distanza non eccessiva e un programma abbordabile: visita di Vicenza, sulle tracce di quel genio indiscusso che fu Andrea Palladio, e Marostica, ad ammirare quantomeno la cornice della suggestiva rievocazione storica della partita a scacchi con la quale Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara si sfidarono per conquistare la mano di Lionora, figlia di Taddeo Parisio, castellano di Marostica, della quale si erano entrambi innamorati.
Una giornata piacevole, dicevo. E incantevoli anche le due città visitate con l'accompagnamento di due bravissime guide che hanno saputo raccontarci molte cose senza che ci sembrassero troppe.
La compagnia, oramai più che rodata, è sempre molto esuberante ed allegra.
E, per quanto mi riguarda, anche affettuosamente interessata agli altri componenti del gruppo.
Tant'è che la gita stessa è stata posticipata da giugno a settembre perchè si sarebbe dovuta effettuare l'antivigilia del mio ricovero ospedaliero per l'allargamento della parte interessata dal melanoma.
"Non se ne parla nemmeno di andare senza di te", mi dissero...
E forse io non riuscii nemmeno a dire grazie.
Ma certo questa presa di posizione è stata un piacevolissimo balsamo sulle mie paure.
Il punto dolente è, come al solito, il servizio fotografico...



sabato 11 settembre 2010

I Sin Furlans

Un articolo del Corriere della Sera, data 4 settembre, a firma di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, mi ha fatto "conoscere" tal Gianfranco Piazzesi, giornalista e scrittore italiano, anzi toscano.
Come giornalista si occupò soprattutto di cronaca politica, partecipò alle grandi inchieste sull' Italia, fece servizi all' estero. Quando Montanelli fondò il suo Giornale lo portò con sé come inviato e commentatore, conoscendo il suo stile e, soprattutto, la sua onestà intellettuale. Forse anche perchè era un toscanaccio come lui...
Come scrittore pubblicò libri i cui titoli possono ancora risvegliare interesse per la loro attualità, almeno in chi voglia capire il Paese che viviamo:"I soldi in Paradiso: cronache della prossima Italia", "Gelli, la carriera di un eroe di questa Italia", "Il gioco della politica" e "La caverna dei sette ladri", tanto per citare quelli che maggiormente mi hanno incuriosita.
In questo ultimo, sosteneva che in Italia c'era un buco nero, «un mistero padre di tutti gli altri misteri»... e io cambierei solo il tempo del verbo: in Italia c'è.
L'articolo che ho letto cita - e non potevo non esserne orgogliosissima - ciò che Piazzesi pensava dei Friulani: «popolo di emigranti plasmati con sapienza dal parroco: fatti apposta dal buon Dio per rifornire la comunità nazionale di muratori, di carabinieri e di domestiche. Un popolo che risolveva molti problemi e non ne creava nessuno».
Eravamo proprio così... e qualche germe di questa umiltà e di questo orgoglio è ancora presente in taluni ma si sa, la globalizzazione...
Forse il momento nel quale maggiormente ci siamo fatti conoscere, in Italia e nel Mondo, è stata la terribile occasione del terremoto del 1976. Anzi, dei terremoti giacchè la terra tremò forte non solo la sera del 6 maggio ma anche l'11 settembre, alle 8:31 e alle 18:40, (a prima delle due scosse fu di 5.8 gradi della scala Richter) e il 15 settembre, prima poco dopo le 5 del mattino e poi alle ore 11:30 (scosse di oltre 10 gradi della scala Mercalli).

Tutto quello che era rimasto ancora in piedi dopo il 6 maggio, crollò definitivamente. Ma non l'orgoglio di questo "popolo duro", anche se la definizione è riservata più propriamente ai Carnici.
Regione testarda, ci definirono, perchè volevamo dare "di besoi", da soli, senza assistenzialismo e, di conseguenza, senza clientelismi e favoritismi.
L'articolo del CdS rappresenta proprio questo orgoglio raccontando un episodio, che per esperienza personale so non essere stato che UNO:
«E cumò ce ajo di paja?». Così disse la vecchia terremotata, sotto gli occhi di padre David Maria Turoldo. I soccorritori le avevano appena consegnato un paio di coperte e dei viveri e lei voleva sapere: «E adesso cosa devo pagare?». Spiegava il frate poeta che lì c'era il senso di tutto: «Una ricostruzione, per essere vera, perché sia segno di civiltà e abbia un valore, non può essere regalata. Una ricostruzione si paga e basta: allora ha un valore. Una cosa si deve fare con le proprie mani, allora la si ama». Quindi «è bene che non ci sia dato nulla in regalo».
Certo, lo Stato è intervenuto facendo ciò che gli compete e molti Paesi stranieri collaborarono volontariamente alla nostra ricostruzione. Ma - mentre a L'Aquila si continuano a travisare i fatti e a raccontare di "miracoli" che non ci sono - io penso sempre alla mia gente, alle facce dei bimbi nelle tendopoli, alle lacrime subito nascoste per i 989 morti ... e alle scritte sui muri feriti delle case:Vogliamo restare qua!
Io AMO questa gente che è vissuta per secoli a schiena china sotto gioghi come le occupazioni o le guerre, ma sempre a testa alta.

P.S.: delle ore 20:30 circa...
Oggi sul CdS, con le stesse firme, un articolo sulla situazione conseguente un altro terremoto: quello delL'Aquila, con il titolo «La città in briciole che ha paura di perdere l'identità».
Mi inorgoglisco a riportarne un trafiletto:
Certo, lassù in Friuli c'era una Regione a statuto speciale che aveva qualche agilità e potere in più. Che rivendicò subito la volontà di gestire tutto autonomamente. Qui è più complicato. Fatto sta che l'8 maggio 1976, trentacinque ore dopo il sisma, la Regione Friuli aveva già la sua prima legge.

martedì 7 settembre 2010

Si sta come d'autunno....

Chi si affaccia a questo blog ha l'impressione che sia sintomo di un settembre sonnacchioso o, comunque, da elettroencefalogramma piatto.
Non è così... ma i pensieri faticano a trasformarsi in parola scritta.
Talvolta perchè il loro valore è così importante che si teme di svilirli con una prosa insufficiente... Talaltra per il motivo essattamente opposto, vale a dire perchè le parole che il cervello suggerisce - in relazione a certe "bassezze" che si rivelano nel proprio contesto o in quello più ampio nazionale - parole che è meglio non scrivere.
Questo pomeriggio, però, un'immagine non può non spingere il cuore a compromettersi con una reazione che dica lo sconcerto, il senso di impotenza, la tristezza.

L'immagine, che tutti abbiamo visto, è quella che meglio (peggio, piuttosto) rappresenta l'ecatombe vissuta da un Paese e dal suo popolo: un bimbo attaccato ad un biberon vuoto e ricoperto di mosche, simbolo delle conseguenze delle alluvioni che hanno devastato il Pakistan.
Accanto il suo gemellino che pare volersi alzare ma rimane con il faccino a terra, chè anche il suo biberon è vuoto, e quello degli altri sei fratellini e le mani dei poveri genitori che li guardano morire di fame.
La foto è stata scattata il 31 agosto... un'eternità per chi è ricco solo di disperazione e forse si è già arreso.
Niente di nuovo sotto il sole, no?
C'è una porzione di mondo che pare vivere già in un girone infernale mentre "gli altri" girano il capo dall'altra parte... anche per non compromettere l'appetito. E non solo di cibo.
E ci sono giorni nei quali non ci si può non vergognare di appartenere ad un'umanità così smemorata.

mercoledì 1 settembre 2010

Settembre, andiamo....

Grazie al cielo si avvertono le prime avvisaglie di un fresco autunno.
Già, perchè voglio sperare che la soporosa accettazione di tutto ciò che ci è stato propinato durante i caldi giorni estivi fosse, per l'appunto, uno degli effetti negativi del caldo.
Abbiamo sentito parlare ancora (ancora?) di P2, intercettazioni, lodi e bavagli.
Abbiamo ascoltato ricostruzioni a dir poco fantasiose (altro che finanza "creativa"? Altro che "governo del fare"? Questo è il paese governato a colpi di bricolage e colla a caldo) di ogni evento e smentite senza imbarazzo di ogni gesto e di ogni dichiarazione.
Abbiamo lasciato picconare la base della nostra Costituzione mentre il "picconatore" per eccellenza se n'è andato portandosi dietro molti dubbi e altrettanti segreti. Sulla sua persona e sulla politica che ha attuato e, poi, sostenuto.
Abbiamo rivisto un metodo giornalistico che ultimamente ci sta abituando ai suoi parametri di grande coerenza con la deontologia professionale dell'intera categoria.
Abbiamo goduto dell'applicazione del massimo grado di "pari opportunità": l'unico punto fermo è il padrone... poi belle o brutte, libere o accompagnate da prole, preparate o acerbamente ingenue, ci penseranno i segugi prezzolati dal padrone stesso o da chi per lui all'opera di maquillage... perchè fin che sulla pista c'è cotanto ballerino, nessuna (e nessuno) può nemmeno pensare di "ballare da sola". C'è un regime musicale e a quello ci si deve attenere...
Tanto per farli abituare fin dal primo istante, abbiamo saputo di bambini nati con contorno di liti indegne e offesi da ricostruzioni pietosamente arroganti (non riesco a definire meglio di così ciò che mi ha provocato sentire che "abbiamo dovuto prendere provvedimenti a seguito della pressione mediatica... A seguito di cosa? Fatemi capire. Se la notizia non fosse trapelata non avreste nemmeno chiesto scusa alla mamma e al bambino? E i "gloriosi contendenti" avrebbero continuato indisturbati a esercitare senza nemmeno una parola di biasimo?...)

E per finire abbiamo visto grandi parate di Istituzioni e forze dell'ordine indifferenti agli evidenti problemi psichici di due ridicoli vecchietti mascherati e impiastricciati.
Anzi, tutto il Paese si è prestato come comparsa di un avvilente Circo Barnum con al centro della pista uno stuolo di disoccupate intente a guadagnarsi 80 sporchi euro recitando un'umiliante pantomima (hostess, le hanno chiamate, inducendo una certa confusione per la veloce rotazione dei termini... chè in altre occasioni avremmo potuto chiamarle semplicemente comparse, appunto, o, in caso di ruoli più importanti, escort).
In compenso NON abbiamo sentito le alte sfere ecclesiastiche esprimere una vera indignazione sulle farneticanti dichiarazioni del buffone africano, tragica macchietta alla M.J. nell'abbigliamento e nella ricerca di una fisicità alternativa...
E nemmeno donne che si dimostrassero almeno un po' stupite di imparare che siamo molto meno libere delle islamiche.
E nemmeno cattolici (o semplicemente - se può essere semplice - Cristiani) che facessero capolino dalla propria vigliaccheria per obiettare perlomeno sulla dichiarazione che "anche Gesù si convertirebbe all'Islamismo". Senza con ciò auspicare una guerra di religione. Solo un minimo rispetto per il palcoscenico - ops... Paese - che ha ospitato i suddetti guitti e per la sua cultura (quella tanto sbandierata per denigrare un padre che voleva esercitare la propria libertà di accompagnare la figlia alla morte, per esempio ... o per negare a ogni persona di scegliere chi amare e con chi condividere la vita, diritti e doveri compresi, anche davanti alla Legge).

Ma stanotte faceva freschetto... dicono mai così negli ultimi 50 anni...
Speriamo questo porti la conseguenza di un minimo risveglio del senso critico e della dignità...
Per il Paese e per ciascuno.
Settembre, andiamo, è tempo di cambiare (e mi scuserà il poeta se cambio le sue parole)

giovedì 26 agosto 2010

Un sorriso lungo 100 anni

100 anni fa, il 26 agosto del 1910, nasceva Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta.
Stamattina, ripensandoci, mi è passato per la mente che, per far leggere la biografia di questa grande donna al mio gruppo di catechismo, avevo predisposto una specie di "Story game" nel quale avevo mischiato la vita di Agnes con quella di un'altra piccola-grande donna: Bernadette Soubirous.
Il giorno che proponemmo il gioco i ragazzi (o meglio, le ragazze maggiormente) si appassionarono così tanto da non voler uscire fin quando il gioco stesso non fosse finito. Tanto che dovetti scendere ad avvertire i genitori che aspettavano all'esterno della casa della Gioventù.
Adesso magari non se ne ricordano più... ma spero che la conoscenza di cosa possa fare l'Amore di Dio anche in umilissime creature, si sia depositata come un seme pronto a germogliare nel loro cuore. Per quando servirà una scorta di cibo spirituale... Per la vita.
Madre Teresa, o come più esattamente si dovrebbe dire, la Beata Teresa di Calcutta (anche se mi piace di più come la chiama mia madre: Mamma Teresa), è una luce vivida nell'universo cattolico e in particolare, nella sua parte femminile.
La sua vita e la sua Fede sono insegnamenti "scomodi" ma non ignorabili.
Se non è alla portata di tutti la sua decisione di farsi tutto per i più poveri, portando nel cuore il lamento di Cristo "Ho sete", è certamente possibile imitarla nell'Amore. Per i fratelli e per Dio.
Sul crocifisso appeso ad una parete della casa madre e sulle mura delle "sue" case sparse in tutto il mondo è riportato proprio questo grido d'aiuto: I thirst.
In quello che lei chiamava "il Vangelo in 5 dita" e ripeteva contando le parole sulla sua mano: Lo avete fatto per me... è sintetizzato il significato di ogni suo gesto...
Nelle preghiere che ci ha lasciato è espresso il motivo. Della sua Fede e della sua vita tutta.

Ho sentito il battito del tuo cuore!
Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell'unità di cuore e di mente di
un'assemblea
di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile
grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell'inspiegabile gioia di coloro
la cui vita è tormentata dal dolore.

Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma aiuta la mia fede.

lunedì 16 agosto 2010

... shall I come back again?

Tutta una settimana senza internet... robe d'altri tempi, no?
Eppure per una lunga settimana non ho avuto l'impulso di accedere alla rete.
Ancora oggi non ho ispirazione per scrivere alcunchè.
E' un periodo un po' strano.
Mi sento abulica.
Ma passerà... spero!
Intanto, per inaugurare questa settimana post-ferragostana, un omaggio a un grande della musica: Elvis Presley.
Un uomo così amato, invidiato, celebre eppure un universo così inesplorato. Tanto da offrire la possibilità di farne una leggenda che ancora viene narrata e che ammanta di mistero la sua fine...
Al di là di ogni cosa rimane la sua voce...



venerdì 6 agosto 2010

Mi ricordo...

Mi ricordo una giornata estiva dedicata agli amici e alle sciocchezze dell'età...
La libertà di stare in piazza tutto il giorno e fino all'arrivo del crepuscolo quando bisognava attenersi alle regole che armonizzavano la vita familiare. E poi, dopo cena, di nuovo la piazza e gli amici e le chiacchiere, le confidenze, gli approcci e le contrapposizioni su argomenti anche banali.
E poi una finestra si apre e attraverso le parole di un'anziana del paese, il dolore che irrompe nell'animo e le lacrime che sgorgano sotto gli sguardi straniti del "gruppo": E' morto il Papa.
Per motivi che non ho mai sentito il bisogno di razionalizzare ho amato con tenerezza il Santo Padre Paolo VI.
Perciò, nel 32° anniversario della sua morte, i miei pensieri di oggi sono rivolti a Lui...
Ogni tanto racconto quanto sia stato innovativo il suo Pontificato ai miei figli che al termine "Papa" associano ancora solamente la figura del grande Giovanni Paolo II, il "loro" Papa.
Il suo difficile pontificato e gli scogli che ha dovuto superare. La sua finissima intelligenza e le intuizioni spesso sconosciute ai più. E la tristezza... La cadillac regalata a Madre Teresa di Calcutta e la Tiara...
Questo simbolo papale usato per l'ultima volta proprio per la sua incoronazione, celebrata sul sagrato di San Pietro il 30 giugno del 1963.
Ricevi la tiara ornata con tre corone e sappi che sei il padre dei principi e dei re, il rettore del mondo, il vicario in terra del Salvatore Nostro Gesù Cristo, al quale è onore e gloria nei secoli dei secoli”.
Pochi mesi dopo, il 13 novembre 1964, al termine di una sessione del Concilio Vaticano II, venne tenuta nella Basilica Vaticana una Divina Liturgia in rito orientale, alla presenza del Papa. Al termine, il segretario dell'assise ecumenica, dopo aver ricordato che la Chiesa è stata sempre e veramente madre dei poveri e dei bisognosi, annunziò che il Papa donava la sua tiara ai poveri. Paolo VI discese dal trono, si recò all'altare della concelebrazione, e la depose sulla mensa...
Ci ho pensato in questi giorni nei quali tiene banco la proposta di alcuni miliardari americani di devolvere metà del proprio patrimonio ai poveri.
Paolo VI aveva fatto una simile proposta ai tempi del suo Pontificato ma gli venne fatto notare che i tesori della Chiesa non erano nè suoi nè a sua personale disposizione... e la sua proposta fu bocciata.
Non entro nel merito e non cerco nemmeno di ipotizzare se, nel caso si fosse proceduto secondo le sue intenzioni, al mondo non ci sarebbero più poveri. Ho le mie idee... ma ripenso a questo uomo e a ciò che dal cuore gli aveva ispirato un simile, rivoluzionario, gesto.
Ripenso a questo grande Papa, Paolo Magno lo chiama qualcuno, e lo ringrazio perchè anche per Lui trovo sensato rimanere all'interno della Chiesa anche quando altre parole ed altri gesti scandalizzano me. Che certo sono ben poca cosa...
Oggi, nella ricorrenza liturgica della Trasfigurazione del Signore, esprimo anche su queste pagine a Paolo VI il mio affetto che non si arrende nemmeno davanti alla morte.
Fa o Dio, Padre di misericordia, che non sia interrotta la comunione che, pur nelle tenebre della morte, ancora intercede tra i defunti da questa esistenza temporale e noi tuttora viventi in questa giornata di un sole che inesorabilmente tramonta…”.

domenica 1 agosto 2010

Più o meno... facciamo oggi!

Non ho conosciuto mio nonno... e mio papà ne parlava in termini che, talvolta, mi sfuggivano.
Raccontava di un uomo materialmente poverissimo ma con una dignità che gli faceva scegliere di morire di fame, lui e la sua famiglia, piuttosto che abdicare ai suoi ideali. Però si sentiva in queste parole pregne di amore e di stima che si rammaricava per qualcosa che non aveva ravvisato nell'animo del suo genitore. Ho sempre pensato che a papà dispiacesse oltremodo l'assoluta mancanza di "credo religioso" del nonno. Però non lo giudicava. Mai! Nemmeno quando ci raccontava che da piccolo aveva il grande desiderio di farsi prete ma il nonno gli aveva imposto (e non con la dolcezza o il ragionamento...) di farsi una famiglia e avere dei bambini perchè "la nostra dinastia non finisca con te". In effetti è quasi incomprensibile che in un ambiente che si potrebbe definire ostile, 3 dei 5 figli del nonno (5 femmine + mio papà) avesse sviluppato una così fervente Fede che li ha accompagnati fino alla fine dei loro giorni. Soprattutto nella considerazione della presenza davvero defilata della nonna che aveva le sue priorità: 1 nell'amore ssoluto per il nonno; 2 nella necessità di procurarsi qualcosa da mangiare vista la povertà nella quale cresceva i propri figli.
Comunque...
Dai racconti del papà ho personalmente svluppato una stima smisurata nei confronti del nonno... anche se pure con me avrebbe avuto degli scontri in campo religioso.
Certo non in campo politico, visto che lui era un Socialista PURO... oltre che un istintivo e un idealista (o forse le cose vanno a braccetto!).
Quando ero ragazzina mi inorgogliva che le donne del paese dicessero quanto ero simile a nono Pieri... e me ne fregavo altamente della loro aria finto-preoccupata.
E adesso che non sono più tanto ragazzina, lo stimo ancora di più pensando a come vivrebbe la situazione attuale un uomo che negli anni del fascio era iscritto (2 in tutto il paese) al P.S.I.
Ri-comunque...
Il 1° agosto del 1922 il nonno si presentò al Comune della cittadina di fondovalle per denunciare la nascita - finalmente! - del figlio maschio.
"Quando è nato?" - chiese l'impiegato dell'anagrafe.
"Faccia oggi" - rispose il nonno senza sapere quanti giorni fossero passati da quando era partito da casa per cominciare i degni festeggiamenti per il tanto atteso evento.
Così, ufficialmente, oggi sarebbe il compleanno del papà...
E io vorrei poter fare gli auguri all'uno e all'altro, dicendo loro che sono i fari della mia vita.

giovedì 22 luglio 2010

Sottovoce... quasi un'intercettazione

In effetti questo post infrange ogni regola di privacy... ma è troppo spassoso e lo pubblico anche se non ho chiesto il permesso di farlo.

Antefatto: la mia collega la sera, a casa, si mette la macchinetta per i denti... e ritrova le sue 2 bambine, una di cinque anni e mezzo e una di quattro anni e mezzo. La scena vede come protagoniste la piccola e la mamma.

Giuly: Mamma, chi ha creato il mondo?
Mamma: *h*io...
Giuly: Eh?
Mamma: *hh*io!
Giuly, sgranando gli occhi: Tu?!?!?!?
Mamma: (liberando i denti per una miglior pronuncia) Dio.
Giuly: Ah... Non lo conosco.
Mamma: Ma sì. Andiamo pur ogni domenica in Chiesa per ringraziare il Signore per tutto quello che abbiamo. Le persone che ci vogliono bene, il paese così bello, la salute...
Giuly: Ho capito... Gesù.
Mamma: Quasi. Suo Padre.
Giuly: Giusalemme?
Mamma: Chi???
Giusy: Non so se si chiama così... Mi sembra che cominci per "Giusa"...
Mamma: Giuseppe.
Giuly: Sì, quello! Chi è?
Mamma: Il papà di Gesù.
Giuly: E Dio, allora?

... e mo'? Mica facile spiegare 'ste cose a una bambina piccola...

lunedì 19 luglio 2010

Lo ying e lo yang

E' vero che ciascun individuo è una fusione di ying e yang ed è anche probabile che, talvolta, l'equilibrio tra queste due componenti sia in precario individuo.
Credo che si possa ire anche che è altrettanto vero che ciò che dà fascino alle persone è l'intravvedere le due componenti. Io, per esempio, mi incantavo a notare la parte femminile, dolce e aggraziata, in quello splendido uomo che era mio padre. E vedevo anche quanto in mia mamma trapelasse una parte maschile, più essenziale e sbrigativa, che dava armonia alla coppia oltre che ai due soggetti che la costituivano.
Quindi dovrei trovare estremamente affascinante questo nostro Paese fatto di luci ed ombre. Salite quasi verticale in taluni individui che trascinano alto l'onore proprio e dell'intera collettivitò e discese a precipizio, forse anche a capitombolo, di individui che ridicolizzano e denigrano Nazione e popolazione.
C'è solo da sperare che lo ying sia arrivato in fondo al proprio negativo e che non possa accadere altro che un risveglio dello yang e si possa iniziare a risalire e ricostruire.
Ma intanto, nel giorno nel quale ciascuno dovrebbe soffermarsi almeno un attimo a pensare a persone come Paolo Bosellino (nell'anniversario dell'eccidio suo e della sua scorta), ma anche alla signora Eleonora Moro e al dignitoso comportamento di tutta la sua via, oppure a Mino Damato e all'incontro che gli ha sconvolto la vita e ha trasformato il suo dolore in un sorriso di speranza per chi ha avuto il destino di nascere in situazioni di costante e continua emergenza... Ecco, in questo giorno nel quale - forse - dovremmo riscoprire il pudore della consapevolezza di quanto miseramente piccoli siamo... qualcuno ha voluto seminare le solite perle di classe (e amore) su chi non ha consacrato la propria esistenza al culto della sua persona.
Per cominciare, all'università e-campus di Novedrate si è espresso sulle laureande definendole «belle ragazze laureate con il massimo dei voti che non assomigliano certo a Rosy Bindi ».
Che vis comica!!! Probabilmente ringalluzzita dalle sicure risate del suo popolo plaudente e dal fatto che stasera ritirerà un riconoscimento assegnatogli espressamente dal presidente della provincia, tale Guido Potestà, stranamente suo ex-dipendente...
Un premio che gli dà occasione di metterci al corrente che elargirà un milione di euro al Duomo di Milano per ringraziare la Madonnina di averlo protetto quando l'odio della sinistra rancorosa ha armato di una miniatura del Duomo stesso la mano di uno squilibrato attentatore...
Mi manca da capire se l'episodio è annoverabile tra gli "ying" o gli "yang"... ma un'idea ce l'avrei...


STAIT ATÊNZ…

Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…

Stiamo insieme da...

Dicevi??? ^-^

37 grazie x 22 PREMI!!!

Sira degli Oedv Presiùs

Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!

Embè...

Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

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Ma certo che NO!!!