lunedì 28 novembre 2011

Trenta

Tra tonfi e successi, tanti avanzamenti a tentoni e qualche scatto sicuro, orgoglio e paura, gratitudine e ribellione... oggi mio figlio primogenito compie 30 anni.
Certamento è vero che Ogni scarrafone è bello 'a mamma soia ma non posso non esprimere la soddisfazione che mi pervade nel veder crescere due brave persone e nel considerare che li ho generati io... e anche educati, no?
Se devo essere sincera ed esprimere un forte desiderio (lo faccio costantemente, anche se non in forma di "desiderio" bensì con la preghiera) adesso vorrei che al bene che già abbiamo si aggiungesse una massiccia dose di fortuna o, meglio, di grazia.
Buona vita, Giuseppe... se sarà buona per te anche io ne godrò.

venerdì 11 novembre 2011

Numeri e pallottolieri

Oggi è una giornata speciale, per chi crede alla cabala.
Ma poi, in realtà, ogni giorno è "speciale" perchè tutti portano almeno un seme che cerca di germogliare e forse l'unica differenza è che alcuni semi sono curati e altri vengono lasciati seccare.
Stamattina, appena sveglia, non ho pensato alla sequenza di "11" che ci avrebbe accompagnati fino allla fine della giornata ma a una ragazza che proprio oggi avrebbe compiuto 30 anni.
Quella sera di 3 decenni fa, rincasando con il mio pancione che proprio quel giorno era "giunto a termine" ho sentito che stava partorendo una mia conoscente e così ho aspettato sul corridoio del reparto maternità finchè ho sentito il vagito di Anna e ho pensato: Il prossimo sarà mio figlio.
Oggi Anna non c'è a festeggiare il suo compleanno e io ho il magone per alcuni problemi che fanno parte della nostra vita... ma al mattino tutto è ancora ovattato e l'unica certezza è che bisogna alzarsi svelte perchè la giornata deve iniziare con un buon ritmo altrimenti non riusciamo a fare tutto il programmato. Così preghiera svelta e via che si iniziano le danze: alle 7 sono già in ufficio.
Il pomeriggio invece prende tutta un'altra piega...
Non credo alla cabala, ma questo 11.11.11 non è generoso.
...
Credo che la grazia più "umana" che ciascuno debba avere sia di essere accudito da mani amorevoli quando oramai rimane solo un povero corpo senza vita.
...
Non posso (non voglio) parlare di ciò che ha reso questa giornata tremendamente indimenticabile... Voglio sorridere e far sorridere... Perciò ecco un'immagine d'amore...



E domani porterà il suo carico ma, spero, anche il suo raccolto.
Di certo il tanto atteso risultato di una conta per la quale non ci siamo fatti mancare nemmeno i pallottolieri.

Intanto oggi - 13.11.2011 - casa mia si è vestita a festa.



giovedì 27 ottobre 2011

Che notte, ieri notte!

No!
Non volevo fare una citazione (anche se piacevole, tutto sommato) di Fred Buscaglione. E nemmeno dello spot di un insetticida che faceva il verso alla nota canzone "Eri piccola così".
Volevo proprio dire che è stata una notte parecchio agitata... e poco riposata.
Tutto è cominciato dalla curiosità che mi ispirava il fatto che ieri sera, mentre ancora eravamo a tavola e il secondogenito finiva svelto la cena per andare a vedersi la "sua" Juventus, il cane dei vicini non la smetteva di abbaiare.
Allora ho aperto la porta che dà sul prato dove si sentiva Leo agitarsi e strepitare e tutto è stato chiaro. E urgente.
Sull'albero del nostro giardino c'era Lele in evidente agitazione e sotto Jodie e Jekill (il randagio che porta degnamente cotanto nome) che si affrontavano aggressivi.
Ci siamo "buttati nella mischia" per allontanare Jekill e recuperare i nostri 2 mici che non capivamo come mai fossero fuori casa. Ma tra il dire e il fare... è passata tutta la notte perchè i nostri 2 piccoli pelosetti sono scappati uno da una parte e l'altro dall'altra sparendo dalla nostra vista.
In realtà, quando già io ero in corso di esaurimento lacrime, abbiamo scoperto che Jodie era rientrato in casa da una finestra aperta (ecco come erano usciti!) e si era nascosto sotto un mobile in evidente stato di agitazione.
Di Lele invece nemmeno l'ombra...
Abbiamo pattugliato tutto il quartiere. Abbiamo suonato alcuni campanelli perchè ci consentissero di entrare a controllare i giardini... e intanto si erano fatte le 23.
A un certo punto abbiamo sentito un miagolio provenire da un prato e, corsi sul posto, abbiamo visto scappare nell'oscurità un micio che ci sembrava rosso. Perciò siamo rimasti in zona a scuotere i croccantini e a chiamare con voce flautata "Lele"... "Lele"... ma niente.
A mezzanotte abbiamo deciso di tornare verso casa perchè eravamo zuppi e infreddoliti.
Io mi sono buttata sul letto e, finalmente, sono riuscita a calmare Jodie... ma non la mia paura di non rivedere più la codina storta di Lele.
All'1 mio marito ci chiama convinto di aver visto Lele aggirarsi all'esterno di casa. E c'era davvero ma aveva gli occhi da pazzo e scappava sotto i cespugli. Poi siamo riusciti a costringerlo in un angolo e mio figlio lo ha acciuffatto... Ne porta vistosi (e gonfi) segni su entrambe le mani e braccia. Ma Lele era una furia ed è scappato di nuovo ridiventando introvabile.
Non rimaneva che aspettare il chiarore del giorno, anche se questo significava andare incontro al pericolo rappresentato dai cani dei vicini che al mattino vengono liberati nei rispettivi giardini.
Alle 4 mio figlio è uscito. Niente.
Alle 5 mi sono alzata io. Ancora niente.
Alle 6 ero di nuovo in giardino e stavolta si è fatto vedere ma è scappato via. Idem 10 minuti dopo...
Però passati altri 10 minuti ho visto attraverso il vetro della porta che era arrivato fino allo stuoino e ho deciso di aprire uno spiraglio senza farmi vedere (e mettendo al sicuro gli altri 4 che avevano avuto una notte agitata tanto quanto noi).
Appena la porta si è aperta Lele si è tuffato all'interno ed è corso a nascondersi sotto il letto. Io ho urlato "Lele", mio figlio si è alzato a precipizio dal letto, gli altri mici gli sono corsi accanto per annusare tutti i profumi che una notte fuori casa gli hanno regalato.
Adesso stiamo cercando di tranquilizzarlo per riavere il nostro "insopportabile" Lele da braccio...
Che notte, ieri notte!

domenica 2 ottobre 2011

Acqua in movimento...

Oggi, sul Lago chiamato "dei 3 Comuni", nella mia Terra di Carnia, si è tenuto l'incontro conclusivo di una settimana di confronti e condivisione promosso dal Centro Balducci di Zugliano (UD): l'Incontro dei Popoli per i Beni Comuni, per i Diritti Umani, la TERRA, l'ACQUA, l'AMBIENTE, le Specie Viventi, la VITA sulla TERRA...

Partecipavano rappresentanti di diversi paesi del mondo, soprattutto Africa ed America Latina, per i quali l'acqua è un bene ancora più prezioso perchè NON DISPONIBILE in quanto in mano a privati che ne hanno fatto un affare economico. Pericolo che continua ad incombere anche su di noi, nonostante la vittoria schiacciante dei recenti referendum dello scorso mese di giugno. Nella nostra Regione, tanto per non dover viaggiare molto, pare sia in corso di approvazione una norma che permetterà legalmente che l'acqua venga gestita da Società non pubbliche... aggiungerei alla faccia del tanto sbandierato "popolo sovrano".

A parte le implicazioni politiche, una giornata con fortissime implicazioni umane.

Personalmente ho voluto stringere la mano, alla fine del loro intervento, all'insegnante ed ai ragazzi provenienti da Capaci e facenti parte di un progetto che si chiama "no pizzo".

Con la professoressa, e sorridendo della "curiosità" dei ragazzi, ci siamo dette, quasi all'unisono "noi dobbiamo spiegare ai ragazzi che non tutti al Nord sono come i personaggi che ci mostra la televisione (i Leghisti, insomma, per i quali mi sono sentita in obbligo di scusarmi e giustificarmi!)", "noi continuiamo a spiegare che non tutti al Sud fanno parte delle famiglie mafiose".

Poi ho stretto la mano al carcerato che ha portato la sua esperienza e la poesia delle sue parole a raccontare il dolore per la propria leggerezza che lo ha portato in carcere e l'abisso di buio che rischia di inghiottirlo... e non siamo riusciti a non piangere guadandoci negli occhi alla ricerca di una somiglianza che abbiamo trovato e che ci ha detto una volta di più che troppe volte dipende solo da un'opportunità che qualcuno ha e qualcuno manca.

Avevo cercato di filmare (ma figurarsi se ci sono riuscita?) la preghiera cantata e danzata da 2 donne del Benin che precedevano il significativo "rito" conclusivo che consisteva nel versare nelle acque del Lago, l'acqua portata dai diversi paese dei pianeta, nel mescolare le terre di posti lontati per farne una ancora più ricca e nel mettere a dimora sulla sponda del lago, una accanto alle altre, le piantine portate dai testimoni, ciascuno dalla propria Terra.


Una giornata e gesti di grande spiritualità che, di buon diritto, hanno occupato lo spazio temporale che solitamente riservo alla Santa Messa.

Tra l'altro l'anima del Centro Balducci è un profetico Sacerdote carnico, don PierLuigi DiPiazza.

Un Carnico di pochi fronzoli e molti gesti concreti.

Un uomo di Dio che incarna ciò che secondo me è un vero Pastore.

Uno che non teme di sporcarsi le mani (ricordandomi mons. Tonino Bello e la sua "Chiesa con il grembiule") e che non ha paura di dire (e vivere) la verità, anche se è scomoda o penalizzante...

Non sono sempre d'accordo con lui, ma anche nelle diverse opinioni ne ho una immensa stima che, nel ricordo della sua dolcissima mamma, si vela di sincero affetto.

domenica 25 settembre 2011

Questione di verità

Se ne può dire ciò che si vuole...
Può piacere o no e lo si può confrontare con chi l'ha preceduto o con chi avremmo voluto al suo posto.
Possiamo ribadire che anche lui ha taciuto su temi sui quali era doveroso alzare la voce, soprattutto se lo si poteva fare da una posizione che contava.
Possiamo ridere del suo italiano e sbuffare del suo latino.
Ma l'omelia che il Santo Padre ha tenuto oggi nella sua Terra di Germania non può lasciarci indifferenti. Come già dovrebbero averci scossi alcuni interventi di questi ultimi giorni.
"Meglio agnostici che finti credenti"... e chi può onestamente dir di non aver incontrato, almeno una volta nella vita, un cattolico "praticante" degno di non altro sentimento che un aperto disprezzo per la distanza incolmabile tra il suo professarsi cristiano (seguace di tale Gesù Cristo!!!) e il suo vivere da persona assolutamente inconciliabile con gli insegnamenti di colui che gli dovrebbe essere Maestro?
"Se qualcuno danneggia la Chiesa, troppe volte lo fa dal suo interno piuttosto che dal suo esterno..."
Verissime queste parole.
Ben si legano a molti dei pensieri che affollano la mia mente... e che sogno che possano raggiungere anche troppe persone che si sentono al riparo da ogni possibilità di errore.
Peccato davvero che troppi cattolici non abbiano nemmeno l'abitudine di partecipare settimanalmente alla S.Messa... Rischierebbero di imparare qualcosa.
Bene.
Sfogata sul versante personale, torno a riflettere sulle parole del santo Padre e anche su come io stessa lo abbia visto e giudicato talvolta.
Oggi dire GRAZIE a questo Pontefice, fine teologo ma soprattutto onesto rappresentate di Cristo sulla terra.
Forse se veniva spontaneo riconoscere il titolo di "padre" a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI potremmo cominciare a pensare come a un buon "maestro"...

P.S.: non ero tanto fuori strada nel condividere questi miei pensieri, no?

martedì 20 settembre 2011

A proposito di donne... di ogni tempo

Già... di ogni tempo.
Mi verrebbe da dire che questi nostri sono ben tristi. Anche per le donne. Soprattutto per le donne. Pensiamo ai "modelli", per esempio.
I modelli che oggi ci vengono propinati dai mass media sono quelli di donne che hanno raggiunto una posizione. Ma, anche per non essere tacciati da "bigotti" o moralisti o giudizi simili, si scivola leggermente sui metodi. Così, prendendo come unico parametro di valutazione la posizione raggiunta, ed il suo corrispettivo economico, certe consigliere regionali possono sbeffeggiare l'intero Paese esponendo su una maglietta la sciocca provocazione che "senza t-shirt sono ancora meglio". Cosa che, per altro, potrebbe essere verificata anche dalla sua cartella clinica visto che molta parte della sua "merce pregiata" è transitata dalle mani di un chirurgo e non ereditata...
Ma la "signorina" che maggiormente mi ha infastidita è tale Terry deNicolò che ha sentenziato "Se sei racchia e fai schifo ti devi stare a casa".
Posto che non voglio ammorbare il mio blog con ripetizioni (vedi sopra per la provenienza delle "grazie" di cui è dotata), mi pare che, come modello per le nuove generazioni di Italiani possa fare il paio con il simpatico umorista Maurizio Sacconi: le ragazze imparino fin da subito che l'unico attributo sul quale puntare è l'aspetto fisico, i ragazzi memorizzino che le donne vanno "usate" senza parsimonia e con una saccente arroganza... ripenso con grande nostalgia alle lezioni di vita delle donne che hanno fatto parte della mia formazione umana e morale: le mie nonne.
None Mabile, alla quale ho dedicato il post che precede questo, e nono Gjudite, che voglio omaggiare con questo ricordo.
La nonna condivideva con noi il ricordo del marito che aveva amato senza condizioni. Nulla importava ai fini del suo sentimento che non fosse benestante, che non le avesse garantito una vita agiata e nemmeno che fosse un pprovocatore che facilmente si cacciava nei guai (come mi piace quando mi dicono che lo assomiglio!). Lei lo aveva amato. Aveva amato solo lui.
Era rimasta vedova a soli 60 anni e, ci diceva, aveva avuto "occasioni" con altri paesani che si erano proposti come rimpiazzo o forse solo come consolatori di un momento.
Ma no! - diceva lei, vecchietta ottantenne seduta davanti a noi nei suoi ampi abiti scuri che celavano ogni forma e non lasciavano trapelare che anche lei fosse dotata di femminilità - non ero per nessuno. Ma se torna il mio Pierin... eccomi. Sono sempre pronta.
Sono felice di avere avuto questi esempi.
Quanto alla "signorina" deNicolò... io credo di essere una donna niente più che normale. Forse qualcosa di meno.
Però il mio prezzo è più alto del suo.
Io VALGO l'amore. Lei qualche euro (che importa se tanti o pochi se si tratta di vendere me stessa), un monile a forma di farfalla e il disgusto di avere adosso le mani di un vecchio libidinoso, lascivo e schifoso.
Povera Terry.
Magari lei mi annovererebbe fra "le racchie che fanno schifo", ma io sicuramente conto lei fra le poverette che fanno pena...

giovedì 1 settembre 2011

Mabel: la fatica di crescere

Quanto tempo senza scrivere nè fare almeno una comparsa qua e là per "incontrare" i tanti amici di questo mondo...
Certo è un periodaccio per il lavoro e io mi lascio cullare da una sorta di apatia post-ufficio... ma basta come giustificazione?
Eppure qualcosa da dire ce l'ho di certo. Cose belle e cose tristi. La vita che scorre e presenta salite e discese, strette nelle quali rallentare, piazze assolate dove fermarsi e direzioni che volentieri si eviterebbero.
Dai!!! Bando alle ciancie.
Riprendo con una delle mie pseudo-favole.
E' dedicata alla mia nonna della quale domenica 7 agosto, nella piazza del nostro paese di origine, è stata fatta memoria con l'assegnazione di una targa commemorativa per la persona che era e per i gesti, che ben si possono definire "eroici", che compì durante la Grande Guerra.
In Carnia sono state insignite di Medaglia d'Oro le "Portatrici Carniche". Loro rifornivano le bande di Partigiani resistenti di viveri ma anche di bombe e munizioni.
Mia nonna scendeva ogni giorno a valle a prendere il pane per tutto il paese... ma questo non è stato valutato degno di essere insignito di alcunchè.
La gente però sa, nel proprio cuore, che mia nonna avrebbe meritato un riconoscimento forse più delle Portatrici. E io ringrazio di cuore il mio Paese di non volerla dimenticare.
Ecco, intanto, il mio piccolissimo tributo...

Mabel era arrabbiata!
A dirla proprio tutta, era parecchio tempo che Mabel era arrabbiata.
”Colpa dell’età” – la giustificava la nonna quando vedeva che la mamma si innervosiva davanti a quel perenne muso lungo.
“Colpa vostra!” – pensava dentro di sé Mabel, incupendosi ancora di più nel sentirsi così incompresa e convincendosi che la sua famiglia era inadeguata. “Se solo non fossi nata in questo minuscolo paese di montagna” – rimuginava accarezzando distrattamente il morbido pelo del suo cane – “Qui non ci sono prospettive. Io ho bisogno di spazio, di libertà, di stimoli interessanti. Cosa ci faccio prigioniera di questa famiglia nella quale mi sembra che nessuno abbia grandi ambizioni? Come posso emergere nella vita se non riesco nemmeno a farmi notare in questo gruppo di sorelle e cugine tutte troppo somiglianti?”
Mabel alzò per un attimo gli occhi dal libro sul quale li teneva incollati per sottolineare quanto le fossero indifferenti le chiacchiere dei familiari. E in quell’attimo il suo sguardo si incontrò con quello limpido come una cascata d’acqua degli occhi azzurri della nonna.
“Ma guarda questa – pensò Mabel chiudendo stizzita il libro e avviandosi verso la porta per uscire – ha sempre gli occhi che le sorridono anche se ha avuto una vita ben poco allegra. Io proprio non la capisco…”
In effetti la nonna aveva avuto una vita in salita, come quasi tutte le donne del suo tempo nei paesini dei nostri monti.
Un’infanzia fatta di giochi vicino al focolare che presto si doveva abbandonare per dare una mano in casa.
Poca scuola, giusto il necessario per saper fare la propria firma e qualche conto elementare e molto presto un matrimonio che i tempi e le tradizioni volevano il più prolifico possibile. E lei era stata all’altezza delle aspettative: 13 figli.
La famiglia di suo marito era piuttosto benestante ma lei era uscita dalla casa del suocero portandosi appresso solo gli abiti che indossava, i suoi bambini e la sua ottimistica tenacia.
“Ma nonna – le dicevano talvolta anche le sorelle di Mabel – non hai un po’ d’astio per quelli che ti hanno mandata via con le mani vuote?”
E lei diceva che no, non aveva invidie o rancori… tanto siamo destinati a lasciare tutto ciò che abbiamo…
Nei suoi ricordi e nei suoi racconti non menzionava mai momenti di divertimento, anche se non palesava che questo fosse per lei motivo di rammarico.
Intanto i figli diventavano grandi e forse le preoccupazioni superavano le soddisfazioni che le davano. Ma anche su questo non aveva mai espresso rincrescimento o rimpianti.
E adesso che Mabel cresceva, la nonna rivelava uno sguardo di particolare affetto per lei e la metteva quasi in crisi.
In realtà, fin da piccola Mabel rimaneva quasi stupita davanti a certi gesti di questa nonna così frizzante e gioiosa.
Le scorta di caramelle che aveva sempre per i nipoti (perfino per Rufi, il cagnolino di Mabel, che aveva imparato ad infilare il musetto nella tasca del grembiule per cercarle), la pazienza con la quale tacitava le piccole liti che scoppiavano fra cugini, l’entusiasmo con il quale intonava inni religiosi infondendo tutto il suo amore per il Creatore nel canto, la foga con la quale “obbligava” le giovani nipoti a ballare il valzer con lei, la tenerezza con la quale recitava il suo strampalato “Agneli Dei” la sera prima di dormire.
Mabel aveva un ricordo incancellabile nel cuore… che la faceva sorridere nonostante si fosse impuntata ad atteggiarsi ad adolescente tormentata ed infelice. Il ricordo di se stessa piccola che aspettava che nel cielo passasse un aeroplano per urlare “Aeroplano! Buttami giù un triciclo”. Un giorno, la sua sorella maggiore l’aveva mandata a “controllare” l’arrivo della corriera dal paese di fondovalle. E così aveva visto che, seduta nel posto di fianco all’autista, c’era sua nonna con un triciclo nuovo fiammante fra le braccia. Che batticuore mentre correva dietro alla corriera fino alla piazza…
“Uff… – scosse il capo con fastidio Mabel – mi sto rammollendo.
Mabel non ne era consapevole ma, davvero (come aveva detto la nonna), la colpa delle sue inquietudini era solo dell’età.
Mabel non immaginava neppure che la sua famiglia, quella che talvolta guardava di sottecchi sbuffando, avrebbe avuto il merito della donna che sarebbe diventata.
Lei ancora non lo sapeva, ma nel suo futuro, avrebbe ripensato spesso alla sua nonna Amabile. E sarebbe stata orgogliosa di lei.

STAIT ATÊNZ…

Questo, come ogni altro blog, è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo n° 196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al nome, alla persona, all'immagine ed all'onore.
Quindi, se pensate di passare di qua per scrivere "spiritosaggini" a ruota libera, ve ne assumerete anche le eventuali conseguenze. Per parte mia, mi riterrò libera di intervenire se rileverò che si siano superati i limiti dettati dall'educazione e dal rispetto della dignità riconosciuta alle persone... TUTTE!
L'anonimato, evidentemente, non garantisce la copertura assoluta, poichè, eventualmente, la Polizia Postale può richiedere l'elenco degli IP che hanno effettuato l'ingresso al blog.
Sa ti va ben cussì bón… sennò piês par te!!! …tu pós ancje šindilâti: prat denant e selve daûr…

Stiamo insieme da...

Dicevi??? ^-^

37 grazie x 22 PREMI!!!

Sira degli Oedv Presiùs

Sira degli Oedv Presiùs
Grazie Cri!!!

Embè...

Embè...
Piuma nel Vento ringrazia OEdV!

Già! ... anche...

Blog360gradi - L’aggregatore di notizie a 360° provenienti dal mondo dei blog!

Ma certo che NO!!!