Chi si affaccia a questo blog ha l'impressione che sia sintomo di un settembre sonnacchioso o, comunque, da elettroencefalogramma piatto.
Non è così... ma i pensieri faticano a trasformarsi in parola scritta.
Talvolta perchè il loro valore è così importante che si teme di svilirli con una prosa insufficiente... Talaltra per il motivo essattamente opposto, vale a dire perchè le parole che il cervello suggerisce - in relazione a certe "bassezze" che si rivelano nel proprio contesto o in quello più ampio nazionale - parole che è meglio non scrivere.
Questo pomeriggio, però, un'immagine non può non spingere il cuore a compromettersi con una reazione che dica lo sconcerto, il senso di impotenza, la tristezza.
L'immagine, che tutti abbiamo visto, è quella che meglio (peggio, piuttosto) rappresenta l'ecatombe vissuta da un Paese e dal suo popolo: un bimbo attaccato ad un biberon vuoto e ricoperto di mosche, simbolo delle conseguenze delle alluvioni che hanno devastato il Pakistan.
Accanto il suo gemellino che pare volersi alzare ma rimane con il faccino a terra, chè anche il suo biberon è vuoto, e quello degli altri sei fratellini e le mani dei poveri genitori che li guardano morire di fame.
La foto è stata scattata il 31 agosto... un'eternità per chi è ricco solo di disperazione e forse si è già arreso.
Niente di nuovo sotto il sole, no?
C'è una porzione di mondo che pare vivere già in un girone infernale mentre "gli altri" girano il capo dall'altra parte... anche per non compromettere l'appetito. E non solo di cibo.
E ci sono giorni nei quali non ci si può non vergognare di appartenere ad un'umanità così smemorata.
Talvolta perchè il loro valore è così importante che si teme di svilirli con una prosa insufficiente... Talaltra per il motivo essattamente opposto, vale a dire perchè le parole che il cervello suggerisce - in relazione a certe "bassezze" che si rivelano nel proprio contesto o in quello più ampio nazionale - parole che è meglio non scrivere.
Questo pomeriggio, però, un'immagine non può non spingere il cuore a compromettersi con una reazione che dica lo sconcerto, il senso di impotenza, la tristezza.
L'immagine, che tutti abbiamo visto, è quella che meglio (peggio, piuttosto) rappresenta l'ecatombe vissuta da un Paese e dal suo popolo: un bimbo attaccato ad un biberon vuoto e ricoperto di mosche, simbolo delle conseguenze delle alluvioni che hanno devastato il Pakistan.Accanto il suo gemellino che pare volersi alzare ma rimane con il faccino a terra, chè anche il suo biberon è vuoto, e quello degli altri sei fratellini e le mani dei poveri genitori che li guardano morire di fame.
La foto è stata scattata il 31 agosto... un'eternità per chi è ricco solo di disperazione e forse si è già arreso.
Niente di nuovo sotto il sole, no?
C'è una porzione di mondo che pare vivere già in un girone infernale mentre "gli altri" girano il capo dall'altra parte... anche per non compromettere l'appetito. E non solo di cibo.
E ci sono giorni nei quali non ci si può non vergognare di appartenere ad un'umanità così smemorata.




