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mercoledì 11 marzo 2015

L’amore che rimane



Stamattina ho letto l'articolo che segue e ho pensato subito che volevo condividerlo sul mio blog... trascurato ma non dimenticato.
A chi ancora ci passa e, dunque, talvolta mi pensa, devo dire che la mia vita ha subito trasformazioni di non poco conto...
Sto cercando di ritrovarmi... voglio ritrovarmi e ritrovare voi, amici virtuali ma cari al mio cuore.
...
Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là.

Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.

Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me!

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente.

A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!

Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi.

Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”.

È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!

Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.

E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse.

Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos’è la nostalgia per te, tesoro?

La nostalgia è l’amore che rimane!

***
Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane!

Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo.

Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante.

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno.

(Dr. Rogério Brandão, oncologo)

lunedì 30 settembre 2013

C'è un'Italia...

... e ci sono tanti Italiani che, talvolta semplicemente cercando di non farsi sopraffare, tal'altra dovendo proprio lottarci, operano a adispetto della disastrosa situazione generale nella quale il Paese pare sempre in procinto di soccombere.
Ieri ne ho visto i frutti... e sono una consolazione.
Ieri, in un classico Paesino di montagna dove. fortunatamente, l'essenziale ha ancora un senso, si sono festeggiati i 10 anni di presenza di una ztrfuttura di accoglienza per persone in difficoltà: il Centro "don Onelio", sede carnica della Comunità Piergiorgio onlus.
La giornata, dunque, è stata di festeggiamento, di memoria e di ringraziamento.
Festeggiamento di una "prima tappa", come ha detto la direttrice del Centro chiedendo a tutti i presenti "non lasciateci!"
Memoria si un vero e proprio "profeta", capace di dare l'avvio ad un'opera imponenete proprio nel momento di maggiore difficoltà personale, colpito lui stesso da sclerosi multipla che gli imprigiona il corpo nella paralisi propressiva ma non diminuisce la sua capacità di sognare un futuro migliore per tutti.
Un profeta capace di scuotere la coscienza delle persone che lo hanno conosciuto e di imprimere nel loro cuore il segni dell'amore che si realizza solo donandosi.
Ringraziamento alla Comunità di Caneva che, nella semplicità del quotidiano, ha accolto gli ospiti della Casa don Onelio e si è fatta loro "prossimo" e fratello nella Fede.
Giornate così sono una benedizione... e sono felice di averla vissuta con queste persone, con questi amici.


domenica 28 luglio 2013

Lacrime dolci

... essere davanti al televisore e piangere perchè, attraverso questo strumento a volte colpevolizzato, possiamo vivere un momento dolcissimo con le immagini della GMG di Rio, con questi giovani che hanno una Fede più matura di troppi adulti, con questo Papa che è un a benedizione che il Signore ci ha mandato...
"Francesco - sta gridando un giornalista che non trattiene il canto del suo spirito - Dio ti benedica!"
Sono emozionata e sono felice di esserlo perchè avrei considerato una vera disgrazia farmi "spegnere" dalle cattiverie ricevute o da persone che stanno tradendo la vocazione che hanno ricevuto.
Sto ripercorrendo la GMG del 2005, l'unica alla quale ho partecipato (e pure quella quasi fuori tempo massimo)...
Sto ripercorrendo le mie giornate e le cose che ho perso...
E non vorrei che questo povero blog trascurato facesse parte dell'elenco di ciò che ho abbandonato.
Un bacio ai miei amici che ancora passano di qui...

domenica 24 marzo 2013

La tenerezza e la fragilità...

Stiamo vivendo un evento storico e, soprattutto, un evento di grande impatto emotivo sul quale vorrei saper scrivere. Le immagini dell'incontro a Castel Gandolfo tra il Santo Padre Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI di sabato ne sono state compendio indimenticabile.
Oggi ho letto un articolo che, dicendo mmeglio di quanto saprei fare io ciò che più mi ha colpita, mi ha commossa... voglio condividerlo con chi passa a leggere.

Due uomini in bianco inginocchiati davanti a una Madonna Nera: è la prima e forse ultima immagine indelebile di qualcosa che il mondo non aveva neppure osato pensare possibile.


Ed è l’immagine indelebile della successione fra successori viventi di Pietro. Nella pace e nella serenità di una storia che sta finendo e di un’altra appena cominciata senza scismi, traumi, sferragliare di spade, lotte di re e imperatori, abbiamo assistito al passaggio umano, non formale, fra un vecchio ex Papa in vita e uno nuovo. Alla resurrezione di un potere spirituale che i fedeli credono trascendente, ma che ieri si è incarnato in quelle due figure tanto diverse e tanto identiche.
Come sempre e come tutto quello che vediamo e ascoltiamo da quell’undici febbraio scorso quando Benedetto XVI restituì il commissum, l’impegno che il Conclave gli aveva assegnato, ci si deve affidare alle immagini per capire l’enormità di quanto il popolo dei cristiani cattolici, e il resto del mondo con loro, sta vivendo. Nella mancanza di un lessico adeguato, di parole che raccontino questa storia che non ha spartito né storiografia, va letto ogni gesto, anche il più minuto, perché si carica di significati. Racconta dettagli che divengono enormi e nuovi nella impossibilità di raffrontarli a esperienze già vissute o viste, “terra incognita” nella quale anche i due grandi vecchi in bianco si sono addentrati ieri per la prima volta insieme.



Deve essere allora la suggestione di quella parola «tenerezza », che Papa Francesco ha ormai indelebilmente associato al proprio pontificato come un sigillo, ma proprio questo era il sentimento che prendeva vedendo la figura ormai eterea, di candela consunta, di Joseph Raztinger muovere passi da bambino, verso lo stesso elicottero che lo aveva portato dal Vaticano a Castel Gandolfo, poggiato all’ormai indispensabile bastone. Quel bastone che aveva orgogliosamente respinto nei suoi ultimi passi eretti e svelti da Papa prima di decollare da Roma, che molto dovettero essergli costati.
Non erano certamente superbia né freddezza, ma una fragilità che abbiamo visto aggravata anche nelle appena due settimane dall’arrivo al Castello, la sua incapacità di piegarsi per ricambiare l’abbraccio e il bacio del successore.
Bergoglio si è dovuto sporgere verso di lui, come il figlio che va a trovare il padre stanco in casa di riposo e sa che ogni movimento sembra poterlo spezzare, ogni momento insieme può essere l’ultimo. Si dovevano osservare le mani dei due, quelle robuste e forse un filo gonfie dell’argentino e quelle magrissime del tedesco, prima sulle spalle, poi sulle braccia poi intrecciate insieme, a lungo, strette oltre il cerimoniale, con l’anello cardinalizio del Vescovo emerito di Roma che brillava al posto dell’anello del pescatore.


Un groviglio di malinconia affettuosa, mentre Ratzinger ripeteva con i suoi aliti di voce fioca, quell’ormai classico «krazie, krazie, krazie» al Vescovo di Roma in carica, a Francesco, che comincerà l’incontro di quasi due ore dando del «lei» al predecessore e lo finirà con il «tu».
Come tra “fratelli”.
Il diverso modo di comunicare con il mondo dei due, quella loro “radicale convergenza”, come l’ha riassunta la rivista dei Gesuiti,
Civiltà Cattolica,
avrebbe poi trovato nella preghiera dentro la cappella privata del palazzo papale, di fronte alla riproduzione della Madonna Nera di Czestochowa voluta da Pio XI, la manifestazione più delicata e insieme simbolica. Nella cappella, i cerimonieri avevano preparato la poltrona e l’inginocchiatoio per il Papa, solo imperiosamente di fronte all’altare e all’immagine, che se l’avesse usata avrebbe lasciato il non più Papa alle sue spalle. Ma Francesco l’ha rifiutata, come ha respinto anche l’invito di Ratzinger a entrare per primo nel banco, per mostrarsi “fratello”, per mettersi spalle a spalle con l’altro. Francesco dalle larghe spalle sotto la mozzetta riservata al Papa in carica, Benedetto non più tale stretto nel “lupetto” imbottito bianco, per proteggere le proprie spallucce da quell’aria sempre un po’ gelida che permane dentro i castelli a fine primavera.
La transizione delle chiavi di Pietro è avvenuta in quella sequenza, sotto lo sguardo di una Madonna che non aveva, neppure Lei, mai visto niente di simile.
Il figlio era diventato il padre e il padre suo figlio, soli, dopo che l’arcivescovo Georg Gänswein, nella funzione di reverendissimo sacrestano per loro, aveva chiuso i battenti della porta della cappella, e assicurato i fermi perché non si spalancasse per caso sulla loro devozione. Ci piacerebbe sapere per cosa abbiano pregato, il Papa e il non Papa, quali intenzioni, e paure, e miracoli abbiano chiesto, come vorremmo sapere che cosa c’è dentro quel cofanetto bianco che Ratzinger ha consegnato a Francesco e che era stato messo, ostentatamente, sul tavolino fra di loro, perché lo vedessimo.
Non c’era alcuna necessità di mostrare quello scatolone, che senza il bianco pontificale non sarebbe stato molto diverso da un qualsiasi box per traslochi o da quei cartoni che gli angeli cacciati dai falsi paradisi di Wall Street si portavano via, con i rottami delle loro vite dentro. Ma anche questo oggetto, piantato fra l’ex Papa, seduto sulla poltrona dura a schiena alta e rigida per supportarlo meglio, e il nuovo Papa, più comodo su un divanetto imbottito, sporto in avanti, a gambe larghe, come in una conversazione qualsiasi fra amici, raccontava la volontà di una transizione umanissima, quasi burocratica, fra l’amministratore delegato dallo Spirito Santo e dai cardinali al successore, che con quella brutta contabilità dovrà, ora, vedersela lui. Pregando molto la Madonna che ha regalato al padre malato prima di salutarlo, la Vergine dell’Umilità. Un’altra di quelle intuizioni che stanno già rendendo Francesco amatissimo, e la più difficile, l’umiltà del potere.
Da La Repubblica del 24/03/2013.

giovedì 11 ottobre 2012

La luna... e noi sulla terra

Sono passati 50 anni e, anche se oggi tutti si affannano a dire quanto sia stata profetica l'intuizione di Giovanni XXIII, anche all'interno della Chiesa c'è chi crede che si debba fare qualche passo indietro rispetto alle "novità" introdotte, nella Liturgia e non solo, dal Conciclio Vaticano II.
Rileggendo alcune pagine di cronaca, di ricordi e di commenti sul Concilio che proprio 50 anni fa ha avuto inizio e si è snodato lungo il tempo di 3 anni per essere chiuso da un altro Pontefice rispetto a Colui che lo ha voluto e inaugurato, mi viene da sorridere al ricordo della ragazza sempre ribelle che ero e che, tanto per andare contro corrente, dichiarava di trovare molti punti di contatto con le critiche di Lefebvre e, forse, non sapeva nemmeno bene di cosa si stesse discutendo.
Oggi guardo tutto con occhi diversi... o forse è il cuore che è diverso e mi fa vedere le cose sotto una luce diversa.
Oggi ascolto il "discorso della luna" e mi intenerisco.
Quanto si cambia!
Quanto ci cambia la vita che viviamo.
Nel caso specifico, sono felice che, nonostante le delusioni, non mi abbia indurita. Anzi...



domenica 19 febbraio 2012

Le occasioni perse...

Finalmente è passato anche per quest'anno... Perchè, in definitiva, anche chi non lo guarda dalla metà degli anni '80 se ne ritrova, suo malgrado, ostaggio.
E anche quest'anno ci siamo dovuti sorbire nugoli di pseudo-esperti in ogni trasmissione televisiva, ad ogni orario del palinsesto, nella più assoluta indifferenza della tanto sbandierata pluralità.
Quello che più mi ha dato fastidio è il solito, umiliante, "utilizzo" della figura femminile. Con colpevole complicità di una certa tipologia di persona ben rappresentata da una deludente Belen che, dopo averci lasciato intravedere una certa autoironia che lasciava presagire perfino un'intelligenza che un po' ci rimetteva in pace con l'esibizione del corpo anche fuori contesto, ha deluso con la pantomima mutanda-sì, mutanda-no, mutanda-forse ma (immaginiamo) modello Borat...
E sì che si sarebbe potuto parlare di ben altre donne... Di certo di una che meritava una maggiore attenzione. Questa...



Evidentemente la smania dello share surclassa ogni altra possibile gestione del mezzo. Ma stavolta hanno toppato alla grande i giornali...
Ci considerano proprio così "poco" da propinarci solo la "menata" della farfallina e perdere l'occasione di parlarci di un altro tipo di donna che avrebbe maggior diritto di essere esempio per le future donne italiane rispetto ad una banale comparsa, buona solo per qualche copertina, qualche scalcinato calciatore (o fotografo esperto di gossip), qualche isola e molti scaldalucci il più delle volte preparati a tavolino?
Non lo so... Spero di no!
Intanto mi incanto e mi commuovo quando posso "incontrare" una DONNA dalla vita VERA.

venerdì 11 novembre 2011

Numeri e pallottolieri

Oggi è una giornata speciale, per chi crede alla cabala.
Ma poi, in realtà, ogni giorno è "speciale" perchè tutti portano almeno un seme che cerca di germogliare e forse l'unica differenza è che alcuni semi sono curati e altri vengono lasciati seccare.
Stamattina, appena sveglia, non ho pensato alla sequenza di "11" che ci avrebbe accompagnati fino allla fine della giornata ma a una ragazza che proprio oggi avrebbe compiuto 30 anni.
Quella sera di 3 decenni fa, rincasando con il mio pancione che proprio quel giorno era "giunto a termine" ho sentito che stava partorendo una mia conoscente e così ho aspettato sul corridoio del reparto maternità finchè ho sentito il vagito di Anna e ho pensato: Il prossimo sarà mio figlio.
Oggi Anna non c'è a festeggiare il suo compleanno e io ho il magone per alcuni problemi che fanno parte della nostra vita... ma al mattino tutto è ancora ovattato e l'unica certezza è che bisogna alzarsi svelte perchè la giornata deve iniziare con un buon ritmo altrimenti non riusciamo a fare tutto il programmato. Così preghiera svelta e via che si iniziano le danze: alle 7 sono già in ufficio.
Il pomeriggio invece prende tutta un'altra piega...
Non credo alla cabala, ma questo 11.11.11 non è generoso.
...
Credo che la grazia più "umana" che ciascuno debba avere sia di essere accudito da mani amorevoli quando oramai rimane solo un povero corpo senza vita.
...
Non posso (non voglio) parlare di ciò che ha reso questa giornata tremendamente indimenticabile... Voglio sorridere e far sorridere... Perciò ecco un'immagine d'amore...



E domani porterà il suo carico ma, spero, anche il suo raccolto.
Di certo il tanto atteso risultato di una conta per la quale non ci siamo fatti mancare nemmeno i pallottolieri.

Intanto oggi - 13.11.2011 - casa mia si è vestita a festa.



giovedì 27 gennaio 2011

Lebens unwerten... per non dimenticare!

Nella vigilia della celebrazione della "Giornata della Memoria" ho letto un breve articolo... e ho pianto.
Era un'anticipazione dello spettacolo che, proprio per onorare tale circostanza, Marco Paolini terrà (ha tenuto la sera del 26) con messa in onda su La7.
A parte che Marco Paolini mi piace in modo smisurato e i miei giudizi sui suoi lavori sono favorevoli anche senza averli visti... quello che racconta non lascia indifferenti.
Ve ne riporto alcuni stralci. L'articolo completo lo trovate qui. Chi ha La7 magari ha avuto la possibilità di vederlo...


Tra il 1939 e il 1945 nel territorio del Reich furono ammazzati centinaia di migliaia di cittadini tedeschi, persone disabili e malati di mente. Le prime vittime del nazismo furono loro: prima degli ebrei, prima degli zingari, prima degli omosessuali. Prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un miscuglio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, mai dette apertamente però sapientemente indotte: forse anche per questo, ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti. Uccisi da medici o per ordine di medici, da persone impiegate in luoghi che dovevano curare. Oggi ne sappiamo molto di più di quel che successe durante il nazismo. Sappiamo i metodi usati per uccidere, sappiamo i colpevoli, sappiamo i grandi numeri.

Cominciarono a morire per primi, prima dei lager, e continuarono a morire per ultimi, fino a dopo la fine della guerra. La medicina, i medici, sono tra i protagonisti della storia che racconto: ma medici, psichiatri, tedeschi e italiani sono coloro che a partire dagli anni Ottanta hanno fatto emergere i fatti e permesso a questa storia di emergere, storia tedesca ma che ha riguardato anche l'Italia, storia di ieri ma che fa pensare a oggi, storia con poche storie, difficile da narrare, difficile da ascoltare.

Hitler prende il potere in Germania nel '33, e in 12 anni succede tutto, ma questa storia comincia prima, perché i dottori dell'eugenetica hanno cominciato il loro lavoro prima, alla fine della "Belle époque". Forse non c'è mai stata altra epoca in cui gli scienziati sono stati così gran sacerdoti della vita delle persone. Perché le città si illuminano di luce delle lampade a gas, girano le automobili, la medicina fa passi da gigante. L'idea di difesa della razza non è un parto della sola filosofia tedesca: tutti discutono sulle teorie dell'ereditarietà e sull'evoluzione delle specie. il primo paese al mondo che applica la neonata "scienza" eugenetica è l'America! Tra la fine dell'Ottocento e il 1924 tutta una serie di Stati americani adotta leggi sulla sterilizzazione obbligatoria. In quel momento gli Stati Uniti sono il paese più avanzato nella frontiera della dura lotta per avere figli belli, sani e forti. E in Europa un politico che sta muovendo i primi passi se ne accorge: Adolf Hitler. Nel 1920 in Germania viene pubblicato un piccolo libro "Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens" (il permesso di annientare vite indegne di vita). Lo scrivono un medico e un giudice. Vite indegne di essere vissute: ma quel libro non era l'unico in circolazione; c'era un pensiero che alzava la voce e arrivava da lontano, da oltre oceano, da oltre l'inizio del Novecento. Nella terra dei poeti e dei musicisti, quel pensiero diventa eliminazione; altrove, in altre civilissime nazioni, prima che lì cominciasse e per molti anni dopo che lì tutto fu finito, si manifestò con la sterilizzazione forzata di centinaia di migliaia di persone. Quasi sempre di donne.

Questa storia non esce quasi mai quando si fanno le Giornate della memoria, perché l'altra è più grande. Questa resta minore, quasi storia non degna di essere narrata. Gli psichiatri hanno avuto il merito di aver rotto il silenzio su questa storia mettendosi in discussione. Anche i medici dovrebbero farlo, anche gli scienziati dovrebbero farlo, anche ognuno di noi dovrebbe almeno conoscerla.

mercoledì 20 gennaio 2010

Tracce...

Quando ero bambina evitavo accuratamente di porre in confronto il mio papà con i padri delle mie amichette. Ero troppo certa della sua superiorità e non volevo mettere in imbarazzo o, peggio, umiliare le mie compagne di giochi...

Quando ero ragazzina sognavo che l'uomo che sarebbe stato il padre dei miei figli potesse essere come il mio papà...

Quando nella Cooperativa per la quale avevo lavorato un paio di mesi mi chiamarono in ufficio per dirmi che erano molto contenti di come mi ero comportata e dei rapporti che avevo instaurato con tutti i colleghi e, pertanto, mi proponevano un contratto a tempo indeterminato con validità retroattivo (cioè a far data dall'inizio del contratto a tempo indeterminato), ho chiamato subito al telefono il mio papà perchè volevo fortemente che lui fosse orgoglioso di me...

Quando seppi di aspettare un secondo figlio desiderai che fosse maschio per potergli dare il nome del mio papà...

Quando conosco persone nuove e capita di dire di chi sono figlia mi lascio sempre commuovere dalle espressioni che tutti riservano al ricordo del mio papà e mi sento abbracciata dal bene che ha seminato in tutti...

Quando penso al significato di parole come onesto, buono, corretto, sensibile, disponibile, profondo... le ritrovo nella figura di mio padre.

Quando il polso del mio papà rimase in silenzio perchè lui era andato "oltre" non seppi dirgli altro che "grazie" sperando che da quel momento potesse saper e vedere tutti i segni profondi di lui nella mia vita...

Oggi sono 6 anni che mio padre se n'è andato.
Ma è sempre qui con me.

venerdì 6 novembre 2009

Uno scandalo che dovrebbe inquietarci

Ci sono argomenti sui quali riesce difficile esprimersi.
Talvolta non perchè l'argomento stesso non ponga interrogativi e non risvegli risposte quanto, piuttosto, perchè si teme di non essere all'altezza. Di non sapere argomentare su questioni che pure sentiamo appartenerci. Con forza.
La sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo a proposito della legittimità (o meno) della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche è uno di quegli argomenti.
Mi sono avventurata solamente a commentare un blog che ne parlava, limitandomi alla considerazione di quanta "libertà" abbia sempre dato questa, a quanto pare, ingombrante presenza. Portavo come esperienza personale il ricordo del maestro che ho avuto dalla terza alla quinta elementare. Un galantuomo. Politicamente un socialista che io definirei "puro" tanto per distinguerlo dai socialisti trafficoni e ladri che hanno ucciso per i loro interessi materiali l'ideale che avevano abbracciato. Religiosamente un non-credente. Che però ci insegnava ad avere rispetto di chi invece credeva e, forse senza nemmeno volerlo, ci insegnava il vero significato del termine "timor di Dio"... che certo non è paura come ingenuamente credevamo quando recitavamo a memoria i Doni dello Spirito Santo, a catechismo.
Molte cose le ho comprese da grande. E so che molte sono germogliate da semi che ha piantato lui, il maestri Albin.
Una persona alla quale non dava fastidio il segno appeso alla parete della nostra aula. Nella consapevolezza che come simbolo a lui non diceva niente ma onestamente ne sapeva riconoscere il significato e una valenza didattica che prescinde dalla Religione per volgersi ai tanti altri Valori che l'uomo Gesù di Nazareth ha incarnato.
Rimanevo, dunque, in silenzio (almeno su questo spazio) sul tema, pur sentendomene interrogata.
E non mi ritrovavo nelle troppe dichiarazioni che i mass media hanno riportato. Nemmeno in quelle del card.Bertone, che pure avrebbe dovuto essere la più illuminata e la più illuminante.
Ieri sera, finalmente, ho letto un articolo che esprime ciò che avrei voluto saper esporre io.
Lo firma Marco Travaglio... tanto per essere una volta di più convinti che certe nostre "classificazioni" non hanno nessun senso.

Questo è il passaggio che mi ha maggiormente colpita...


domenica 4 gennaio 2009

Un gatto da biblioteca

Si dice che sia di buon auspicio salutare la nascita del nuovo anno facendo cose piacevoli che in forza di qualche congiunzione astrale o semplicemente obbedendo a qualche vecchio proverbio, sicuramente ripeteremo per tutti i 365 giorni della sua durata.
Scartata la tentazione di cominciare l'anno dormendo (è una delle cose che vorrei poter fare di più!), ho optato per la lettura.
Uno dei miei 2 colleghi catechisti mi aveva giusto regalato un libro per Natale, accompagnandolo con le parole: Appena l'ho visto ho pensato a te...!
Così l'ho letto in ogni ritaglio di tempo di questi primi 4 giorni del 2009... e l'ho chiuso sull'ultima parola da pochi minuti.
A dire il vero, l'ho chiuso piangendo... ma guardando la copertina del libro e intuendo l'argomento, mi darete senz'altro la vostra comprensione.

E' la storia vera di un gatto "speciale"... del quale potete trovare altre immagini e qualche notizia anche sul sito della Libreria di Spencer, Iowa, la sua "casa".

Il libro comincia con il ritrovamento del micetto da parte delle impiegate, appunto, della libreria e poi racconta le prodezze di Dewey Readmore Books...
Di più non posso dirvi, per non annullare la possibilità che vi venga voglia di regalarvelo e leggervelo...

Ma un passaggio mi ha trovata talmente concorde che me ne approprio e lo dedico ai miei 5 figlioletti pelosi: Momore, Martino, Miki e Lele, e il piccolo di casa Jodie... e a tutti i loro cuginetti che danno gioia alle vostre case e alle vostre giornate.
Con una dedica specialissima a una "gattofila" speciale che ho molto amato e che mai avrei immaginato di emulare: mia suocera.

Descrizione del lavoro di Dewey
1. Riduce lo stress di tutti gli umani che gli dedicano attenzione.
2. Accoglie all'ingresso tutte le mattine alle nove in punto i visitatori della biblioteca.
3. Controlla tutte le scatole in entrata per accertarsi che non presentino problemi per la sicurezza e che siano sufficientemente confortevoli.
4. Partecipa a tutti gli incontri della Stanza Rotonda nelle vesti di rappresentante ufficiale della biblioteca.
5. Garantisce pause di comicità allo staff e ai visitatori.
6. Si intrufola nelle borsette e nelle ventiquattrore mentre i visitatori stanno studiando o cercando materiale.
7. E' fonte di pubblicità gratuita, a livello nazionale e internazionale, per la biblioteca di Spencer.
8. Si impegna per ottenere lo status di gatto più schizzinoso del mondo, rifiutandosi di mangiare pappe che non siano delle marche più costose e prelibate.

I punti che, per ovvie ragioni, non posso condividere possono essere sostituiti dai seguenti:
9. Può rappresentare un ottimo argomento per avviare una conversazione con persone che non si conoscono bene.
10. E' stato causa e motivo dell'incontro con persone che sono molto felice di aver incontrato...

domenica 7 settembre 2008

Capirsi...

Questo fine settimana appena trascorso ho avuto occasione di fare i conti con la mia emotività anche per avvenimenti oggettivamente lontani da me...
La ragione per la quale mi sentissi tendente ad emozionarmi mi sfuggiva, salvo trovarne qualche riflesso sabato sera nell'ascolto della Parola durante la celebrazione della Santa Messa.
E' questione di compassione!
Devo però farmi intendere sul significato che riconosco nel termine utilizzato.
Altrimenti potrei creare lo stesso disappunto che susciterei in una persona con una qualsiasi difficoltà dicendo: Come compatisco quello che stai vivendo...
Per me il termine ha un significato dolce e profondo... Compassione... "cum-passio", da pathos = sentimento... cioè patire insieme.
In particolare, il "volo" dell'ultimo tedoro - Hou Bin - all'inaugurazione dei giochi paraolimpici di Pechino, mi ha davvero emozionata e commossa e, anche se il giornalista continuava a ripetere "No compassione", io la sentivo, eccome!
Talvolta, anche per dare un senso al mio essere sempre pronta a compatire con qualunque persona o situazione, dico: Il fatto è che non sono capace di oggettivizzare ciò che mi accade attorno... o soggettivizzo tutto!
Immagino che il problema, pur definito con termini probabilmente impropri, sia proprio questo, finisco sempre per farne "qualcosa di personale"... di tutto!

Ma se nella Parola di Dio ho trovato quanche suggerimento di risposta, nel Vangelo di questa domenica, uno dei passaggi porta nuove domande e nuovi dubbi...
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.
Io la interpreto come "poco può fare la compassione se non si ricerca anche la comunione"...
Mi sa che devo fare ancora molta strada...
E per fortuna che la conclusione ...dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro... rassicura sul fatto che non sta tutto nelle mie sole forze... anzi, forse ben poco. Dove manca la capacità c'è la Grazia...



P.S.: il momento culminante della cerimonia è a 3:40 del filmato...

martedì 2 settembre 2008

CampoScuola con una ragazza speciale...

Veramente i ragazzi speciali erano 23 + 4 + 1 ... e cito solo i presenti che potevano vantarsi dell'età "ridotta" ... ma la vera protagonista del camposcuola di questa estate 2008 è stata una ragazza ebrea di nome Maria...
Com'è ovvio il camposcuola, in quanto parrocchiale, non si propone solo come vacanza ma anche come percorso di crescita, fisica e spirituale.
Pur favorendo, dunque, tutte le espressioni più consone all'età dei fruitori, quali l'allegria, il piacere di stare insieme, i giochi, un pizzico di trasgressione (almeno degli orari) , le confidenze... ci sono nel corso della giornata i momenti della preghiera, della meditazione e della riflessione.
La vita di Maria di Nazareth ha come punto di forza che l'età dei nostri ragazzi corrisponde all'età della Vergine al tempo della visita dell'Arcangelo Gabriele.
L'itinerario era strutturato seguendo alcuni brani-guida sui quali erano state calibrate attività, riflessioni e perfino giochi.

I primi due giorni ci siamo dedicati ai Protovangeli, vale a dire ai Vangeli non ufficiali sui quali si trova la storia della famiglia della Vergine, la sua nascita e la sua crescita fino all'ingresso nella Storia della salvezza. Nei giorni successivi abbiamo basato i discorsi e le provocazioni sui Vangeli nei quali Maria appare e l'ultimo giorno abbiamo parlato delle apparizioni mariane.
Credo che alcune riflessioni abbiano raggiunto un tale grado di profondità che ne rimarrà traccia per sempre nei cuori di tutti noi.
Così come rimarrà il ricordo della serata delle "nozze"...

Partendo dal racconto delle Nozze di Cana, infatti, abbiamo organizzato una vera e propria festa nuziale, con tavole imbandite, fiori alla sposa, menù festivo e bomboniere in onore della cuoca e di suo marito che stanno per tagliare il meraviglioso traguardo di 46 anni di vita insieme...
Intanto che approntavamo l'allestimento della sala per il "banchetto", i ragazzi hanno pensato a quali cose chiedere a due persone che hanno scelto di stare insieme per tutta la vita. Mentre poi Lucia e Giusto rispondevano, si leggeva nei loro occhi il sogno di ascoltare una fiaba con un finale bellissimo che tutti vorrebbero poter realizzare.


Poi, a far da cornice, le escursioni, i canti attorno al falò, la notte in malga tutti insieme con l'intenzione di non dormire... ma poi che concerto di ronfamenti!!!
E i pasti consumati nell'allegra confusione di una famiglia composta da 32 persone... e i turni delle pulizie, e i giochi all'esterno e nel salone della nostra casa saurana... e le confidenze notturne con le luci spente...
E le attività divisi in gruppo a confrontarci sulla nostra vita e sulla nostra Fede.
Un giorno abbiamo fatto la lettura dei giornali e poi ciascuna squadra ha scelto 3 argomenti sui quali incentrare le proprie riflessioni per poi "inventare" un modo accattivante di trasmetterle agli altri. La mia squadra aveva scelto: l'anoressia, l'eutanasia e la pedofilia all'interno della Chiesa... Argomenti non poco ostici! Eppure le riflessioni che ne sono uscite rivelavano capacità di analisi e critica... I ragazzi sono davvero scrigni che celano meraviglie che noi adulti talvolta abbiamo lasciato avizzire!
Intanto la fine del campo si avvicinava e a noi pareva fosse stato troppo breve... e un po' avevamo voglia di tornare al nostro ritmo quotidiano ma capivamo che quella settimana era un'occasione fortunata che avevamo e ne volevamo godere con intensità...
Il penultimo giorno lo abbiamo dedicato alla costruzione della grotta di Lourdes... e all'attesa del gioco notturno che è sempre una sorpresa che gli animatori regalano ai ragazzi...



E infine la S.Messa conclusiva... e le parole che ci siamo scambiati, i ringraziamenti, le preghiere, le mani intrecciate... e, per me, questo abbraccio fra lacrime che raccontavano quante cose abbiamo condiviso e quanto amore ci lega... e la gratitudine alla nostra speciale compagna di settimana e di vita...

domenica 24 agosto 2008

Zahre

Avrei voluto fare un bel post con le foto del camposcuola appena tenutosi... ma il fotografo è troppo preso dalla fidanzata e non vogliamo fare gli scocciatori...
Così vi racconto qualcosa, riservandomi di riparlarvi della nostra magica settimana saurana un'altra volta.
Dunque, da cosa cominciamo?
Direi dal luogo: Sauris di Sopra...
Secondo la leggenda il borgo è stato fondato intorno al XIII o XIV secolo da due soldati tedeschi in fuga dalla guerra. Non a caso ancora oggi Sauris conserva la sua antica lingua, il saurano, molto simile al germanico, così come le tradizioni religiose e la venerazione per alcuni santi della terra di origine dei suoi primi abitanti e la denominazione nella lingua locale di paesi, località e case... Zahre, Plozn, Ruke, Velt, Pa'...
... e poi la settimana del camposcuola...
Il periodo di camposcuola prevede uno stile di vita sobrio e un percorso formativo.
Uscita quotidiana per giochi vari nei prati o nel bosco, due escursioni di cui una comprensiva di pernottamento in malga, almeno un'attività quotidiana sull'argomento del campo, preghiera del mattino e della sera (anche ai pasti... ma molto poco "canonica"), poco sonno, molti canti, tante confidenze, alcune parolacce, rari tentativi di ripristinare l'ordine e, per chiudere in bellezza, il gioco notturno.
Ho affrontato molto bene le due escursioni e me le sono proprio godute... tra l'altro non abbiamo preso che poche gocce di pioggia al rientro dalla malga... compensata dall'umidità della lunga serata attorno al falò e dall'aria frizzantissima che spirava in cresta.
La prima escursione ci ha portati, dopo un sentiero in ripida discesa, sul greto del torrente Lumiei e, percorrendone l'argine asciutto, alla sua foce in una lingua del Lago di Sauris letteralmente tra i monti... come si vede dalla foto qui sopra, da dopo si individua il prcorso dal paese alle acque del Lago.
Punto negativo: la discesa della partenza si trasforma inevitabilmente in salita al ritorno... e che salita!
Perciò la seconda escursione, portandoci esattamente agli antipodi, è cominciata con una salita che ha la brutta abitudine di stroncare le gambe... ma ce l'abbiamo fatta...
Punto problematico: dato che un paio di ragazzini non stavano bene, abbiamo concordato con il malgaro che li passasse a prendere in paese e li portasse con il suo mezzo appropriato fino alla malga. Avutone conferma, abbiamo pensato di partire un po' più leggeri e lasciare che ci portasse anche le cibarie per la cena e la colazione...
Alle 9 di sera abbiamo cominciato a preoccuparci... alle 9,3o abbiamo acceso il falò quale buon auspicio, alle 10 eravamo schizzati e cantavamo perchè i ragazzi non se ne avvedessero... ma la fame cominciava a farsi sentire... Tra l'altro in zona non c'era campo per i cellulari...
A quel punto però due animatori sono partiti alla ricerca della copertura... e finalmente sono riusciti a contattare il paese che ci ha rassicurati che erano partiti con un leggero ritardo.
Nessuno osava formulare una frase che contenesse la parola "incidente", ma questa aleggiava tra noi... Poi finalmente vediamo in lontananza due fari...
I canti si sono fatti molto più ritmici, il fuoco è stato ravvivato e i bastoncini sono stati lestamente portati vicino al fuoco perchè potessero compiere il loro mestiere: infilzare le salsiccie da cuocere alla fiamma...
Insomma, alle 11 abbiamo mangiato di buonissimo appetito e poi abbiamo goduto il cielo... e il freddo, l'umidità e il fumo del falò... ma eravamo proprio felici!
Poi, dopo manovre che nemmeno un battaglione fra i denti da lavare, il bagno da visitare, i sacchi a pelo da distendere... tutto rigorosamente senza elettricità e con qualche torcia che passava di mano in mano, finalmente abbiamo dormito, nonostante il russare di parecchi personaggi.
Un ultimo accenno al gioco notturno...
E' tradizione che i ragazzi si scatenino nello svolgimento di questo ultimo gioco... ed è altresì tradizione che si scatenino anche gli animatori...
Dato che il gioco si svolgeva in giro per il paese, abbiamo raccomandato di non far capire chi fossimo, per evitare mugugni nel futuro.
A un certo punto si affaccia una signora su una terrazza e seccamente ci invita a smetterla di vociare.
Una ragazzina guarda in su e fa: Scusi, signora, ma sa... siamo BoyScout...
Ai suoi improperi ci siamo allontanati e, incontrando il nostro don, gli abbiamo raccontato lo scambio di battute. E lui, serafico: Ma Licia, tu gli hai detto che sei la "Donna vestita di sole"...
Abbiamo faticato a trattenere i ragazzi che volevano andare a suonare il campanello della signora per aggiornarla sulla mia identità "segreta"...


A proposito della Donna vestita di Sole... quest'anno l'itinerario formativo del camposcuola prevedeva di conoscere meglio una ragazza coetanea dei nostri ragazzi fruitori dell'esperienza. Una ragazza ebrea di nome Maria.
Di Lei vi racconterò prossimamente... quando avrò foto per essere più chiara... intanto posto una foto dello scorso anno... queste sono le MIE ragazze... anzi, una mi chiama proprio MAMMA...



giovedì 19 giugno 2008

Parlando con Paola...

Stasera, parlando con Paola, ci siamo dette quante "occasioni" sprechiamo senza volerlo.
Quanto bisogno abbiamo tutti di sentirci amati e quanto poco pensiamo che noi possiamo dare la gioia di sentirlo a chi ci sta vicino...
Quante volte vorremmo riportare indietro l'orologio per riavere un'opportunità che non c'è più...
Quanti abbracci vorremmo aver dato per contribuire a costituire, per le persone che amiamo, una scorta per i giorni tristi...
Questi discorsi si sono poi intrecciati alle poesie della nostra vita, ancora "condizionate" dal "bloggioco poetico"...
Così, quando mi sono capitate sott'occhio queste parole, le ho trovate sorprendentemente in linea con i nostri pensieri... e mi è venuta voglia di offrirle... a Paola e a tutti voi...

Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico. Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano. Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato.
Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.
Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore.
Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.
Ho imparato così tanto da voi, Uomini… Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granché utili, perché quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.
Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perché se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci. Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.

Questa lettera cominciò a circolare su Internet a seguito della diffusione da parte del periodico mattutino salvadoregno "El Diario de Hoy", datata 2 giugno 2000, che la attribuiva a Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittoreha perà negato la paternità, definendo la lettera stessa "kitsch"...
Sia come sia, pur non condividendo ogni parte, trovo che vi siano alcuni spunti sui quali riflettere...

lunedì 16 giugno 2008

Labyrinth Escher

Talvolta per far compiere dei ragionamenti ai ragazzi, ci avvaliamo di attività che per loro sono solo giochi, ma che in realtà sono vere e proprie chiavi per mettere in moto ragionamento, fantasia e discernimento.
Una di queste attività ricalca un sorta di mito che fin dall'antichità continua ad affascinare l'Umanità: il labirinto.

La parola deriverebbe da Labrys, la doppia ascia che a Creta era l’emblema del potere regale e aveva la forma di due quarti di luna opposti, a simboleggiare il potere di vita e di morte della divinità lunare matriarcale.
Vita e morte... quale altro dualismo può catturare più di questo l'interesse dell'Uomo?

Fin dall’epoca in cui è nata la saga legata ai miti di Dedalo, di Teseo, di Arianna e del Minotauro nella leggendaria Creta del re Minosse a raccontare simbolicamente la storia della lotta dell'uomo per conquistare e domare la "diversità", ma anche la denuncia di un fallimento: il fallimento di chi, come Teseo, con l'inganno e il tradimento (il filo di Arianna, metafora del logos ordinatore), penetra nel Labirinto e uccide la Bestia senza aver prima riconosciuto che il Labirinto e la Bestia sono dentro di lui...

L’Egitto aveva il “labirinto celeste”, nel quale venivano spinte le anime dei dipartiti, di cui esisteva un esemplare anche sulla terra, il famoso Labirinto descritto da Erodoto: tremila camere, metà sotto e metà sopra la superficie della terra.

Il percorso al suo interno diventa la materializzazione di una prova iniziatica traducibile come viaggio che conduce al centro, ovvero al luogo sacro per eccellenza che esprime la speranza di una rinascita. Tale pensiero si conserva immutato anche nel Medioevo cristiano. E’ solo l’oggetto dell’iniziazione che muta; anziché Teseo è Cristo che libera l’anima dall’errore e dalla perdizione. in una nuova interpretazione religiosa che, accanto all’amore per l’allegoria, inserisce l'attrazione per la magia.

A partire dalla metà del Cinquecento il labirinto troverà spazio nel clima gaudente della corte diventando una moda culturale arrivata fino a noi nell'architettura dei giardini che ricalcano, appunto, il percorso di un labirinto.

E che dire del modo di dire "labirinto della mente"?... In effetti, i problemi della vita appaiono spesso come un intricato labirinto, nel quale è difficile imboccare la giusta direzione, se non dopo aver compiuto molti tentativi ed errori ed averne pagato le conseguenze.

Ad affrontare il tema della crescita ricalcando l'idea dell'uscita da un labirinto, nel 1986 esce un film "Labyrinth, dove tutto è possibile" dove, nella parte del malvagio re degli gnomi, il demoniaco Jareth, troviamo il poliedrico cantante David Bowie...

Nello spezzone che segue, la parte finale del film con i protagonisti a sfuggirsi o inseguirsi, secondo le parti, nel labirinto del titolo...



Quello che me lo ha riportato alla mente è che il "modello" del labirinto è proprio una delle opere di Escher... di cui ho già parlato nel precedente post.

Per me è stato lo stupore di scoprire come, attraverso la preparazione per le Mostre di Illegio, sono accompagnata a riflettere davvero su molti argomenti, seguendo di volta in volta un percorso piuttosto che un altro del labirinto delle occasioni che ci si presentano...

giovedì 29 maggio 2008

Enigmando la Gioconda

Dunque... piuttosto che stirare martedì sera sono andata a una serata di "lettura" artistica...
Certamente prima o dopo dovrò anche attaccare il ferro, ma devo dire che sono felice di aver scelto questa opportunità, perchè gli spunti e i suggerimenti che abbiamo ricevuto sono stati oltremodo interessanti.
L'opera d'arte oggetto delle nostre elucubrazioni era il più famoso quadro di Leonardo da Vinci: Monna Lisa, altrimenti detta La Gioconda.

Il piccolo Genio della Parrocchia, ci ha condotti davvero per mano a leggere ogni angolo del quadro, quelli visibili e quelli invisibili, perchè cancellati dall'Artista stesso in tempi successivi, oppure perchè non fermati sulla tela ma che comunque ne hanno influenzato la stesura, vale a dire il contesto personale di Leonard
o e storico in generale.

Ho trovato affascinante l'idea che possa essere un autoritratto, come taluni studiosi cercano di dimostrare da una presunta simmetria nei caratteri dei due volti... ma non credo davvero che sia la versione esatta e definitiva.

Mi piace molto di più la versione secondo la quale il ritratta è quello della seconda moglie di Francesc
o del Giocondo, di nome Lisa Gherardini... da cui entrambi i nomi del dipinto.
Versione, per a
ltro, condivisa anche dal Vasari che scrisse:
Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi, lo lasciò imperfecto…"

Il quadro, custodito al Louvre di Parigi è stato, nei secoli, oggetto di svariate "contaminazioni" ad opera di diversi artisti, tra i quali non possiamo non citare A
ndy Warhol...

Nel corso della serata ci è stato proposto uno di questi lavori, per la precisione ad opera di Marcel Duchamp, che ha ritoccato il capolavoro nel modo che vediamo qui accanto...

Come potete vedere non grandi modifiche...
Qualche aggiunta: un paio di baffetti e
un delicato pizzetto... e una sigla alla base del ritratto: L.H.O.O.Q.

Ovviamente la sigla ha scatenato una ridda di supposizioni sul significato della stessa...
Quali possono essere le parole suggerite?
Che la sigla celi un messaggio?
Di sicuro non possono essere solo una sequenza casuale di lettere...
Non conoscendo l'amore di Leonardo per
il gioco nelle più diverse forme e applicazioni, sia per divertimento che come esperienza scientifica: rebus, enigmi, quadrati magici, giochi di prestigio... ma anche bolle di sapone, sassi lanciati sulla superficie dell'acqua e trottole, con cui compiva gli esperimenti che annotava nel Codice Atlantico o nel Codice Hammer.

Secondo una delle ipotesi, forse la più elementare, la soluzione può celarsi nel semplice scandire delle lettere stesse: EL - ASH - O - O - KU ... che letto in sequ
enza può dare: El à shò o cü (Elle a chaud au cul)... troppo forte!

Ma la spiegazione che mi ha conquistata e avvinta, e sulla quale ho pensato a una mia carissima amica (lei sa che sto parlando proprio di lei) e quella sulle mani di Monna Lisa...

Premetto doverosamente che c'è un piano di lettura di una sup
posta "leggerezza" della donna in relazione al fatto che sia stata ritratta con i capelli sciolti (giammai per una donna sposata e appartenente a un certo ceto sociale), per il sorriso accennato (enigmatico ma proprio per questo aperto a tutte le interpretazioni) e per le mani stesse (vuote... come se fosse una donna dedita all'ozio).
Ma ce n'è un altro che legge in molti particolari della tela una sorta di omaggio alla maternità: il leggero velo che copre i capelli e le mani, appunto.
Del resto Francesco del Giocondo era rimasto vedovo di una prima moglie che non gli aveva dato eredi, e l'auspicio era che la seconda moglie potesse invece dargliene...


Dunque le mani... raccolte, una sull'altra, il braccio sinistro sul bracciolo della poltrona e la mano destra che si appoggia sulla sinistra... due mani sul bracciolo... Do' mani braciolo... domani avrò un bambino tra le braccia...


Ecco, tesoro, non potendo farti omaggio del quadro (per ovii quanto banali motivi), ti offro il mio pensiero... per me è stato davvero sorprendente e chissà... magari è foriero di altre sorprese...

STAIT ATÊNZ…

Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…

Stiamo insieme da...

Dicevi??? ^-^

37 grazie x 22 PREMI!!!

Sira degli Oedv Presiùs

Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!

Embè...

Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

Blog360gradi - L’aggregatore di notizie a 360° provenienti dal mondo dei blog!

Ma certo che NO!!!