sabato 18 aprile 2009

La vita in cattedra...

Gli ultimi due giorni sono stati indimenticabili...
Tutti i ragazzi che, anche in brevi occasioni, ci sono stati affidati per la formazione cristiana del catechismo; quelli che frequentiamo regolarmente o quelli che hanno ruotato negli spazi delle animazioni parrocchiali; tutti quelli che, talvolta con rammarico, ci chiediamo dove siano e quelli con i quali instauriamo rapporti di profonda familiarità; quelli che pare vogliano sfidarti nella dimostrazione di poter fare a meno di te, dei sacerdoti e, più ancora, di Dio... hanno partecipato a una terribile ora di domande sul senso della vita...
Per me tutto è cominciato con una telefonata... e come un sasso lanciato nell'acqua le parole si sono diffuse come cerchi concentrici, insieme con le lacrime... e al centro c'era un ragazzino di 15 anni.
"Gesù ha preso Marco per mano...", così mi ha detto il don al telefono.
Lo sapevamo che sarebbe accaduto.
Troppi giorni aveva cercato di contrastare il male, Marco. Mesi, anni... che aveva completamente cambiato la sua vita e quella dei suoi genitori, il suo viso e certamente anche la sua anima.
"Credi che sia sbagliato dubitare dell'esistenza di Dio?", mi sussurra George durante il rosario, seduti stretti sui banchi della nostra Chiesa.
"No, George! Ma io non oserei nemmeno guardarti in viso se non potessi risponderti che invece solo in Lui possiamo trovare senso a questo nostro dolore. E giustificazione al pianto e certezza che non siamo "solo" carne destinata alla putrefazione."
"Ma che un figlio preceda il genitore nella morte è inaccettabile..."
"Vero, Francesco... credo che anche la Madonna lo abbia detto, in cuor suo."
"Sai, Licia? Qualche volta mi chiedo se avrei attorno tanto rimpianto, anche io, se dovessi morire..."
Confesso che su questa frase ho pensato: Sono ancora dei bambini...
Ma l'indomani ho inghiottito con le lacrime questo pensiero.
Quando ho visto attraversare la navata del nostro Duomo da una marea di ragazzini in divisa sportiva che seguivano sei ragazzi di 15 anni che portavano una bara.
Alcuni erano ragazzi del mio gruppo di catechismo... Lo era anche Marco, seppure per poco tempo. Ed è stato uno dei ragazzini con i quali partecipo ai campiscuola estivi.

Come potremo far sì che ciò che abbiamo condiviso, lo strazio, i pianti e gli abbracci, non appassisca nei loro cuori senza aver dato i frutti che certamente ha seminato?
Quale altro modo abbiamo di ricordare Marco se non farlo sorridendo, dicendoci l'un l'altro "Ti ricordi...?" e ammettere che era davvero un rompiscatole?
Come non dirci che ci ha dato un grande insegnamento e che siamo certi che è vissuto con più pienezza lui nei suoi brevi 15 anni che molti, ricchi di tempo ma poveri di significato.
Come potrò non ripensare alle nocche delle loro mani bianche nella forza della stretta che ci intrecciava l'uno agli altri, ai loro visi pallidi e agli occhi smarriti se non potrò esortarli ad andare incontro con fiducia al futuro... e ad amare con la certezza che le persone che più amano (ed ameranno) sono destinate all'eternità e non sono solo a un "incidente temporale"?
E che tutti siamo destinati a ritrovarci...
Sciocchezze?
Certezza della speranza!

22 commenti:

rosy ha detto...

Certezza nella speranza di ritrovarci... credo in questo, ma ci sono momenti che questa certezza viene inabbissata dal troppo dolore che c'è su questa terra e intorno a noi.

Credo che i bambini che vanno via...prematuramente siano Angeli che Il Signore manda tra noi per un breve periodo, per farci riflettere...sulla brevità della nostra vita.

Ciao Angioletto Marco.

aquila ha detto...

Quel che è successo lascia un forte, fortissimo senso di smarrimento benchè ce lo si aspettasse. Capisco la domanda di George e capisco o almeno credo di capire la tua risposta.
Ma alle volte ho la sensazione che il confidare nel Signore non basti...e allo stesso tempo penso che se l'uomo non confida nel Signore allora è veramente solo su una spiaggia deserta....

balua ha detto...

.. conoscere la morte a 15 anni, per trauma o lunga malattia, è ingiusto e quasi incomprensibile, per chi non ha fede.

I vostri ragazzi sono fortunati ad avere se non altro delle risposte a domande che chiunque al loro posto si porrebbe, anche da ben più adulti.

Crescendo purtroppo avranno altri lutti, altri amici e altri funerali: ma questo primo grosso dolore non lo scorderanno mai.

Ricordo il primo amico che persi, per un incidente. Avevamo forse 16 anni. Era una giovane promessa del calcio professionista e prima di portarlo al cimitero la bara portata a spalla dai compagni di squadra ha fatto il giro del campo sportivo.
Ricordo coem fosse ora che piansi ininterrottaemnte per ore e ore, a casa dei nonni. Quando papà venne a prendermi, mi disse parole che non scorderò mai: putroppo ne perderai ancora tanti, di amici, crescendo

A 15 anni sembrava impossibile poter pensare che un dolore così grande potesse ripetersi ancora.. e non una volta, ma tante e tante e tante..

il monticiano ha detto...

Tu sai come descrivere e scrivere di una tragedia alla quale hai preso parte insieme ai tuoi ragazzi.
Immagino la commozione, le lacrime e lo strazio specialmente dei genitori.
Questo è un post che non si riesce a leggere se non commuovendosi.

Mamit ha detto...

Dopo aver letto la tua mail (grazie), son venuta qui.
Licia, ci sono dolori e tragedie che è impossibile tradurre; ma io "vedo" quella marea di ragazzini in divisa sportiva, quei 6 ragazzi di 15 anni che portano la bara; e vedo quelle nocche bianche che si stringono spasmodicamente per non perdersi ...e ammutolisco.
Ho la pelle d'oca e le lacrime che scorrono, stavolta non (solo) per la mia Nana; voglio trovare in queste tante lacrime un senso di purificazione, e nella "partenza" di Marco un insegnamento a chi sperpera tempo, amore, attenzione.
Ciao, Cara.

luigi vidoni ha detto...

Mi ha commosso questo tuo essere così presente nella vita della tua gente, dei tuoi ragazzi…
Certo, non ci sono tanto spiegazioni "razionali" che ci convincono, quanto piuttosto il sentirci amati per quello che siamo… e la testimonianza che diamo, che parte dal cuore, è quella che ti dà il coraggio di continuare, pur nell'interrogativo che pare non avere risposte.

Gabry in blog Belella ha detto...

Un dolore così grande è difficile da comprendere per noi adulti figuriamoci per dei ragazzi, ma io credo Kaishe che tu hai saputo dare loro quel conforto spirituale che cercavano, forse non hanno compreso bene le tue parole, ma sicuramente le avranno trovate rassicuranti, rassicuranti come la certezza della speranza per il loro futuro.

Un abbraccio Kaishe!

Kaishe ha detto...

Buongiorno a chi passa e grazie per la vostra vicinanza.

E buon giorno di Pasqua ancora, visto che la Pasqua non dura semplicemente 24 ore, ma bensì ne dura 8, di giorni...

Ed è un ulteriore aspetto da cogliere. Anche se siamo bombardati da notizie sul male, sul dolore e sulla morte, il giorno della Resurrezione si dilata per rassicurarci sul fine ultimo della vita di ciascuno e sulla storia dell'umanità intera.

Balua ha detto...

.. e comunque, invidio ed ammiro chi non abbandona mai la speranza...

.. un abbraccio

Anonimo ha detto...

Non è semplice parlare di cose che vanno oltre la quotidianità, perchè la morte di un giovane è comunque un evento "anomalo". Eppure io che lotto ogni giorno per strappare sebastiano da una morte prematura ho imparato anche a far capire come non tutto è scontato, come non sempre le cose vanno secondo i nostri piani e calcoli. I miei bambini vedono spesso recuperi in emergenza, sebastiano che diventa nero e colassa , spesso vedono come inizio a esortarlo a respirare e lo rianimiamo...per loro morte e vita sono legate e nonostante adorino il fratello e non vogliano gli capiti nulla, sanno che potrebbe capitare un evento inatteso. Forse alla base dell'educazione dei giovani manca questo, fare capire che la vita va colta ogni giorno. Troppo spesso i bambini vengono cresciuti in un mondo dove tutto va bene, dove nulla gli deve ferire, io credo che la realtà non è così. Resta il fatto che il dolore del distacco c'è, ma è parte della vita anche questo... Forse io cerco solo di trovare un modo di accettare quanto potrebbe capitare, ma so che nè io, nè mio marito, nè i figli siamo eterni ma che c'è un momento per andarsene per ognuno di noi! un bacio Gius

Kaishe ha detto...

Giusi cara... è ben vero che i nostri figli come "regola" vengono tenuti in una situazione quasi asettica nella quale parlare di morte crea a dir poco imbarazzo.
E parlo dei figli di tutta la generazione alla quale appartengo e di quella che la segue, non solo dei nostri.
Io ricordo ancora con chiarezza quando ho lasciato che miei figli vedessero una persona deceduta... e quanta titubanza.
In altri tempi, invece, vita e morte convivevano con la famiglia.
Si nasceva in casa e si moriva in casa e tutti, grandi e piccoli, imparavano ad "accompagnare".
Nonostante la durezza di ciò che vedono, io ritengo fortunati i piccoli che imparano la sacralità e il valore della vita vedondo chi lotta per mantenerla e chi fatica per la sua "normalità".
Il mio secondogenito VUOLE stare accanto a suo fratello quando sta male... e io lo vedo protettivo e dolce in un modo che nello stesso tempo mi strazia l'anima e me la rincuora.
Spero che rimanga sempre così sensibile davanti alla sofferenza... so che lo sarà così come, pur piccini, già dimostrano i tuoi.
Il loro essere entusiasti davanti alle ruote della sedia a rotelle dell'amica di Sasi e il loro divertirsi a giocare con ogni bimbo è un segnale stupendo delle persone che diventeranno.

stella ha detto...

Kais mi inchino davanti a questo post.

Gabry in blog Belella ha detto...

Buongiorno Kaishe e buon inizio settimana!

NADIA ha detto...

hola querida..............
non sò commentare....dovrei dirti che non trovo giusto morire così presto e con tanto dolore.....dovrei dire che non oso immaginare il dolore dei suoi genitori.....andando oltre potrei sembrarti blasfema e non vorrei...invidio coloro che credono di ritrovarsi...per me non è così.............
ti abbraccio forte forte!!!

Paolo ha detto...

Certezza della speranza! La nostra fede è tutta qui! A suo tempo comprenderemo tutto...

elena ha detto...

Non teniamo nascosta solo la morte, teniamo nascosta la malattia, teniamo nascosta la sofferenza. Perché? Forse una volta c'erano risposte troppo scontate "Si continua la sofferenza di Gesù, si partecipa alla redenzione". Credo che la redenzione sia tutta opera di Gesù, ma noi nella sofferenza impariamo ad amare, nella morte capiamo il valore della vita. I 15 anni "intensi" di Marco ci dicono che è un valore immenso. Non sprechiamolo, usiamolo per dare amore, in questo, solo in questo, possiamo seguire Gesù.

PAOLA ha detto...

Licia
la foto del post .... le guance arrossate dal sonno .... i pupazzini ... le tue parole ... una pugnalata al cuore.
15 anni, l'età di Denise.
Troppo pochi.

Kaishe ha detto...

Buongiorno carissimi!!!
Giornatine agitate. Mi sa che abbiamo preso una brutta piega!
Ringrazio tutti e dò il "benvenuto" ad Elena... serando che passi ancora e lasci una traccia per farsi trovare.

Paola cara.
La foto è (si capisce, no?) un po' datata.
E' una foto da camposcuola, quando ancora Marco er un bimbo. Bellissimo e tremendo.
In questi giorni me le sono guardate e riguardate.
Ho pensato che questa potesse essere postata perchè non era un primo piano ma "un'idea" di Marco e perchè l'abbandono nel sonno ha una dolcezza che "sento" uguale all'abbandono nelle braccia del Signore.

Gabry in blog Belella ha detto...

Buongiorno Kaishe, no qui purtroppo continua a piovere ed uscire con le pelosette che hanno un bel manto folto con sottopelo dopo significa perdere tutta la mattinata per asciugarle e sinceramente di prima mattina non è che è un gran bel lavoro visto anche che loro non amano essere spazzolate asciugate e via dicendo, quindi niente passeggiata si aspetta il sole.

Un abbraccio e buona giornata.

NADIA ha detto...

holaaaaaaaaaaaaaaaa buongiorno querida un abbraccio e un besito!!!

PAOLA ha detto...

LICIA, la tua sensibilità!!!!!!

mi ha colpito tanto la scelta della foto. La tenerezza dell'abbandono nel sonno è un sentimento che spesso mi ha fatto piangere per la sua intensità.
Guardare un bambino che dorme è un momento di pura pace, il respiro quieto, le mani abbandonate, le palpebre delicate e quasi trasparenti. Pura pace.

aquila ha detto...

Ciao mami passo per un saluto prima di mettermi a studiare cose serie visto che sabato sono già di turno al mattino....Benni incoraggiante dice di studiare tutto io invece mi sento mani e piedi legati....bohhhhhhh sperin ben....

STAIT ATÊNZ…

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Sira degli Oedv Presiùs

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Grazie Cri!!!

Embè...

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Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

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Ma certo che NO!!!