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domenica 2 febbraio 2014

Nunc dimittis servum tuum, Domine...

... secundum verbuum tuum in pace.
 
Il Vangelo che la Liturgia ci regalava ogg è uno dei brani più belli in assoluto... anche per i ricordi che suscita i me.
Con queste parole, infatti, il nostro Monsignore ha parlato alla Comunità dell'intervento chirurgico al quale si era sottoposto e di quanto lo aspettava.
 
 
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la Tua Parola.
 
Un affidamento totale e consolatorio. Una Fede assoluta, semplice e profonda.
Mentre veniva proclamato le lacrime mi hanno rigato il viso e io ho sperato che nessuno se ne accorgesse.
La vita ha passaggi difficili e prove che vorremmo evitare. E, soprattutto, noi abbiamo gradi di sopportazione influenzati da tutti gli accadimenti che ci troviamo ad affrontare tanto che, a volte, finiamo per cedere su episodi all'apparenza banali.
Ma ciò che siamo è la fusione del tutto che viviamo... e io mi accontento di cercare di non vergognarmi mai di me stessa.

domenica 15 settembre 2013

Un po' l'uno, un po' l'altro

Due fratelli. 
Il primo, forse succube del luogo comune del fratello maggiore, si comporta come i genitori si aspettano: giudizioso, collaborativo, disponibile...
Il secondo si comporta da fratello minore: amicone, giocherellone, presumibilmente affettuoso ma forse superficiale...
Indipendentemente dalla "posizione" nella scaletta di ingresso nel nucleo familiare, credo che tutti siamo stati un po' l'uno, un po' l'altro. Anche i figli unici.
C'è un'età nella quale siamo stati molto concentrati su noi stessi e sui nostri diritti. Chi non avrebbe voluto avere tutto ciò che gli "spettava" per goderselo da giovane invece che aspettare, magari dovendo adattarsi a qualche rinuncia, un futuro non ben posizionabile?
In tutte le età, invece, abbiamo sentito di essere trascurati e abbiamo provato il morso della gelosia per l'amore che vedevamo riversare su un fratello o, comunque, un'altra persona che, nella nostra percezione, era dunque complice di un furto che noi subivamo e del quale dovevamo anche essere testimoni.
Questi sono i pensieri ispirati dal Vangelo odierno, quello famosissimo del "Figlio prodigo"... che poi quale bimbo capiva che significava 'sto prodigo?
Bene ha fatto la Chiesa a cominciare a definire questa Parabola con un altro nome: Parabola del Padre Misericordioso.
E proprio il Padre riesce a rendere accettabili i difetti di entrambi i figli, mettendoli entrambi sullo stesso piano. Un piano di assoluta uguaglianza, quello dell'Amore.
Il Padre non manifesta nè il dolore per il comportamento del figlio che manifesta le sue pretese e, ottenuto ciò che voleva, se ne va nè la delusione davanti alla durezza dell'altro figlio che gli rinfaccia la sua obbedienza rivelando lo sfondo egoistico del suo rimanere.
Egli si alza, per entrambi, e va loro incontro ai due figli di cui aspettava il ritorno, non importa da quanto lontano, guardando fuori dalla finestra... e fuori da se stesso.
Questo Padre è Dio... un padre con la tenerezza di una madre. E questo, soprattutto ora che abbiamo un Pastore che ce lo ripete spesso, Francesco, rende molte cose più accettabili.


Oggi il Santo Padre nella preghiera dell'Angelus ha usato un termine "gioiosa" e, ancora una volta, mi ha sorpresa perchè avevo appena raccontato ad una mia nuova amica un episodio che amo ricordare.
Quando i miei figli erano piccoli avevamo l'abitudine di andare ogni sera alla Santa Messa.
Questa cosa aveva fatto sì che le (poche) persone che la frequentavano si fossero molto affezionate loro e avessero preso a voler bene anche a me. In conseguenza del bel clima che respiravamo durante questo appuntamento quotidiano ci fermavamo spesso a chiacchierare sul Sagrato, raccontandoci episodi della quotidianità e ridendo e sorridendo assieme.
Un giorno una delle signore che formavano il gruppo, una dolcissima signora di nome Eufemia, mi disse: "Ti capiterà certamente che qualcuno, con l'intento di offenderti, ti darà della matta perchè sei sempre pronta a sorridere. Non ascoltarli. Tu non sei matta, sei gioiosa."
Cara Eufemia! Quanto mi sono aggrappata a queste parole quando davvero qualcuno mi ha ferita con questo giudizio....

giovedì 15 agosto 2013

Da fons de me anime...

La figura di Maria di Nazareth mi affascina sempre di più... sarà per l'evidenza delle differenze che ci sono (ahimè) tra le nostre due personalità.
Lo considero un ideale ma riconosco la personale difficoltà non dico a raggiungerla ma, quantomeno, ad avvicinarmicisi... ma ci lavoro ugualmente.
Questa ragazzina dovrebbe essere il modello di ogni giovane donna ma certamente la società non spinge in quella direzione.
Noi donne adulte dovremmo, però, non smettere mai di additarne i gesti - semplici e grandiosi - che hanno connotato la Sua vita e, da 2000 anni, celebrano la grandezza delle donne!

C'è un canto liturgico in friulano che riecheggia le parole dell'incontro con Elisabetta che amo particolrmente... eccole.
 

Da fons de me anime.
Da fons de mê anime o gjolt, o esulti,
il miôr de mê musiche a Diu lu cjanti,
che ancje se picule s'impense di me:
da fons de mê anime o cjanti al gran Re!


O jeri tant puare e mi à preferide,
parceche plui libare in cûr mi à cjatade
par chest ogni anime mi benedirà:
o jeri tant puare e Diu mi cjalà.


Il plen di superbie Idiu lu savolte,
il grant in te storie da l'alt lu dismonte,
ma il debul al sacie di ogni bontât:
il plen di supierbie al sbasse il so cjâf.


Gno popul consoliti, che no ti bandone,
che lui di difinditi ti à fat la promesse;
la fuarce dai debui a reste in Jahvè:
gno popul consoliti, che Diu l'è cun te!



Dal profondo dell’ anima gioisco ed esulto,
il meglio della mia musica a Dio io canto,
che anche se sono piccola si ricorda di me:
dal fondo dell’ anima io canto al Gran Re!
Io ero tanto povera e Lui mi ha preferita,
perché dal cuor libero Lui mi ha trovata
per questo ogni anima mi benedirà:
io ero tanto povera e Dio mi guargò.
Il pieno di superbia Iddio lo stravolge,
il grande nella storia Lui lo sconvolge,
ma il debole lo sazia di ogni bontà:
il pieno di superbia abbassa il suo capo!
Mio popolo consolati ché non ti abbandona,
perché di difenderti ha fatto promessa;
la forza dei deboli resta in Jahvé:
mio popolo consolati, che Dio è con te!

venerdì 31 agosto 2012

Credo la Chiesa... modesto omaggio al Cardinal Martini

Quando, nei primi giorni del marzo 1997, il Cappellano del mio Paese mi propose di tenere una lectio divina in Chiesa il sabato successivo, 8 marzo - quarta domenica di Quaresima, il primo sentimento fu di inadeguatezza... Ma il nostro Monsignore, presente all'incontro, liquidò ogni mio dubbio con un ruvido: Io credo che tu possa farlo... e la decisione fu presa.
Tornata a casa aprii il Messale per prendere visione di quale brano Evangelico avrei dovuto commentare. Era il terzo capitolo del Vangelo di Giovanni:

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
 

sarebbe diventato un "faro" della mia vita... ma quel giorno era solo una preoccupazione alla quale dare una soluzione il più possibile dignitosa... Da che parte avrei dovuto cominciare ad esprimere ciò che la Parola mi suggeriva?, anzi, mi avrebbe suggerito qualcosa?
Il pensiero mi accompagnò, ovviamente, anche sul posto di lavoro i giorni successivi.
E proprio mentre lavoravo trovò la strada per districarsi  in un pensiero di senso compiuto.
Una copia del sole 24 Ore che stazionava sulla mia scrivania riportava un'intervista nella quale "qualcuno" parlava di "dialogo tra pensanti e non pensanti".
Era proprio ciò che mi aveva colpito: Nicodemo, uomo della Legge dunque privilegiato e, certamente, in una posizione di prestigio sociale, non aveva abdicato alla salutare esigenza di capire ed era andato a interrogare Gesù Cristo...
Quel qualcuno che aveva lanciato la provocazione del dialogo non già fra credenti e non credenti ma, appunto, fra pensanti e non pensanti, era il Cardinal Carlo Maria Martini.
Anche (ma non solo) perciò mi sono commossa nell'apprendere dlla sua morte.
E' stato un grande Uomo di Chiesa, un fine studioso delle Sacre Scritture e un appassionato Pastore. Non si è mai arroccato su posizioni altere ma ha sempre coniugato la sua Fede con la Com-Passione per gli Uomini.
Anche nella recente, e devastante, diatriba sul Fine Vita, le sue parole sono state balsamo per chi, convintamente Credente eppur sempre dubbioso, trovava ragioni da condividere in posizioni diverse sull'argomento.
Oggi qualcuno polemizzerà e cercherà di strumentalizzare la posizione del Cardinal Martini su molte questioni interne alla Chiesa e appartenenti alla sua vita personale... accade invariabilmente...
Io voglio unirmi a quanti preferiscono "limitarsi" a pregare...

Solo per inciso, il giorno che proposi alla Comunità la mia prima lectio divina dal legio del Duomo, i fedeli che vennero ad ascoltarmi furono accolti alla porta da mio mio marito e mio figlio G. che distribuirono una traccia scritta della mia riflessione mentre mio figlio D. suonò per la prima volta in Chiesa la sua chitarra accompagnando le meditazioni con un leggero arpeggio. 
Altri tempi... Bei tempi!
 

lunedì 6 agosto 2012

Il figlio prediletto...

Credo che una delle affermazioni più vere su quali siano le cose che l'uomo cerca incessantemente per rendere la propria vita degna di essere vissuta nella sua più completa pienezza sia che tutti cerchiamo soprattutto di essere amati.
Chi, poi, non è figlio unico lo sperimenta fin dalla primissima infanzia nella costante ricerca della conferma di essere il figlio più amato dei propri genitori.
Da genitori, forse inconsciamente o solo per ripetere un gioco che tante mamme e tanti papà hanno fatto in un passato che si perde nella notte dei tempi, chiediamo ai nostri piccoli "A chi vuoi più bene?"
Io credo che anche nel rapporto con Dio vorremmo poter sperimentare l'esperienza di sentirsi amati, di essere il figlio prediletto, quello che più di ogni altro si sente protetto, difeso e, perchè no?, anche accontentato.
Non so se è perchè è il brano evangelico nel quale Dio manifesta apertamente l'amore di Padre verso Gesù (cullando, dunque, la mia ricerca d'amore), ma il Vangelo della Trasfigurazione è uno dei Vangeli che amo maggiormente. 
Il fatto che la Festa della Trasfigurazione sia anche l'anniversario del ritorno alla Casa del padre del Santo Padre Paolo VI ne aumenta gli echi e lo insedi in una profondità ancora maggiore nel mio cuore.
Era il 1978.
Un anno difficile per il nostro Paese con la minaccia costante del Terrorismo, il tragico epilogo della vicenda di Aldo Moro, i suoi strascichi politici e le sue implicazioni umane, l'iter della legge 194 e la posizione dei cattolici in merito alla sua accettazione, lo scandalo che travolse il Quirinale e le dimissione dell'allora Presidente della Repubblica...
Io avevo 22 anni e la spensieratezza della giovinezza.
Quel giorno probabilmente pensavo solo a godermi l'estate e a far passare la giornata per trascorrere la serata in compagnia degli amici. E, alla sera, puntualmente ero in piazza con tutti gli altri.
Ma le risate si spensero quando ci raggiunse la notizia che il Santo Padre era morto.
Io mi misi a piangere e rincasai.
Non si cosa abbiano pensato gli altri.
La figura del papa era così staccata dal vissuto delle persone, anche dei fedeli... La presenza forte di giovanni Paolo II era ancora impensabile per chi sedeva sul seggio di Pietro.
Ma io quel Papa sentivo di amarlo... senza motivazioni specifiche, come è spesso l'amore.
Così, a distanza di 34 anni, lo ricordo sempre con lo stesso affetto nella Festa della Trasfigurazione che ora Lui vive alla presenza di Cristo.

mercoledì 22 febbraio 2012

Sulle tue orme

Oggi cominciamo il cammino di avvicinamento all'immenso mistero pasquale della Resurrezione.
E' un'occasione che, di anno in anno, ci viene proposta e che noi possiamo accogliere o meno. O perlomeno provarci... con tutte le nostre mancevolezze e piccolezze... ma anche con la sensazione di averne un bisogno vitale.
Stasera il Sacerdote ci ha invitati a tendere il palmo della mano perchè potesse adagiarvi un po' di cenere e poi, ciascuno in silenzio, abbiamo letto le parole che ci aveva preparato su un foglietto.
Sono parole che abbiamo sentito molte volte ma che ogni volta hanno trovato noi diversi e, dunque, hanno assunto significati sempre mutati e semmpre calzanti alle nostre necessità intime.
Eccole... per condividere con voi questo inizio di cammino.

Un po' di cenere sul palmo delle mie mani aperte:
è il segno della mia umiltà.
Conosco il peccato che abita il mio cuore e il mio corpo,
conosco le catene che mi impediscono di crescere.
Oggi, mio Dio, tu mi prendi per mano
e mi inviti ad uscire dal mio grigiore:
"Vieni, metti i tuoi passi sulle mie orme e, se vuoi, camminiamo insieme".

Un po' di cenere sul palmo delle mie mani aperte:
è il segno della mia umanità.
Conosco la mia mancanza di coraggio e le paure nascoste nel profondo.
Conosco la mia inadeguatezza che rende opachi i miei giorni.
Oggi, mio Dio, tu mi prendi per mano
e mi inviti ad uscire dal mio grigiore:
"Vieni, metti i tuoi passi sulle mie orme e, se vuoi, camminiamo insieme".

Un po' di cenere sul palmo delle mie mani aperte:
è il segno della mia decisione.
Lotterò per vincere le tenebre che sono in me,
abbandonerò le cattive abitudini
e ti seguirò sulla strada del Vangelo.
Sì, mio Dio, voglio mettere i miei passi sulle tue orme
e camminare fino alla luce della Pasqua.

(Christine Reinbolt)


domenica 12 febbraio 2012

Le 10 matrioske

Ho letto ieri pomeriggio (e non trovo più l'articolo ma dovrebbe essere sul "Venerdì" di Repubblica) una riflessione piuttosto interessante sui 10 Comandamenti.
Se ne parlava non già come il Decalogo cui fa riferimento il vivere secondo la Legge di Dio, dunque non interpretabile, non adattabile e non personalizzabile, ma come una serie di 10 Matrioske giacchè ogni comandamento contiene in sè tutte le sfacettature che formano la totalità delle regole alle quali assoggettarsi per potersi definire "Fedeli".
Mi è piaciuta questa immagine... e oggi faccio i conti con il terzo Comandamento - Ricordati di santificare le Feste - ben sapendo di infrangere più che la tradizionale frequenza alla Messa domenicale e di lasciarmi condizionare da troppi distinguo...


La ferita di non trovare all'interno della Chiesa l'accoglienza di cui si riempiono la bocca troppi cristiani di facciata...
La delusione derivante dalla constatazione che, anche per i cattolici, valgono le regole dell'APPARESSERE, come invitavo a riflettere i ragazzi che nel tempo ho affiancato al Catechismo...
La pigrizia di lasciar scorrere la giornata ponendo il rapporto con Dio in un angolino dal quale non possa "disturbare" la convinzione di essere nel giusto e, dunque, di non dover fare alcun passo di avvicinamento a persone che, del resto, non riesco altro che a disprezzare...
La stanchezza nel chiedere nonostante sia evidente che non sono capace (o comunque sono convinta di non esserlo) di ottenere...
A questo aggiungo, poi, la paura che questo declino trascini con sè anche mio figlio che condivide con me un disagio provocato da comportamenti discutibili da parte di chi dovrebbe trasmettere il vero significato della Festa e la gioia del ritrovarsi a Mensa...
Sento una costante malinconia e mi pare che stia avanzando una sempre più consistente sensazione di paura.
Credo che mi serva qualcuno con cui confrontarmi per ritrovare la serenità... so che mi serve Qualcuno!

martedì 3 gennaio 2012

Mandi Eccellenza

Fra i tantissimi ricordi che conservo degli incontri con l'Arcivescovo Emerito di Udine che ha concluso il suoc ammino terreno il primo giorno dell'anno, c'è anche quello legato al titolo che gli spettava di diritto e che meritava pienamente: Eccellenza.
Allora lui era l'Arcivescovo in carica e io ero andata ad assistere ad un incontro con lui sui temi della Fede con i miei 2 figli ancora bambini.
Quando ci siamo avvicinati, uno ad uno, a salutarlo personalmente lui si è schernito del titolo con il quale lo avevo salutato e io lo avevo indotto al sorriso (che peraltro aveva sempre pronto sulla bocca, nella voce e negli occhi) dicendogli "Eminenza m
i sembra prematuro".
Ora che non c'è più, qualcuno racconta perchè non ottenne mai quel titolo che pure, a mio modesto parere, meritava per spessore spirituale e culturale.
Ed è un tassello che si unisce a confermare e rafforzare la stima che gli portavo e l'affetto che d'istinto si era conquistato.
Una sola volta lo avevo contestato, ma spero che ne abbia compreso le motivazioni che nulla avevano a che fare con la sua persona alla quale, pur nella durezza delle mie ragioni, avevo confermato un amore quasi filiale.
Ripensare a lui è richiamare alla mente momenti importanti del mio cammino di Fede, dei tanti ostacoli che la vita frappone lungo il percorso, delle difficol
tà di mantenere la rotta tra le insidie di incontri e scontri del comune cammino.
La prima volta che lo incontrai ero una sciocca ragazzina diciasettenne, sempre pronta a contestare il potere costituito ma lui fece breccia nella mia mente e scese nel mio cuore con la dolcezza del tono, la proprietà delle parole e la difficoltà di essere considerato "un friulano" di un popolo che non a caso è stato definito "Il popolo duro".
Ad una sua frase più che friulana friulaneggiante, mio papà gli disse "Benedet di un furlanàt" (benedetto furlanaccio...) e provocò scalpore in chi non sa andare oltre il suono delle parole e arrivare al significato. Ma lui sorrise e mi prese sottobraccio nel breve tragitto fra la Chiesa e la Canonica del mio paese.


Poi vennero i giorni duri del terremoto del 1976
e il nostro Vescul Fredo si rivelò in tutta la sua carica di amore per la nostra gente.
"Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese", disse.
Una frase che ancora oggi non riuscirebbe a fiorire su molte bocche. E infatti le contestazioni si manifestarono soprattutto nel suo ambiente mentre la gente lo adottò definitivamente a Guida.
Anche sul fronte culturale si impegnò senza risorse e fu al fianco di quella che oramai era la "sua gente" per chiedere ed ottenere che anche Udine avesse la sua Università, consapevole che solo la conoscenza può aiutare un popolo ad avere cognizione di sè e, dunque, a non estinguersi (come titolò una delle sue lettere al popolo di Dio "Par un popul
che nol vueli sparî").
E continuò a portare la Parola di Dio con dolcezza fino a pochi giorni prima di salire alla Casa del Padre...
Quanti sorrisi ci ha strappato con certe sue frasi che erano diventate suo biglietto da visita. Soprattutto quelle rivolte ai "Giovani!, nei vostri occhi vedo la luce del terzo millennio"... e davanti ai quali "Mi arde cuore di Vescovo"...
In questo momento la risento nel saluto al nostro amato Monsignor Franco: "Franco, di nome e di fatto"... e posso usare il titolo che Le appartiene con certezza di giusta assegnazione:

Grazie Eccellenza.
Per ciò che è stato e per ciò che ha rappresentato.

Per la disponibilità, per l'amore, per la profezia, per la Fede e anche per alcune fragilità.
Oggi il Suo Friuli La saluta così:
Mandi, vescul Fredo, che il Signor ti vebi in glorie cun duji i pastors de nestre Glesie.
Zbogom, nadskof Alfredo, pocivaj v Gospodovem miru z vsemi pastirji nase Cerkve.
Lieber Erzbischof Alfredo, moge dich Gott in seine Herrlichkeit zusammen mit allen Pastoren unserer Kirche aufnehmen.


Requiem aeternam dona ei, Domine...

giovedì 8 dicembre 2011

Je suis l'Immaculée Conception

Oggi è la festa dell'Immacolata Concezione.
Una festa che celebra il dogma istituito dal Papa Pio IX l'8 Dicembre 1854, poco più di 3 anni prima di quell'11 febbraio del 1858 quando, nel paesino di Lourdes, un fatto straordinario coinvolse una povera ragazzina analfabeta di nome Marie Bernarde Soubirous, detta Bernadette.
E la frase "Je suis l'Immaculée Conception" fu la risposta che la piccola Bernadette ricevette da una "Signora" che le appariva mentre raccoglieva legna nel bosco.
Figurarsi se la bimba capì queste parole!
Figurarsi se "Immacolata Concezione" era un termine che lei aveva mai sentito e, soprattutto, sse era possibile che se lo fosse inventato...
Le strade del Signore per raggiungere l'Umanità sono talvolta ben strane. Tanto da essere imcredibili.
Ma, evidentemente, la credibilità non è il senso di ciò che può accadere per Sua volontà.
E certamente non lo è la creduloneria ma, in casi come quello di Lourdes, anche la parte razionale di qualunque uomo può provocarsi a dare risposte o a demolire convinzioni per arrivare a una conclusione: se fosse un episodio inventato, credo che sarebbe stato inventato più conforme ad una esigenza di convincimento delle persone altre. Insomma, assomiglia più alla realtà che alla fantasia proprio in forza della sua poca razionalità...
Ad ogni modo, anche al fine di non andare troppo fuori binario con le mie elucubrazioni, per chi vuole condividere la celebrazione di questa festa, ecco le parole di Bernardo di Chiaravalle nella preghiera del Memorare:
Memorare, piissima Virgo Maria,
a saeculo non esse auditum
quemquam ad tua currentem praesidia,
tua implorantem auxilia,
tua petentem suffragia
esse derelictum.
Ego, tali animatus confidentia,
ad te, Virgo virginum Mater, curro;
ad te venio, coram te gemens, peccator, assisto.
Noli, Mater Verbi, verba mea despicere,
sed audi propitia et exaudi.
Amen.
Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai udito al mondo
che alcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
abbia chiesto il tuo soccorso,
e sia stato abbandonato.
Animato da tale fiducia,
a te ricorro, o Madre, Vergine delle vergini;
a te vengo, dinnanzi a te mi prostro, peccatore pentito.
Non volere, o Madre del verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma ascoltami benevola ed esaudiscimi.
Amen.

domenica 2 ottobre 2011

Acqua in movimento...

Oggi, sul Lago chiamato "dei 3 Comuni", nella mia Terra di Carnia, si è tenuto l'incontro conclusivo di una settimana di confronti e condivisione promosso dal Centro Balducci di Zugliano (UD): l'Incontro dei Popoli per i Beni Comuni, per i Diritti Umani, la TERRA, l'ACQUA, l'AMBIENTE, le Specie Viventi, la VITA sulla TERRA...

Partecipavano rappresentanti di diversi paesi del mondo, soprattutto Africa ed America Latina, per i quali l'acqua è un bene ancora più prezioso perchè NON DISPONIBILE in quanto in mano a privati che ne hanno fatto un affare economico. Pericolo che continua ad incombere anche su di noi, nonostante la vittoria schiacciante dei recenti referendum dello scorso mese di giugno. Nella nostra Regione, tanto per non dover viaggiare molto, pare sia in corso di approvazione una norma che permetterà legalmente che l'acqua venga gestita da Società non pubbliche... aggiungerei alla faccia del tanto sbandierato "popolo sovrano".

A parte le implicazioni politiche, una giornata con fortissime implicazioni umane.

Personalmente ho voluto stringere la mano, alla fine del loro intervento, all'insegnante ed ai ragazzi provenienti da Capaci e facenti parte di un progetto che si chiama "no pizzo".

Con la professoressa, e sorridendo della "curiosità" dei ragazzi, ci siamo dette, quasi all'unisono "noi dobbiamo spiegare ai ragazzi che non tutti al Nord sono come i personaggi che ci mostra la televisione (i Leghisti, insomma, per i quali mi sono sentita in obbligo di scusarmi e giustificarmi!)", "noi continuiamo a spiegare che non tutti al Sud fanno parte delle famiglie mafiose".

Poi ho stretto la mano al carcerato che ha portato la sua esperienza e la poesia delle sue parole a raccontare il dolore per la propria leggerezza che lo ha portato in carcere e l'abisso di buio che rischia di inghiottirlo... e non siamo riusciti a non piangere guadandoci negli occhi alla ricerca di una somiglianza che abbiamo trovato e che ci ha detto una volta di più che troppe volte dipende solo da un'opportunità che qualcuno ha e qualcuno manca.

Avevo cercato di filmare (ma figurarsi se ci sono riuscita?) la preghiera cantata e danzata da 2 donne del Benin che precedevano il significativo "rito" conclusivo che consisteva nel versare nelle acque del Lago, l'acqua portata dai diversi paese dei pianeta, nel mescolare le terre di posti lontati per farne una ancora più ricca e nel mettere a dimora sulla sponda del lago, una accanto alle altre, le piantine portate dai testimoni, ciascuno dalla propria Terra.


Una giornata e gesti di grande spiritualità che, di buon diritto, hanno occupato lo spazio temporale che solitamente riservo alla Santa Messa.

Tra l'altro l'anima del Centro Balducci è un profetico Sacerdote carnico, don PierLuigi DiPiazza.

Un Carnico di pochi fronzoli e molti gesti concreti.

Un uomo di Dio che incarna ciò che secondo me è un vero Pastore.

Uno che non teme di sporcarsi le mani (ricordandomi mons. Tonino Bello e la sua "Chiesa con il grembiule") e che non ha paura di dire (e vivere) la verità, anche se è scomoda o penalizzante...

Non sono sempre d'accordo con lui, ma anche nelle diverse opinioni ne ho una immensa stima che, nel ricordo della sua dolcissima mamma, si vela di sincero affetto.

domenica 25 settembre 2011

Questione di verità

Se ne può dire ciò che si vuole...
Può piacere o no e lo si può confrontare con chi l'ha preceduto o con chi avremmo voluto al suo posto.
Possiamo ribadire che anche lui ha taciuto su temi sui quali era doveroso alzare la voce, soprattutto se lo si poteva fare da una posizione che contava.
Possiamo ridere del suo italiano e sbuffare del suo latino.
Ma l'omelia che il Santo Padre ha tenuto oggi nella sua Terra di Germania non può lasciarci indifferenti. Come già dovrebbero averci scossi alcuni interventi di questi ultimi giorni.
"Meglio agnostici che finti credenti"... e chi può onestamente dir di non aver incontrato, almeno una volta nella vita, un cattolico "praticante" degno di non altro sentimento che un aperto disprezzo per la distanza incolmabile tra il suo professarsi cristiano (seguace di tale Gesù Cristo!!!) e il suo vivere da persona assolutamente inconciliabile con gli insegnamenti di colui che gli dovrebbe essere Maestro?
"Se qualcuno danneggia la Chiesa, troppe volte lo fa dal suo interno piuttosto che dal suo esterno..."
Verissime queste parole.
Ben si legano a molti dei pensieri che affollano la mia mente... e che sogno che possano raggiungere anche troppe persone che si sentono al riparo da ogni possibilità di errore.
Peccato davvero che troppi cattolici non abbiano nemmeno l'abitudine di partecipare settimanalmente alla S.Messa... Rischierebbero di imparare qualcosa.
Bene.
Sfogata sul versante personale, torno a riflettere sulle parole del santo Padre e anche su come io stessa lo abbia visto e giudicato talvolta.
Oggi dire GRAZIE a questo Pontefice, fine teologo ma soprattutto onesto rappresentate di Cristo sulla terra.
Forse se veniva spontaneo riconoscere il titolo di "padre" a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI potremmo cominciare a pensare come a un buon "maestro"...

P.S.: non ero tanto fuori strada nel condividere questi miei pensieri, no?

mercoledì 29 giugno 2011

Uomini, quaqquaraquà e altri esseri

Catturando al volo i pensieri che svolazzano nella mia mente, mi accorgo che molti convergono su una domanda: il mio essere cattolica critica può avere influenze negative sul mio essere cristiana?
In effetti non raramente mi trovo in totale disaccordo che le indicazioni della Chiesa volte a regolamentare secondo la Dottrina il vivere dei fedeli. E ogni volta sono certa che Gesù in primis non si accontenterebbe di rimanere nei ranghi ma vorrebbe che la Sua comprensione non transitasse solo per l'intelletto ma facesse capolino anche nel cuore.
Molti sono gli argomenti.
Alcuni di stretta attualità come la civilissima legge dello stato di New York che sancisce la legalità del matrimonio tra persone dello stesso sesso (e come non pensare all'ostruzionismo tutto italiota sulla proposta di legge per il riconoscimento dei Di.Co.?).
Altri di pregnanza assolutamente personale come l'assurdità di un Sacerdote (maiuscola la categoria... sui singoli mi permetto di fare dei distinguo) che tuona verso di me: Non voglio più vederti a Messa in Duomo!
Altri alimentati dal mio subconscio e, inevitabilmente, senza un filo logico a riportare alla loro origine...
Oggi mi sono svegliata rivolgendo il primo pensiero consapevole al mio nonno paterno, la liberissima persona di cui ho solo sentito parlare ma al quale mi sento molto affine.
Si chiamava Pietro. Immagino non festeggiasse gli onomastici e non volesse aver nulla che fare con i Santi, ma gli ho rivolto un "Auguri, nono" perchè oggi si festaggiano i Santi Pietro e Paolo, seguaci di quel Gesù che amo e al quale solo credo di dover giustificare la mia vita.
I due Santi, patroni di Roma ove entrambi trovarono il martirio per la loro Fede, sono personalità decisamente diverse tra loro. Accomunate, secondo me, da una qualità che oggi pare in via di estinzione: la coerenza.
Uomini, prima che discepoli, apostoli o Santi.
Con le loro certezze ma anche i loro dubbi. Il coraggio e la tentazione della vigliaccheria, talvolta anche del tradimento. Certi di ciò per cui giocavano tutta la loro vita, non solo terrena, ma deboli davanti alla prospettiva della sofferenza fisica salvo poi "osare" proporre ai loro carnefici di non far loro l'immeritato onore di farli morire come Colui che solo meritava di essere padrone della loro vita.
Qualche volta si dice scherzando che non aveva avuto molto "occhio", Gesù, nello scegliere i suoi amici.
Invece aveva scelto molto bene!
Talmente bene che ciascuno di noi può guardare loro sentendosi meno inadeguato di fronte alle prove della vita.
Non superuomini senza macchia e senza paura, ma nemmeno quaqquaraquà disponibili a farsi spostare da ogni refolo di vento.
Magari uso queste idee solo per auto-assolvermi... ma non credo di essere in errore quando penso che il mio essere critica su certe posizioni anacronistiche ed eccessivamente rigide, pur trovandomi, poi, su posizioni che si possono ben definire conservatrici in altre situazioni, non mettano a repentaglio la Fede ma la obblighino a trovare sempre una ragione della sua sopravvivenza.
E sono anche disposta ad ammettere una qual dose di arroganza (o di supponenza) quando mi capita di considerare che di troppi cattolici "regolari" è preferibile diffidare... mentre da molti uomini (e donne) in costante ricerca e in continua "crisi" davanti alla Dottrina della Chiesa possiamo imparare molto. In libertà e coscienza...

lunedì 23 maggio 2011

I confini dell'anima

Ci si può credere o pensarci con scetticismo o darle una definizione diversa o, ancora, riconoscerle una valenza di vitale importanza.
Da sabato sera continuo a pensare che ci mostri i suoi confini sul ciglio degli occhi quando niente riesce a fermare le lacrime che tracimano.
Elena non ce l'ha fatta e lo strazio non può non farci sentire solidali con quei genitori, il papà soprattutto...
Ho pregato e sperato.
Mi sono sentita insicura e, nello stesso tempo, ho invocato la Fede perchè niente altro poteva darmi risposte.
E adesso non riesco a smettere di piangere...
Quando tutto ciò che accade troverà un senso vorrei ricordare questo nome per cercare un Angelo da prendere tra le braccia...

martedì 26 aprile 2011

Ci son giorni...

Ci son giorni nei quali non si riesce a tacitare una vocina interiore che esprime uno strano desiderio: quanto mi piacerebbe diventare invisibile!
Invece si corre, si chiacchiera, si sorride, si saluta.
Poi, quando si è soli, ci si ritrova abulici e, quando va bene, si scoppia in pianto.
Son giorni che capitano a tutti... l'importante è che passino.
Non potendo chiudere i "canali" del vivere quotidiano, mi sono assentata dal blog per non infondergli la tristezza inspiegabile che sento.
Stamattina mi sono sforzata di trovare qualcosa da dire, non fosse altro che per rassicurare gli AMICI che si sono preoccupati del mio silenzio. Niente!
Poi mi è arrivata una mail...
In realtà sarebbe un anello di una "catena" e, tempo fa, mi sono già espresso sulle catene in questo blog.
Lasciando perdere, dunque, le indicazioni che contiene quanto alla non interruzione dei suoi viaggi nell'etere, vi dono la foto che l'accompagna. E la preghiera (che male non fa)...

Che oggi regni la pace,
che tu abbia fiducia in Dio che sa esattamente dove dovrebbe essere,
che non dimentichi le infinite possibilità che nascono dalla fede.
Che utilizzi quei doni che hai ricevuto e che condivida l'amore che ti è stato dato.
Che tu sia contento di sapere che sei Figlio di Dio.
Lascia che questa presenza si adagi nelle tue ossa e permetta alla tua anima la libertà di cantare, ballare, pregare e amare.
Esiste qui per tutti e per ognuno di noi!

Domani parto per Roma e non so dire con che animo.
Spero che l'esperienza porti frutto...
Se sarà così avrò la gioia di condividere con voi i miei pensieri.
Mandi...

martedì 9 novembre 2010

La Sua volontà...

...
Così al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. "Perché - diceva - dal Signore l'ho impetrato". Quando poi Elkana andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il voto, Anna non andò, perché diceva al marito: "Non verrò, finché il bambino non sia divezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre". Le rispose Elkana suo marito: "Fa' pure quanto ti sembra meglio; rimani finché tu l'abbia divezzato; soltanto adempia il Signore la tua parola". La donna rimase e allattò il figlio, finché l'ebbe divezzato. Dopo averlo divezzato, andò con lui, portando un giovenco di tre anni, un'efa di farina e un otre di vino e venne alla casa del Signore a Silo e il fanciullo era con loro. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e Anna disse: "Ti prego, mio signore. Per la tua vita, signor mio, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto. Perciò anch'io lo dò in cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore". E si prostrarono là davanti al Signore. Allora Anna pregò:
"Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio.
Da qualche giorno il mio pensiero corre in direzione di una mamma ed un papà...
Quando mi capitava di incontrarli era per riceverne sorrisi e gioia di vivere. Inaspettatamente ne ho, invece, ricevuto una lezione di Fede e di Amore che mi ha scavato dentro e mi pone davanti al mio "senso della vita", scuotendomi e ammutolendomi.
Prego... per loro e per me.
E per Samuele...

giovedì 7 ottobre 2010

La morale è sempre quella...

... fai merenda con girella.
Così cantavano in un vecchio spot pubblicitario che i meno acerbi dei lettori del blog possono ricordare.
E con una "morale" si concludevano, molto pedagogicamente, le favole di Esopo (IV secolo a.C.), di Fedro (I secolo d.C.) e dei maggiori narratori per bambini di ogni epoca e latitudine.
Certamente contenevano un insegnamento morale i racconti allegorici di Cristo che tutti conosciamo come "parabole".
Innegabilmente contenevano l'accenno ad un senso morale e una tensione al bene i racconti che ciascuno di noi ha ascoltato dalle labbra dei propri nonni e dei "vecchi" in generale.
E tutti ne siamo consapevole e, sposando o no l'insegnamento, lo riconosciamo e lo percepiamo come "giusto".
Finora...
Un po' mi inquieta il pensiero di quanta confusione possa, invece, esserci nella testa dei piccoli al riguardo.
Favole narrate temo ne ascoltino ben poche.
Il racconto delle vite dei santi mi sa che è passato di moda.
Indicare gli adulti di casa come modello di riferimento risulta, non poche volte, un terreno insidioso.
Cosa rimane?
Rimarrebbe la Chiesa...
Personalmente, però, non vorrei che i suoi reggenti stilassero classifiche di moralità e amoralità dimenticandosi dell'umanità.
Forse mi è sfuggito il passaggio, ma non ricordo che nella Bibbia, Antico o Nuovo Testamento che sia, si diano parametri limitativi all'accoglienza della vita. Nè che si indichi alcuna "visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l’essere umano si traduce da soggetto a oggetto”.
Mi sta bene la critica e il confronto, ma sul campo, sotto la bandiera dell'Etica, non si dimentichi di schierare l'Amore.
Certo la scienza non deve diventare il luogo dell'obbrobrio, ma, nella misura in cui è al servizio dell'Uomo, non deve nemmeno essere additata come "cattiva maestra".
Chè di quelli ne abbiamo già tanti, anche senza scomodare Popper.
Mi piace ricordare le parole di Paolo VI dopo aver assistito allo sbarco dell'uomo sulla luna (associando questo ricordo all'atmosfera catastrofistica che aveva accompagnato, in taluni ambienti, questa conquista):
Ciascuno vi pensi a suo modo, purché vi pensi! L’importanza degli studi scientifici può essere di per sé oggetto di interminabili considerazioni. Ad esempio, quella circa lo sviluppo e il progresso, che questi studi hanno avuto nel tempo nostro, fino a modificare la mentalità umanistica tradizionale della nostra cultura e della nostra scuola; il che vuol poi dire della nostra vita. Il bilancio di questi studi positivi e scientifici è così attivo, che una grande attrattiva vi polarizza molta parte delle nuove generazioni, e un ottimismo sognatore sulle loro future conquiste ne fa quasi un’iniziazione profetica. E sia pure. Il campo scientifico merita ogni interesse.
...
Ma ora Ci basti rassicurarvi. La fede cattolica, non solo non teme questo poderoso confronto della sua umile dottrina con le meravigliose ricchezze del pensiero scientifico moderno, ma lo desidera. Lo desidera, perché la verità, anche se si diversifica in ordini differenti e se si appoggia a titoli diversi, è concorde con se stessa, è unica; e perché è reciproco il vantaggio che da tale confronto può risultare alla fede (cfr. Gaudium et spes, n. 44) e alla ricerca e allo studio d’ogni campo conoscibile.
...
Non temiamo, Figli carissimi, che la nostra fede non sappia comprendere le esplorazioni e le conquiste, che l’uomo va facendo del creato, e che noi, seguaci di Cristo, siamo esclusi dalla contemplazione della terra e del cielo, e dalla gioia della loro progressiva e meravigliosa scoperta. Se saremo con Cristo saremo nella via, saremo nella verità, saremo nella vita. Con la Nostra Benedizione Apostolica.
Posso aggiungere "Amen!"?

domenica 3 ottobre 2010

Kyrie eleison

Sono stati due giorni emotivamente intensi.
Ieri, per il matrimonio di due ragazzi della Comunità, ho cantato nel Coro Parrocchiale dopo 1 anno e 1 giorno di assenza forzata.
A sommarsi all'emozione che mi chiudeva la gola già da un paio di giorni, insieme con la paura (già! Proprio "paura" visto che, purtroppo, ho avuto modo di conoscere bene la personalità del prete che regge la Parrocchia), alcuni passaggi della Prima Lettura che mi si sono attanagliati al cuore e mi hanno fatta piangere di amarezza:
Ti ho abbandonata per un breve istante, ma ti riprenderò con immenso amore.
In uno scoppio d'ira ti ho nascosto per un momento la mia faccia, ma con un amore eterno avrò compassione di te, dice l'Eterno, il tuo Redentore.
Oggi, tanto per non lasciare che mi illudessi, mi sono seduta nuovamente su un banco e non fra i ragazzi del coro. Anche se alcuni di loro mi avevano invitata a salire... Ma per le stesse motivazioni che temevo nei giorni precedenti e consapevole che non sarei la prima (forse nemmeno l'ultima) che il già citato prete prende per un braccio e caccia dalla chiesa le persone che non si schierano passivamente fra i bambocci che fanno "sì" (molto pastorale, eh?), ho preferito evitare di lanciare provocazioni.
Oggi, però, era una giornata particolare perchè abbiamo avuto l'ingresso di un nuovo Parroco e volevo ascoltarlo per capire a quale categoria appartenesse.
Alla fine della Celebrazione, però, non mi sono avvicinata per presentarmi... Quali parole avrei dovuto usare?
Chi sono, oggi, in questa Comunità? La transfuga? La cacciata? La reietta? La blasfema? Non lo so...
Di certo non la favorita dell'attuale regime!
Durante l'omelia il nuovo Vicario ha lanciato una domanda: Che cos'è la Fede?
Non è una domanda a risposta unica...
Di certo è qualcosa di diverso, molto diverso, rispetto alla religiosità. Anche se la scansione dei Riti aiuta a trovare la dimensione dell'Incontro.
Ma la Fede è quell'appiglio al quale tenersi per non precipitare e soccombere nei marosi della vita. E' ciò che sola dà un senso alla vita elevando la nostra imperfezione, fisica ed interiore, fino al desiderio di avvicinarsi alla perfezione.
E' l'Amore che culla quando pare che nulla valga la pena.

E' ciò che mi consola nella delusione cocente di aver conosciuto una chiesa poco umana, poco onesta, poco credente...
E' ciò che fortunatamente è potuto crescere fino a diventare "adulto" nell'incontro con una Chiesa umana, onesta, credente...

E' ciò che cerco di portare a contrappeso di questo schierarsi degli uomini di chiesa non più con e per i poveri e i poveracci, ma con una categoria umana sempre più mortificante e infima. Che, però, spesse volte detiene il potere, politico o economico che sia.
Quella categoria che si permette perfino di suggerire - fra i lazzi e le servili risate di barzellette degne di un vecchietto bavoso e impossibilitato a soddisfare istinti che si presentano in proporzione inversa alla possibilità di essere "voluto" in base a qualcosa che non sia l'ammontare della ricompensa che possono garantire - bestemmie e offese che personalmente non ritengo vadano "contestualizzate" (...e mons.Fisichella si dovrebbe vergognare per questa difesa del potente di turno... che evidentemente per lui è superiore all'Onnipotente) ma vadano molto più correttamente indicate come ennesimo e inopportuno segno del degrado imperante.

Stasera penso così... Kyrie eleison.

giovedì 26 agosto 2010

Un sorriso lungo 100 anni

100 anni fa, il 26 agosto del 1910, nasceva Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta.
Stamattina, ripensandoci, mi è passato per la mente che, per far leggere la biografia di questa grande donna al mio gruppo di catechismo, avevo predisposto una specie di "Story game" nel quale avevo mischiato la vita di Agnes con quella di un'altra piccola-grande donna: Bernadette Soubirous.
Il giorno che proponemmo il gioco i ragazzi (o meglio, le ragazze maggiormente) si appassionarono così tanto da non voler uscire fin quando il gioco stesso non fosse finito. Tanto che dovetti scendere ad avvertire i genitori che aspettavano all'esterno della casa della Gioventù.
Adesso magari non se ne ricordano più... ma spero che la conoscenza di cosa possa fare l'Amore di Dio anche in umilissime creature, si sia depositata come un seme pronto a germogliare nel loro cuore. Per quando servirà una scorta di cibo spirituale... Per la vita.
Madre Teresa, o come più esattamente si dovrebbe dire, la Beata Teresa di Calcutta (anche se mi piace di più come la chiama mia madre: Mamma Teresa), è una luce vivida nell'universo cattolico e in particolare, nella sua parte femminile.
La sua vita e la sua Fede sono insegnamenti "scomodi" ma non ignorabili.
Se non è alla portata di tutti la sua decisione di farsi tutto per i più poveri, portando nel cuore il lamento di Cristo "Ho sete", è certamente possibile imitarla nell'Amore. Per i fratelli e per Dio.
Sul crocifisso appeso ad una parete della casa madre e sulle mura delle "sue" case sparse in tutto il mondo è riportato proprio questo grido d'aiuto: I thirst.
In quello che lei chiamava "il Vangelo in 5 dita" e ripeteva contando le parole sulla sua mano: Lo avete fatto per me... è sintetizzato il significato di ogni suo gesto...
Nelle preghiere che ci ha lasciato è espresso il motivo. Della sua Fede e della sua vita tutta.

Ho sentito il battito del tuo cuore!
Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell'unità di cuore e di mente di
un'assemblea
di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile
grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell'inspiegabile gioia di coloro
la cui vita è tormentata dal dolore.

Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma aiuta la mia fede.

domenica 30 maggio 2010

Il primo Mistero

Ai miei tempi (fa molto "esperienza", no?, cominciare una frase con questo intercalare?).
Dicevo... ai miei tempi, il catechismo consisteva nel mandare a memoria alcune cose.
Poi si è pensato che fosse tutto sbagliato e che se avessimo condotto le persone a far propri gli argomenti della Fede (e non solo!) attraverso lo studio, la critica e la sperimentazione, l'adesione ad un Credo (Religioso o anche no) sarebbe stato più consapevole e, quindi, più tenace.
Io che ho vissuto, anche se dalla periferia, anche le rivoluzionarie idee sessantottine ci credevo... e adesso faccio in tempo a ricredermi, direi!
Dopo un certo trascorso da catechista osservo che l'ignoranza la fa da padrona anche nelle cose di Chiesa.
E penso che potremmo tornare alle risposte imparate a memoria e all'Arcivescovo che prima di impartirti la Cresima ti faceva le domande di rito:
Chi è Dio?
Dio è l'Essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra.
Per quale fine Dio ci ha creati?
Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra in Paradiso.
Dimmi i Novissimi...
Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso (e qui si inserisce la mia predilezione per il numero 4... amplificata dal mio essere la quarta figlia)
Quali sono i Misteri principali della Fede?
...

Oggi la Chiesa celebrava il primo dei 2 Misteri della Fede: la Santissima Trinità.

Un mistero difficilissimo da spiegare con ragionamenti umani...
Un mistero da accogliere e custodire nella regione del cuore piuttosto che nella regione della materia grigia. Perchè la Fede ha cittadinanza nel cuore...
Stamattina, mentre il Parroco elargiva la sua onniscienza che non trovava la strada per la città dell'Amore, io fissavo la croce che campeggia sull'Altare e pensavo: "Ecco l'immagine della Trinità"...
E infatti la Trinità è il primo segno di Fede che ciascuno di noi impara facendolo suo prima e nonostante sia così difficile da capire.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...
Il Figlio è Colui che ha accettato di dare la sua vita per farci comprendere cosa sia il vero Amore... ma il Padre non poteva certo lasciare che fosse oltraggiato nel modo che invece gli uomini hanno osato realizzare.
Perciò si è fatto sostegno per il corpo martoriato del Figlio e lo Spirito Santo è diventato ciò che li ha tenuti e li tiene avvinti.
Come se Cristo non fosse stato inchiodato su un legno ma adossato al proprio Padre (che si è fatto Egli stesso croce), per mezzo dello Spirito.

giovedì 8 aprile 2010

Un giorno che cambia l'eternità...

Lo ammetto.
Spesso formulo mentalmente un post, ma talvolta capita quando sono impegnata in qualche attività che non prevede io possa riversarlo in rete e spessissimo accade che io sia a letto e fuori sia ancora buio... Poi, quando mi alzo e forse potrei accendere al volo il PC, i pensieri non si dipanano più con la stessa armonia e io mi arrendo all'evidente fatto che sto attraversando un periodo non proprio leggerissimo.
Quest'oggi, ho voluto rileggere l'articolo al quale mi rimandava un suggerimento di Fabio, e ho avuto voglia di dire che è Pasqua.
Il Signore è risorto!
E io lo Credo con assoluta certezza.
E ho vissuto questi giorni della Settimana Santa e della Resurrezione (giorno che dura una settimana e, dunque, è ancora "oggi") fra le braccia della Chiesa della quale sono felice di fare parte anche se talvolta mi pare di non riconoscerne il Volto.
Ho partecipato alle celebrazioni con l'emozione di sempre. Mi sono commossa, e ho lasciato che le lacrime si mostrassero sul mio viso, per il Cristo che amo sconfinatamente. Ho abbracciato il Parroco per ricostruire almeno in parte l'armonia che qualcuno ha deliberatamente minato. Ho stretto le mani dei ragazzi e mi sono sentita "voluta bene"...
Il Signore è risorto!
Voglio gridarlo e cantarlo... perchè è la migliore benedizione che si possa immaginare per l'Uomo.

STAIT ATÊNZ…

Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…

Stiamo insieme da...

Dicevi??? ^-^

37 grazie x 22 PREMI!!!

Sira degli Oedv Presiùs

Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!

Embè...

Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

Blog360gradi - L’aggregatore di notizie a 360° provenienti dal mondo dei blog!

Ma certo che NO!!!