Per me, oggi, la giornata inizia nel modo più bello che potessi sognare con questa notizia:
sabato 31 agosto 2013
lunedì 19 agosto 2013
40...
... e vederli tutti come un film che si vorrebbe riavvolgere per poter rivivere momenti, incontri, emozioni!
Beh, si vedono anche sulla spolverata di grigio fra i capelli e sui visi segnati dal tempo. Almeno per chi tempo ne ha avuto e ne ha ancora.
Eccoci qua! Siamo noi... le 4 figlie di Meni da Moke...
Il 19 agosto 1973 è stata una giornata estremamente significativa, articolata su sentimenti contrastanti: la gioia per la prima sorella che si sposava, il timore che nel nostro nucleo familare si verificasse una frattura che avrebbe sovvertito l'ordine conosciuto e scardinato le mie sicurezze, l'emozione di una vita che sarebbe arrivata di lì a qualche mese e la consapevoilezza che la mia, la nostra, vita correva veloce e era utopia pensare di tratterere il tempo.
Oggi, riguardandomi alle spalle, non posso che prendere atto che la vita è una sorpresa, non sempre positiva, e che non possiamo far altro c he accogliere tutto ciò che ci accade...
Ed eccoci, 40 anni dopo.... giorno più, giorno meno. Io e quella vita che aspettavamo quel giorno speciale e che per me è una delle persone che amo maggiormente al mondo.
Si capisce quale sono nella prima foto?
Certo ero solo una diciasettenne senza troppe qualità da spendere per la mia riconoscibilità... eppure oggi mi guardo con un occhio più mbenevolo di allora. Forse riesco anche a volermi bene...
Certo ero solo una diciasettenne senza troppe qualità da spendere per la mia riconoscibilità... eppure oggi mi guardo con un occhio più mbenevolo di allora. Forse riesco anche a volermi bene...
giovedì 15 agosto 2013
Da fons de me anime...
La figura di Maria di Nazareth mi affascina sempre di più... sarà per l'evidenza delle differenze che ci sono (ahimè) tra le nostre due personalità.
Lo considero un ideale ma riconosco la personale difficoltà non dico a raggiungerla ma, quantomeno, ad avvicinarmicisi... ma ci lavoro ugualmente.
Questa ragazzina dovrebbe essere il modello di ogni giovane donna ma certamente la società non spinge in quella direzione.
Noi donne adulte dovremmo, però, non smettere mai di additarne i gesti - semplici e grandiosi - che hanno connotato la Sua vita e, da 2000 anni, celebrano la grandezza delle donne!
C'è un canto liturgico in friulano che riecheggia le parole dell'incontro con Elisabetta che amo particolrmente... eccole.
Da fons de me anime.
Da fons de mê anime o gjolt, o esulti,
il miôr de mê musiche a Diu lu cjanti,
che ancje se picule s'impense di me:
da fons de mê anime o cjanti al gran Re!
O jeri tant puare e mi à preferide,
parceche plui libare in cûr mi à cjatade
par chest ogni anime mi benedirà:
o jeri tant puare e Diu mi cjalà.
Il plen di superbie Idiu lu savolte,
il grant in te storie da l'alt lu dismonte,
ma il debul al sacie di ogni bontât:
il plen di supierbie al sbasse il so cjâf.
Gno popul consoliti, che no ti bandone,
che lui di difinditi ti à fat la promesse;
la fuarce dai debui a reste in Jahvè:
gno popul consoliti, che Diu l'è cun te!
Da fons de mê anime o gjolt, o esulti,
il miôr de mê musiche a Diu lu cjanti,
che ancje se picule s'impense di me:
da fons de mê anime o cjanti al gran Re!
O jeri tant puare e mi à preferide,
parceche plui libare in cûr mi à cjatade
par chest ogni anime mi benedirà:
o jeri tant puare e Diu mi cjalà.
Il plen di superbie Idiu lu savolte,
il grant in te storie da l'alt lu dismonte,
ma il debul al sacie di ogni bontât:
il plen di supierbie al sbasse il so cjâf.
Gno popul consoliti, che no ti bandone,
che lui di difinditi ti à fat la promesse;
la fuarce dai debui a reste in Jahvè:
gno popul consoliti, che Diu l'è cun te!
Dal
profondo dell’ anima gioisco ed esulto,
il meglio della mia musica a Dio io canto,
che anche
se sono piccola si ricorda di me:
dal fondo
dell’ anima io canto al Gran Re!
Io ero tanto povera
e Lui mi ha preferita,
perché dal
cuor libero Lui mi ha trovata
per questo
ogni anima mi benedirà:
io ero tanto povera
e Dio mi guargò.
Il pieno
di superbia Iddio lo stravolge,
il
grande nella storia Lui lo sconvolge,
ma il
debole lo sazia di ogni bontà:
il pieno
di superbia abbassa il suo capo!
Mio popolo
consolati ché non ti abbandona,
perché di difenderti
ha fatto promessa;
la forza
dei deboli resta in Jahvé:
mio popolo
consolati, che Dio è con te!
giovedì 1 agosto 2013
I ricordi... e i rimpianti
Oggi è una di quelle giornate nelle quali i ricordi prendono il sopravvento.
Oggi è il compleanno del mio papà... anzi, "popà".
Lui apparteneva ad una generazione per la quale l'essenzialità della vita di vestiva, troppo spesso, di privazioni.
La sua pià grande aspirazione era la famiglia, sia quella dalla quale proveniva e nella quale aveva avuto poco cibo materiale ma una grande ricchezza di sentimenti, che quella che aveva costituito e che ha sempre cercato di preservare dalle influenze esterne per cercare di farne l'ideale che cullava nel cuore e che, purtroppo, era decisamente difficile da realizzare.
La sua più grande ricchezza era la Fede, e io voglio credere di aver ereditato da lui il imio desiderio del Signore....
Questi giorni, per una serie di combinazioni, ho ripreso in mano album di nozze datati e ho ritrovato visi tanto amati, primo fra tutti quello del mio papà.Chissà se è una fortuna che si vivano i giorni della vita non pienamente consapevoli?
Forse, se invece lo fossimo, non godremmo di alcun presente aspettando, ora con ansia ora con paura, un futuro che mai si lascia afferrare e, invece, ci precede costantemente.
In questo mio presente il mio papà mi è vicino... e gli dico tutto ciò che non gli ho detto in altri tempi, forse perchè alcuni pensieri non erano nemmeno germogliati dentro di me.
domenica 28 luglio 2013
Lacrime dolci
... essere davanti al televisore e piangere perchè, attraverso questo strumento a volte colpevolizzato, possiamo vivere un momento dolcissimo con le immagini della GMG di Rio, con questi giovani che hanno una Fede più matura di troppi adulti, con questo Papa che è un a benedizione che il Signore ci ha mandato...
"Francesco - sta gridando un giornalista che non trattiene il canto del suo spirito - Dio ti benedica!"
Sono emozionata e sono felice di esserlo perchè avrei considerato una vera disgrazia farmi "spegnere" dalle cattiverie ricevute o da persone che stanno tradendo la vocazione che hanno ricevuto.
Sto ripercorrendo la GMG del 2005, l'unica alla quale ho partecipato (e pure quella quasi fuori tempo massimo)...
Sto ripercorrendo le mie giornate e le cose che ho perso...
E non vorrei che questo povero blog trascurato facesse parte dell'elenco di ciò che ho abbandonato.Un bacio ai miei amici che ancora passano di qui...
domenica 24 marzo 2013
La tenerezza e la fragilità...
Stiamo vivendo un evento storico e, soprattutto, un evento di grande impatto emotivo sul quale vorrei saper scrivere. Le immagini dell'incontro a Castel Gandolfo tra il Santo Padre Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI di sabato ne sono state compendio indimenticabile.
Oggi ho letto un articolo che, dicendo mmeglio di quanto saprei fare io ciò che più mi ha colpita, mi ha commossa... voglio condividerlo con chi passa a leggere.
Due uomini in bianco inginocchiati davanti a una Madonna Nera: è la prima e
forse ultima immagine indelebile di qualcosa che il mondo non aveva
neppure osato pensare possibile.
Ed è l’immagine indelebile della successione fra successori viventi
di Pietro. Nella pace e nella serenità di una storia che sta finendo e
di un’altra appena cominciata senza scismi, traumi, sferragliare di
spade, lotte di re e imperatori, abbiamo assistito al passaggio umano,
non formale, fra un vecchio ex Papa in vita e uno nuovo. Alla
resurrezione di un potere spirituale che i fedeli credono trascendente,
ma che ieri si è incarnato in quelle due figure tanto diverse e tanto
identiche.
Come sempre e come tutto quello che vediamo e ascoltiamo da quell’undici febbraio scorso quando Benedetto XVI restituì il commissum, l’impegno che il Conclave gli aveva assegnato, ci si deve affidare alle immagini per capire l’enormità di quanto il popolo dei cristiani cattolici, e il resto del mondo con loro, sta vivendo. Nella mancanza di un lessico adeguato, di parole che raccontino questa storia che non ha spartito né storiografia, va letto ogni gesto, anche il più minuto, perché si carica di significati. Racconta dettagli che divengono enormi e nuovi nella impossibilità di raffrontarli a esperienze già vissute o viste, “terra incognita” nella quale anche i due grandi vecchi in bianco si sono addentrati ieri per la prima volta insieme.
Come sempre e come tutto quello che vediamo e ascoltiamo da quell’undici febbraio scorso quando Benedetto XVI restituì il commissum, l’impegno che il Conclave gli aveva assegnato, ci si deve affidare alle immagini per capire l’enormità di quanto il popolo dei cristiani cattolici, e il resto del mondo con loro, sta vivendo. Nella mancanza di un lessico adeguato, di parole che raccontino questa storia che non ha spartito né storiografia, va letto ogni gesto, anche il più minuto, perché si carica di significati. Racconta dettagli che divengono enormi e nuovi nella impossibilità di raffrontarli a esperienze già vissute o viste, “terra incognita” nella quale anche i due grandi vecchi in bianco si sono addentrati ieri per la prima volta insieme.
Deve essere allora la suggestione di quella parola «tenerezza », che Papa Francesco ha ormai indelebilmente associato al proprio pontificato come un sigillo, ma proprio questo era il sentimento che prendeva vedendo la figura ormai eterea, di candela consunta, di Joseph Raztinger muovere passi da bambino, verso lo stesso elicottero che lo aveva portato dal Vaticano a Castel Gandolfo, poggiato all’ormai indispensabile bastone. Quel bastone che aveva orgogliosamente respinto nei suoi ultimi passi eretti e svelti da Papa prima di decollare da Roma, che molto dovettero essergli costati.
Non erano certamente superbia né freddezza, ma una fragilità che abbiamo visto aggravata anche nelle appena due settimane dall’arrivo al Castello, la sua incapacità di piegarsi per ricambiare l’abbraccio e il bacio del successore.
Bergoglio si è dovuto sporgere verso di lui, come il figlio che va a trovare il padre stanco in casa di riposo e sa che ogni movimento sembra poterlo spezzare, ogni momento insieme può essere l’ultimo. Si dovevano osservare le mani dei due, quelle robuste e forse un filo gonfie dell’argentino e quelle magrissime del tedesco, prima sulle spalle, poi sulle braccia poi intrecciate insieme, a lungo, strette oltre il cerimoniale, con l’anello cardinalizio del Vescovo emerito di Roma che brillava al posto dell’anello del pescatore.
Un groviglio di malinconia
affettuosa, mentre Ratzinger ripeteva con i suoi aliti di voce fioca,
quell’ormai classico «krazie, krazie, krazie» al Vescovo di Roma in
carica, a Francesco, che comincerà l’incontro di quasi due ore dando del
«lei» al predecessore e lo finirà con il «tu».
Come tra “fratelli”.
Il diverso modo di comunicare con il mondo dei due, quella loro “radicale convergenza”, come l’ha riassunta la rivista dei Gesuiti,
Civiltà Cattolica,
avrebbe poi trovato nella preghiera dentro la cappella privata del palazzo papale, di fronte alla riproduzione della Madonna Nera di Czestochowa voluta da Pio XI, la manifestazione più delicata e insieme simbolica. Nella cappella, i cerimonieri avevano preparato la poltrona e l’inginocchiatoio per il Papa, solo imperiosamente di fronte all’altare e all’immagine, che se l’avesse usata avrebbe lasciato il non più Papa alle sue spalle. Ma Francesco l’ha rifiutata, come ha respinto anche l’invito di Ratzinger a entrare per primo nel banco, per mostrarsi “fratello”, per mettersi spalle a spalle con l’altro. Francesco dalle larghe spalle sotto la mozzetta riservata al Papa in carica, Benedetto non più tale stretto nel “lupetto” imbottito bianco, per proteggere le proprie spallucce da quell’aria sempre un po’ gelida che permane dentro i castelli a fine primavera.
La transizione delle chiavi di Pietro è avvenuta in quella sequenza, sotto lo sguardo di una Madonna che non aveva, neppure Lei, mai visto niente di simile.
Il figlio era diventato il padre e il padre suo figlio, soli, dopo che l’arcivescovo Georg Gänswein, nella funzione di reverendissimo sacrestano per loro, aveva chiuso i battenti della porta della cappella, e assicurato i fermi perché non si spalancasse per caso sulla loro devozione. Ci piacerebbe sapere per cosa abbiano pregato, il Papa e il non Papa, quali intenzioni, e paure, e miracoli abbiano chiesto, come vorremmo sapere che cosa c’è dentro quel cofanetto bianco che Ratzinger ha consegnato a Francesco e che era stato messo, ostentatamente, sul tavolino fra di loro, perché lo vedessimo.
Non c’era alcuna necessità di mostrare quello scatolone, che senza il bianco pontificale non sarebbe stato molto diverso da un qualsiasi box per traslochi o da quei cartoni che gli angeli cacciati dai falsi paradisi di Wall Street si portavano via, con i rottami delle loro vite dentro. Ma anche questo oggetto, piantato fra l’ex Papa, seduto sulla poltrona dura a schiena alta e rigida per supportarlo meglio, e il nuovo Papa, più comodo su un divanetto imbottito, sporto in avanti, a gambe larghe, come in una conversazione qualsiasi fra amici, raccontava la volontà di una transizione umanissima, quasi burocratica, fra l’amministratore delegato dallo Spirito Santo e dai cardinali al successore, che con quella brutta contabilità dovrà, ora, vedersela lui. Pregando molto la Madonna che ha regalato al padre malato prima di salutarlo, la Vergine dell’Umilità. Un’altra di quelle intuizioni che stanno già rendendo Francesco amatissimo, e la più difficile, l’umiltà del potere.
Come tra “fratelli”.
Il diverso modo di comunicare con il mondo dei due, quella loro “radicale convergenza”, come l’ha riassunta la rivista dei Gesuiti,
Civiltà Cattolica,
avrebbe poi trovato nella preghiera dentro la cappella privata del palazzo papale, di fronte alla riproduzione della Madonna Nera di Czestochowa voluta da Pio XI, la manifestazione più delicata e insieme simbolica. Nella cappella, i cerimonieri avevano preparato la poltrona e l’inginocchiatoio per il Papa, solo imperiosamente di fronte all’altare e all’immagine, che se l’avesse usata avrebbe lasciato il non più Papa alle sue spalle. Ma Francesco l’ha rifiutata, come ha respinto anche l’invito di Ratzinger a entrare per primo nel banco, per mostrarsi “fratello”, per mettersi spalle a spalle con l’altro. Francesco dalle larghe spalle sotto la mozzetta riservata al Papa in carica, Benedetto non più tale stretto nel “lupetto” imbottito bianco, per proteggere le proprie spallucce da quell’aria sempre un po’ gelida che permane dentro i castelli a fine primavera.
La transizione delle chiavi di Pietro è avvenuta in quella sequenza, sotto lo sguardo di una Madonna che non aveva, neppure Lei, mai visto niente di simile.
Il figlio era diventato il padre e il padre suo figlio, soli, dopo che l’arcivescovo Georg Gänswein, nella funzione di reverendissimo sacrestano per loro, aveva chiuso i battenti della porta della cappella, e assicurato i fermi perché non si spalancasse per caso sulla loro devozione. Ci piacerebbe sapere per cosa abbiano pregato, il Papa e il non Papa, quali intenzioni, e paure, e miracoli abbiano chiesto, come vorremmo sapere che cosa c’è dentro quel cofanetto bianco che Ratzinger ha consegnato a Francesco e che era stato messo, ostentatamente, sul tavolino fra di loro, perché lo vedessimo.
Non c’era alcuna necessità di mostrare quello scatolone, che senza il bianco pontificale non sarebbe stato molto diverso da un qualsiasi box per traslochi o da quei cartoni che gli angeli cacciati dai falsi paradisi di Wall Street si portavano via, con i rottami delle loro vite dentro. Ma anche questo oggetto, piantato fra l’ex Papa, seduto sulla poltrona dura a schiena alta e rigida per supportarlo meglio, e il nuovo Papa, più comodo su un divanetto imbottito, sporto in avanti, a gambe larghe, come in una conversazione qualsiasi fra amici, raccontava la volontà di una transizione umanissima, quasi burocratica, fra l’amministratore delegato dallo Spirito Santo e dai cardinali al successore, che con quella brutta contabilità dovrà, ora, vedersela lui. Pregando molto la Madonna che ha regalato al padre malato prima di salutarlo, la Vergine dell’Umilità. Un’altra di quelle intuizioni che stanno già rendendo Francesco amatissimo, e la più difficile, l’umiltà del potere.
Da La Repubblica del 24/03/2013.
domenica 17 marzo 2013
Relicti sunt duo, misera et misericordia.
Oggi la parola "misericordia" è stata centrale.
In primo luogo nella Liturgia domenicale che ha proposto l'episodio dell'adultera che, accusata dai "benpensanti" del suo tempo, viene trascinata davanti a Gesù per diventare pretesto per condannare Lui...
Racconta l'Evangelista (Giovanni, in questo caso) che Gesù prende a scrivere per terra e non dobbiamo faticare ad immaginare un terreno sabbioso e polveroso sul quale nessuno scritto può rimanere impresso a lungo, compreso l'elenco dei peccati della donna.
E se il vento si porta via la sabbia e le parole tracciate da Cristo, una sana introspezione spazza via l'arrogante saccdenza degli accusatori che, uno alla volta, lasciano la scena (come dice Sant'Agostino) alla "misera" e alla "misericordia".
Anche il Santo Padre ha posto al centro della sua breve ma intensa e comprensibilissima omelia la misericordia, sottolineando nella recita del suo primo Angelus la figura di un Cristo che non si stanca mai di usarla verso di noi.
Del resto Papa Francesco ha già lasciato intendere che la misericordia, la pietà, l'amore per l'Uomo saranno centrali nel suo Ministero per tutta la sua durata.
Ogni gesto di questo Papa è una sorpresa dolce e piacevole.
Ogni sua parola risveglia emozione e simpatia.
Credo che sarà un dono preziosissimo per ciascun Uomo e per la Chiesa.
Dio lo benedica e lo ricolmi di bene per quello che è intenzionato a fare.
Non sappiamo quanto realizzerà... ma sappiamo di certo che dopo di lui niente sarà più come prima.
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STAIT ATÊNZ…
Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…
Dicevi??? ^-^
Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!
Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!










